Non c’è pace per la Nigeria. Su quell’unica strada che collega le due principali città dello stato del Borno, raccolto nel nordest del Paese, giovedì  28 luglio un convoglio umanitario dell’Unicef è stato colpito da un assalitore. Andava verso Maiduguri – la capitale – di ritorno da Buma, dove gli operatori avevano appena fornito assistenza sanitaria alla popolazione in disperato bisogno. Il percorso battuto dal convoglio attraversa una regione stremata dalla guerra e dalla gravissima crisi umanitaria che questa ha prodotto nel paese a sud del Niger. Un operatore è rimasto ferito, mentre l’Unicef ha deciso di sospendere gli spostamenti nella regione.

 

Del continente africano, la Nigeria è il grande gigante. Nell’arco degli ultimi due decenni l’economia ha raggiunto livelli di crescita sorprendenti – nel paese del Borno, una delle regioni più violente del Pianeta, il reddito medio è di oltre 5000 dollari l’anno – e il numero dei suoi abitanti, soprattutto quelli più piccoli, è aumentato in maniera impressionante. La Nigeria è il paese con la più vasta popolazione minorile: sono 88 milioni i minori e 30 milioni i bambini e le bambine al di sotto dei 5 anni.
Da grandi numeri, però, grandi criticità. Nel paese centroafricano a detenere le redini della promettente economia è soltanto un 20%, mentre i due terzi della popolazione vive in condizioni di povertà assoluta. Un gigante che porta sulle sue spalle il peso di una gravissima crisi umanitaria e di un conflitto che ha esasperato le già critiche condizioni di vita dei suoi abitanti. Il 90% della popolazione che in Nigeria vive al di sotto della soglia minima di povertà, risiede nel nord est del Paese, quella che del 2014 è sotto il giogo terroristico dalle milizie jihadiste di Boko Haram. Attacchi come quello della scorsa settimana nel Borno sono diventati sempre più frequenti. Per detenere il controllo sulla regione, le milizie saccheggiano, violentano e attaccano quei pochi rifornimenti in grado di alleviare le mortificanti condizioni di vita della popolazione. E’ una guerra disperata e votata alla disperazione, uno degli strumenti, assieme al terrore, usati dalle milizie per imporre il proprio controllo sulla regione. Gli attacchi hanno, infatti spesso come unico obiettivo i civili, costringerli a spostarsi e privarli delle risorse (acqua, cibo, servizi sanitari). In Nigeria i profughi sono oltre 2 milioni e buona parte degli approvvigionamenti vengono dalle agenzie umanitarie che sono continuamente minacciate da Boko Haram con l’intento di costringerle ad abbandonare il territorio.

La decisione delle Nazioni Unite di sospendere gli spostamenti dei propri operatori nelle aeree ad alto rischio del paese rischia, per questo, di paralizzare ulteriormente il delicato equilibrio di forze in campo in Nigeria e di fare il gioco di Boko Haram. L’Unicef, ha però risposto all’attacco annunciando di voler potenziare il proprio impegno sul territorio. «Non possiamo lasciare che questo spregevole attacco impedisca a chiunque di noi di raggiungere quell’oltre due milioni di persone che hanno bisogno di una assistenza sanitaria immediata». Ha dichiarato Jean Gough, portavoce di Unicef Nigeria. L’agenzia, fondo umanitario dell’Onu per l’infanzia, ha richiesto quest’anno 55 milioni di dollari per implementare il proprio lavoro di emergenza. Fino ad ora 23 milioni sono già arrivati e l’Unicef è riuscita a raggiungere oltre due milioni di persone e a fornire servizi di assistenza a oltre 56,000 di quei bambini che in Nigeria sono vittime della malnutrizione.

In totale le potenziali piccole vittime della malnutrizione sono 244mila e uno su cinque rischia la vita. La crisi alimentare che sta colpendo la regione centroafricana potrebbe essere la più devastante degli ultimi dieci anni. Le responsabilità sono sicuramente dei terroristi, ma anche delle autorità governative. Se lo scontro armato tra milizie ed esercito rallenta lo spostamento degli approvvigionamenti e i continui attacchi terroristici complicano il già difficile monitoraggio del numero di persone bisognose di assistenza, il controllo delle forze governative sugli aiuti umanitari e sulle comunicazioni aggrava ancora di più la già critica situazione nigeriana. Nella forbice tra il tentativo di controllo dell’una e l’altra forza, finisce una popolazione sempre più bisognosa d’aiuto e fiaccata da una crisi alimentare che rischia di trasformarsi in carestia, avendo così effetti devastanti ed irreversibili sul territorio e la sua popolazione.

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