Oggi a Philadelphia comincia la convention democratica. Quella che dovrebbe mostrare all’America la faccia di un partito unito. A differenza del partito repubblicano. Da ieri sul sito di Wikileaks compaiono migliaia di email private di sette dirigenti del Democratic National Commitee dale quali si evince come la testa organizzativa del partito guidata da Debora Wasserman Schultz fosse schierata nella competizione tra Bernie Sanders e Hillary Clinton. Un’accusa che la campagna del senatore del Vermont aveva lanciato molte volte durante la sua sorprendente corsa nelle primarie.

La campagna Clinton, ma anche diversi esperti di cybersicurezza delle agenzie di intelligence federali hanno detto che ci sono diversi elementi per ipotizzare che dietro al leak ci potrebbero essere i russi, intenzionati a favorire una vittoria di Donald Trump. Il vice del DNC ha invece detto che chiunque abbia lavorato a favore di qualcuno durante la contesa delel primarie va immediatamente licenziato.

Dopo la pubblicazione delle email, Wasserman Schutlz si è dimessa. Era lei a guidare in maniera verticistica e poco connessa con il resto del partito la macchina che detta le regole delle primarie e organizza la convention e il lavoro sul campo durante la campagna elettorale – il leader del DNC è un po’ l’equivalente di un responsabile organizzazione di un partito europeo. Con una particolarità: da quando Obama è stato eletto presidente, la sua campagna non si è di fatto mai sciolta, strutturandosi in una macchina per promuovere alcune battaglie politiche e indebolendo nei fatti il DNC. La conseguenza è stata un certo isolamento della macchina democratica, una perdita di peso. Ma anche un’autonomia eccessiva, che nel momento in cui si sono organizzate le primarie e Sanders è comparso come outsider di successo, ha pesato.

Sanders, che per mesi aveva chiesto la testa di Wasserman e che chiede una riforma del sistema delle primarie, non può che gioire. E, a dire il vero, ha anche mantenuto un profilo molto sobrio: nel comunicato emesso dopo la rivelazione, ringrazia la capa del DNC per il suo lavoro ma aggiunge che non può più rimanere al suo posto. Il senatore vuole passare all’incasso e non usando toni troppo duri, contribuisce a calmare le acque alal vigilia della convention e ha più forza per contrattare nuove regole del partito che favoriscano la partecipazione.

Il vero problema è però se e quanto la sua base, dopo questa rivelazione, non si rivolterà contro Clinton a Philadelphia. Migliaia erano già in città per manifestare a prescindere. Ora hanno un argomento in più per protestare contro quello che sentono come l’establishment del partito lontano dalla base. La cosa sarebbe un pessimo affare per Hillary che punta a mostare come i democratici siano uniti e pronti a lavorare per l’America – in contrasto con i repubblicani guidati da un populista e divisi in almento tre fazioni in guerra tra loro.

Molto sta a lei e ad altri potenti del partito: sapranno riscrivere le regole con Sanders e la sinistra in maniera da renderle migliori? Se così sarà il senatore del Vermont, dopo aver ottenuto di parlare in prima serata e molte aperture nella piattaforma programmatica democratica, potrà dire di aver davvero contribuito a trasformare i democratici. Altrimenti prepariamoci a un po’ di proteste durante la convention.

Intanto l’ex sindaco di New York Michael Bloomberg è stato annunciato come speaker a Philadelphia.  L’imprenditore dei media economici ha deciso di schierarsi con Hillary dopo la convention repubblicana e la scelte di Tim Kaine come vice. Tra le cose per le quali Bloomberg si è speso ci sono il controllo dele armi, il cambiamento climatico, i diritti uguali per tutti – anche religiosi: da sindaco difese l’idea di una moschea vicino a Ground Zero. I toni usati da Trump alla convention lo hanno fatto propendere per una posizione pubblica. Si tratta di un colpo per Clinton che vuole cattirare gli indecisi: Bloomberg è una figura indipendente, che avrebbe potuto diventare un pericoloso terzo candidato presidente – se avesse deciso di correre, ipotesi scartata mesi fa. Il problema, tornando alla sinistra del partito, è che pur essendo progressista su temi importanti, Bloomberg è un vero amico e alleato di banche e finanza. Tema cruciale e delicato per convincere i giovani di sinistra a votare per Hillary. I prossimi giorni ci diranno che capacità avrà l’ex senatrice candidata a diventare la prima donna presidente, di camminare sul filo, riuscendo a promettere politiche che soddisfino le varie anime del partito.

 

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