“Questo Left è andato in stampa martedì sera alle 23, poche ore prima delle 3.36 di quella maledetta notte. Vi sembrerà un numero alieno. Non c’è traccia di questi giorni, non potrebbe esserci, i tempi di stampa e distribuzione ci hanno tagliato fuori dal potervi raccontare e spiegare il terremoto. Il passato e il futuro che potremmo costruire. Lo faremo. A nostro modo, come sempre, sul prossimo numero. Abbiamo infinitamente sofferto, studiato e pensato. Ne scriveremo, aspettateci”. (Ilaria Bonaccorsi)

Sono tornata centinaia di volte a Roma da sola, per Left. In questi dieci anni non c’è stato tempo o luogo o pensiero che non abbia attraversato per venire da Left. Anche questa volta sono tornata, e mentre tornavo pensavo che era diverso. Che non ero sola. Che quelli che mi aspettavano sarebbero stati mesi nuovi. In cui non era più possibile essere soli. Ci volevate tutti. Volevo chiedervi di tornare con me. Questo è il tempo di essere tutti Left, di farlo insieme. Volevo dirvelo già in treno. Sono mesi importanti, da cavalcare in tanti. Guardavo gli ultimi due numeri estivi, quello sui Ribelli e lo scorso sull’Europa che verrà, laica unita e libera. Ero rimasta appesa alle parole di Pauli quando diceva che “il ribelle è un altruista” e volevo trovare il modo di ringraziare Donpasta per quelle parole su rabbia e ribellione, sui ri-belli come “più volte belli”. «Ecco, la prima caratteristica del ribelle è l’onestà…», aveva scritto. Pensavo a Left insomma e all’onestà, a questi anni e a questi mesi davanti. E all’urgenza di dirvi che non c’è tempo per stare a fianco o dietro. Né in silenzio.

Poi ho trovato una mail per la direzione/redazione di Left. Lapisblu ci scriveva così: «Ho letto con vero piacere il numero dedicato ai “RIBELLI” perché scorrendo gli occhi da una riga all’altra, passando da un articolo all’altro e, chissà perché, seguendo una successione a ritroso, quindi partendo dalla fine, sono andata scoprendo che si stava parlando anche di me… “La logica di un ribelle è arte”, “Il ribelle è un altruista. Pensa solo al bene comune sulla base di un’intuizione”. “Combatte per le opportunità che nessuno vede”…» ci citava a lungo, dicendo di avere trovato se stessa e la sua lunga vita in quelle pagine. «Certo – continuava – non ho l’onore della fama da esibire, almeno per ora», è un’insegnante di lettere di scuola media inferiore, racconta.

Ma «è proprio nell’oscurità di questo sottobosco culturale che ho conosciuto l’impeto della mia ribellione, quando stanca di veder trattare i “minori” come “minorati” dai genitori, dalla scuola, da una qualsiasi altra istituzione, ho cominciato a lavorare per liberarli dal cappio mortifero, trasformandoli in portatori di alta creatività fino ad elevarli al rango di artisti per profondità e originalità ideativa». Ci vuole sfidare, scrive. Con lo stesso impeto: «Mi prendo l’ardire di lanciare a VOI, che ho scelto come interlocutori, il guanto della sfida: perché sono stati scelti come esempi di ribelli solo personaggi famosi? Perché, ad esempio, non ci sono io insieme ai tanti altri che lavorano nascostamente nei sottoboschi culturali del mondo? Eppure tutti sanno che le grandi ricchezze vanno cercate nei luoghi che non sono illuminati dal sole e occorre caricarsi della fatica di scavare in profondità. E allora mi viene da domandare: da quale condizionamento i giornalisti si lasciano limitare, preferendo rastrellare ciò che giace in superficie? Ipotizzo: perché è più facile lavorare con ciò che è noto, facendolo diventare solo un po’ più noto?».

Lo dicevo io che era diverso questo tornare. Che Left siete voi. È Lapisblu. E niente è più dolce per Left che raccogliere il guanto della sfida. Ignorare ciò che è già noto, abbandonare la superficie e scavare in profondità. «Sarebbe bello però, – ci chiede – se voi stessi usciste dal vostro condizionamento per aprirvi a un gesto più audace, rischiando in prima persona proprio come hanno fatto i ribelli, di cui avete parlato, per scavare un pozzo e trovare… l’oro nero. Chissà, forse in quel pozzo potreste trovare me. In fondo vi sto aspettando da molto tempo prima che voi nasceste!». Uscire, rischiare, scavare. «Comunque, se mi avete letto fino a questo momento, siete stati già eroici e in segno di riconoscenza vi do un’informazione preziosa: ho portato alla luce la poesia, che si nascondeva nelle profondità interiori dei miei alunni, gettando nell’indifferenziata i tradizionali sistemi di insegnamento della lingua italiana. Vi auguro buon lavoro e di essere attraversati dallo spirito di ribellione scaturito dall’intuizione creativa». Aprirci a un gesto più audace e trovare l’oro nero. Lasciarsi «attraversare dallo spirito di ribellione scaturito dall’intuizione creativa». Lo dicevo che era diverso. Grazie Lapisblu, a presto.

L’editoriale di Ilaria Bonaccorsi è tratto da Left in edicola dal 27 agosto

 

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