Castel San Pietro, provincia di Bologna: Debora Piccinini ed Elena Vanni si sono sposate. Deborah è ragioniera mentre Elena si occupa di informatica. È la prima unione civile in Italia, a poche ore dal decreto attuativo della legge Cirinnà.

In pratica ieri è successo ciò che Adinolfi, Formigoni, Giovanardi e compagnia bella temevano mostruosamente: Deborah e Elena si sono sposate e infatti già oggi probabilmente il prodotto interno lordo nazionale ha avuto un crollo verticale, le casse dello Stato si avviano ad essere prosciugate per pagare medicine e visite oculistiche, le famiglie tradizionali vivono oggi un brivido per il rischio di essere sradicate da queste due coniugi, migliaia di bambini si sono risvegliati deviati e traumatizzati e dio provocherà l’innalzamento dei mari e un turbine di tifoni.

L’apocalisse è nel momento di quelle due che hanno avuto lo stomaco di baciarsi davanti al sindaco. La notizia rimbalzerà sulle televisioni di tutto il mondo, ferirà centinaia di madri di famiglia, provocherà ripetuti conati di vomito in affaticati lavoratori, procurerà un mezzo coccoloni a papa Francesco, provocherà il crollo delle borse internazionali, ringalluzzirà orde di pervertiti, scioccherà i miei bambini, ferirà mia madre, partorirà una lunga fase di instabilità politica e inciderà mostruosamente sul pericolo di attentati.

Oppure semplicemente oggi, Deborah e Elena, sono le protagoniste di una notizia che non merita niente di più che un paio di righe di cronaca e qualche telegramma di felicitazioni. E la normalità della notizia è la fotografia di un allarme ridicolo e patetico. E che Paese banale è questo in cui gli allarmi non fanno nemmeno un mezza notizia quando accadono.

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