Le vittime di tratta accertate sono 15.846. 1.234.400 sono invece le persone che vivono in condizione di schiavitù o grave sfruttamento, e di questi 1 su 5 è un bambino o un adolescente. Accade in Europa, vittima e protagonista di un fenomeno preoccupante che Save The Children ha registrato in forma di dato e racconto, in un rapporto pubblicato alla vigilia di sabato 30 luglio, la giornata mondiale delle vittime di tratta.

Infanzie spezzate dal traffico, dalla prostituzione, dalle violenze e dal lavoro forzato. Vengono dal Gambia, l’Egitto, l’Eritrea e la Nigeria – i Paesi più coinvolti nel fenomeno migratorio mediterraneo – , ma anche dal Bangladesh, la Nigeria, la Romania, l’Afghanistan, la Somalia e l’Albania. Il mappamondo della tratta e dello sfruttamento minorile ricalca quello delle crisi del nostro tempo ed evidenzia le criticità di un fenomeno che interessa in modo serio anche l’Italia. Canale preferenziale del transito migratorio verso l’Europa, il nostro Paese ospita 129 mila e 600 tra vittime di schiavitù e sfruttamento. 1125 le vittime di tratta, di cui 80 sono minori.

Il fenomeno è però troppo difficile da tracciare e il dato numerico diventa una proiezione, un’ingenerosa approssimazione. La presenza del mercato illegale, all’interno del quale lucrano le organizzazioni criminali e di cui i bambini e le bambine sfruttate sono destinatari, rende difficile avere una lettura onnicomprensiva del fenomeno. Quello che è certo è che i più esposti sono inevitabilmente i minori migranti. Come segnalato dall’Europol, l’Ufficio di Polizia europeo, nel 2015 sono stati 10 mila i minori entrati illegalmente in Europa e poi scomparsi. 6135 soltanto in Italia.

LAVORO MINORILE
La ricerca di una vita migliore per se stessi e per la propria famiglia, spinge bambini ed adolescenti ad affrontare il viaggio da soli. Aiutati, o sarebbe meglio dire intrappolati, da una rete di intermediari – spesso conoscenti o familiari che si arricchiscono su di loro – trovano approdo sul continente europeo e molti si perdono nel racket dello sfruttamento minorile.
Sui destini dei migranti più piccoli pesa l’intrecciarsi del traffico legato all’immigrazione clandestina, alla tratta e allo sfruttamento. Tre fenomeni diversi ma interrelati; il traffico permette l’ingresso, mentre la tratta e lo sfruttamento finiscono con l’esserne la conseguenza diretta. I minori vengono reclutati, trasportati da un Paese ad una città altra d’Europa, e poi sono ospitati con il solo scopo di essere inseriti in un circuito che ne sfrutta le fragilità e le condizioni per il mercato della prostituzione, del lavoro in nero, dello spaccio e della microcriminalità. Che ci sia il consenso delle vittime, poco importa. L’irrilevanza del consenso del minore allo sfruttamento è sancita dall’art. 601 del codice di procedura penale italiano che condanna duramente tutte quelle forme di abuso di autorità che traggono profitto dai soggetti più vulnerabili.

Il rapporto di Save the Children contiene un mosaico di volti e storie che restituisce l’immagine di un fenomeno predatorio composito che dalla partenza all’arrivo si poggia sul sostegno delle comunità di provenienza dei più piccoli. Poco importa se le bambine prostitute siano nigeriane o rumene, ma a Roma nei mercati generali lavorano gli egiziani, che sono mediamente i più piccoli (hanno un’eta compresa tra i 14 e i 17 anni) e a Torino stanno nelle pizzerie o impiegati sui ponteggi edili. I bengalesi invece vengono sfruttati, a Roma come a Napoli, all’interno di piccole attività commerciali e gli albanesi hanno un canale preferenziale nell’accesso alla microcriminalità. Poi ci sono i somali, gli eritrei e gli afghani, quelli che si definiscono come minori in transito e sono i più numerosi. Oltre che i più vulnerabili. Già all’arrivo sulle coste subiscono maltrattamenti e vessazioni continue – vere e proprie torture, scrive l’organizzazione internazionale attenta alle condizioni dei bambini. Vengono veduti come fossero armi o droga. Questo perché in Italia, la tratta dei minori rappresenta il terzo mercato più redditizio della criminalità. I piccoli invisibili sono una merce preziosa per gli offender – termine che designa individui e gruppi criminali che sono soggetti di sfruttamento – che sono praticamente tutti uomini. Il 12% di questi è di origine italiane ed ha un’età superiore ai trent’anni.

Simon Edmunds per Save the Children

Simon Edmunds per Save the Children

Per la prima volta, viene tratteggiato il profilo non solo delle vittime, ma anche degli sfruttatori. Si tratta principalmente di singoli o di organizzazioni nazionali o trasnazionali che hanno cellule disseminate in tutta Europa. Gli sfruttatori individuali hanno con le vittime una relazione affettiva forte in grado di determinare una subordinazione emotiva ed economica che stordisce al punto da rendere poco chiaro lo sfruttamento in atto. Poi ci sono le reti informali, quelle che fanno da ponte tra le famiglie e le comunità presenti nei paesi destinatari di migrazione. Le famiglie sono costrette ad indebitarsi per garantire il viaggio ai propri figli. Questi ultimi arrivati in Europa si trovano costretti a ripagare le insolvenze dei propri familiari entrando così nelle mani delle organizzazioni criminali. Una sorta di domino della disperazione che porta benefici e vantaggi soltanto a quei criminali che gestiscono il controllo del territorio.

In chiusura del rapporto, Save the Children lancia una serie di raccomandazioni per garantire una più facile emersione ed identificazione del problema e una maggiore assistenza alle vittime di tratta: «Finalmente è stato approvato in Italia il primo Piano Nazionale d’azione contro la tratta e il grave sfruttamento degli esseri umani; ora è indispensabile passare all’attuazione del piano, prevedendo specifici interventi per le vittime minorenni», afferma Raffaela Milano, direttore dei programmi Italia Europa dell’organizzazione. Poi conclude: «Per prevenire i rischi di sfruttamento chiediamo inoltre al Parlamento di approvare, senza ulteriori indugi, il disegno di legge sul sistema nazionale di accoglienza e protezione dei minori stranieri non accompagnati, che finalmente ieri ha ripreso il suo iter alla Commissione Affari Costituzionali della Camera dopo un lungo periodo di stallo. Un sistema di protezione organico e diffuso su tutto il territorio nazionale, può rappresentare una risposta concreta per ridurre i rischi di tratta e sfruttamento per i minori in arrivo.»

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