«Sono qui come parte di un movimento al quale non avrei mai voluto unirmi». «Hillary non solo ha scelto di parlare con noi, condividere la nostra rabbia e dolore, ma ci ha invitato a essere parte della soluzione del problema. E questo è quel che faremo». Tre donne diverse, ma tutte afroamericane, parlano, altre sei rimangono in silenzio sul palco. Sono le madri di Sandra Bland, Jordan Davis e Trayvon Martin, una morta in cella dopo un posto di blocco, uno ammazzato da un vigilante, un altro «perché ascoltava la musica troppo alta». Ore di urla, tifo, entusiasmo e poi dieci minuti di silenzio e applausi timidi. La convention di Philadelphia ha ascoltato Geneva Reed Veal, Lucy McBath, Sybrina Fulton con le lacrime agli occhi. Difficile non farsele venire: forti, coraggiose, capaci di parlare per invitare a a esprimere un voto. Hillary Clinton ha un debito enorme con queste donne, che ricordano quanto le vite dei neri siano importati come quelle di tutti gli altri, come cercare vendetta sulla polizia sia sbagliato e come per risolvere il problema siano necessarie politiche, idee e impegno. E che per farlo, alla Casa Bianca serve una donna. Sono loro la cosa migliore di Philadelphia fino a oggi, perché chiedono soluzioni a una tragedia che è capitata loro, non cercano voti, visibilità, successo.


«Un anno fa, nel peggiore degli incubi ho guardato la bara di mia figlia andarsene per sempre»

Il discorso delle tre madri, assieme al roll call, la chiamata delle delegazioni, in fondo alla quale (che il Vermont è in fondo alla lista) Bernie Sanders ha chiesto di assegnare tutti i voti delel delegazioni a Clinton e il discorso di Bill, sono i momenti clou della seconda giornata della convention democratica. Sanders, come aveva fatto proprio Hillary con Obama otto anni fa, ha preso la parola dalla platea e ceduto i suoi delegati a Clinton. Un segnale di unità del partito dopo un giorno di fischi e rumoreggiamento dell’arena. Non tutti saranno contenti e alcuni delegati continueranno a urlare “Bernie, Bernie” (come hanno fatto in sala stampa, gridando Walkout, usciamo), ma è significativo che tutti i capi delegazioni degli Stati della campagna di Sanders fossero accanto allo speaker della loro delegazione e facessero il tifo per Clinton. Se lo sforzo di Sanders – che pure ha annunciato che tornerà in Senato da indipendente, quale era fino alla partecipazione alle primarie – pagherà, lo vedremo. Membri mportanti del suo staff sono passati a lavorare per Hillary per cercare di portare a casa voti giovani e della sinistra.

«Chiedo di assegnare tutti i delegati a Hillary  Clinton»
Infine Bill e la nomination storica. Già, perché anche se lo sapevamo tutti da tempi, ieri, per la prima volta nella storia, c’è una donna che potrebbe diventare presidente degli Stati Uniti. È un fatto simbolico, certo, ma alla signora di 102 anni che ha urlato nel microfono i voti del suo Stato per Hillary, deve essere sembrato qualcosa di più.

Bill ha parlato di sua moglie, cercando di presentarla al pubblico americano per l’ennesima volta. Piccoli particolari, una storia di impegno lunga due generazioni. Bill ha parlato troppo a lungo, ma come sa fare «Mi si è avvicinata, “se continui a guardarmi, almeno presentiamoci, sono Hillary Rodham Clinton” …credeteci o no, io, si, proprio io sono rimasto senza parole». Bill ha fatto ridere, raccontato la sua storia d’amore e insistito sul suo impegno per diritti civili, sulla sua storia normale, sulla tenacia di una figura lontana dall’idea di politica potente, ricca, dura. L’idea trasmessa è: Hillary non è brava a parlare, è brava a ottenere risultati e i repubblicani la presentano come un mostro perché la temono. Bill non ha convinto nessuno, ma ha fatto un servizio alla moglie: non ha parlato di sè, della sua presidenza, ma ha fatto quello che fanno le first ladies potenziali: presentare il candidato da un punto di vista diverso. È la prima volta che a farlo è un maschio ed ha un lungo elenco da fare, vita vissuta, battaglie politiche, vita da Segretario di Stato. Bill non avrà reso Hillary simpatica, che non lo è, ma ha fatto quello che lei ad oggi non ha saputo fare, umanizzarla.

«Quelli di noi che hanno alle spalle più ieri che domani, pensano a figli e nipoti, eleggetela per loro»

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