È un affascinante viaggio nella millenaria storia  del Medio Oriente il romanzo di Mathias Enard  Bussola appena pubblicato dalle Edizioni e/o nella traduzione di Yasmina Melaouah. Un’opera-mondo che rintraccia i prestiti e la presenza sotterranea della cultura araba in quella europea. Anche per questo, per il tentativo che Enard ha fatto per  tessere i fili spezzati  del dialogo fra Oriente e Occidente che Bussola ha vinto il premio Goncourt, il più importante in Francia. Lo scrittore, che ha studiato storia dell’arte all’ Ecole de Louvre e oggi è arabista dell’Università di Barcellona,  ha trasfuso la sua passione e la sua profonda conoscenza delle culture del Medio Oriente in questo romanzo coltissimo che si snoda intorno alla storia d’amore fra lo specialista dell’Oriente Franz e la giovane ricercatrice Sarah.  Abbiamo intervistato Enard poco prima della sua partenza per il Festivaletteratura a Mantova dove l’8 settembre  ha incontrato il pubblico nella Basilica Platina di Santa Barbara. Ecco cosa ci ha detto.

“A Palmira ero quindi un po’ a casa, il deserto riecheggiava dei lontani accenti della musica della capitale”, dice Franz ricordando l’Hotel Zenobia, il tempio di Baal, e i resti dell’antica città. Un immenso patrimonio che rischiamo di perdere del tutto a causa dell’Isis?
Palmira è molto importante perché  rapprsenta il punto di incontro fra la Roma antica, la Persia e il mondo arabo. Era una città di commerci, di viaggiatori  e ha sviluppato una civiltà molto particolare mettendo in relazione questi mondi.  Questi incontri fra culture differenti, questo dialogo fra i popoli è ciò che l’Isis  vuole distruggere.

Quali sono le responsabilità dell’Occidente nel aver reso difficile il dialogo con il mondo musulmano e nella sua radicalizzazione?

Oggi mondo la globalizzazione ci mette a stretto contatto.  Francia, Italia, Russia, Iran sono gomito a gomito. Tutti siamo implicati. Abbiamo tutti quanti delle responsabilità verso ciò che sta accadendo in  Medio Oriente, per motivi storici e adesso per quel che avviene sulla scena politica globale. La Turchia è vicina alla Siria, ma i siriani , i rifugiati arrivano fino a Roma. C’è una connessione fortissima. A livello storico, la formazione di Stati come l’ Iraq  e la Siria ha che fare con gli esiti della seconda guerra mondiale. L’Europa e gli Stati Uniti  hanno imposto  la forma che il Medio Oriente  ha oggi. Un secolo dopo vediamo come queste linee  vengono cambiate per la prima volta dal sedicente Stato islamico. Questo molto importante da capire cosa sta accadendo e la  una nuova mappa del Medio Oriente che ne emerge.

“Edward Said era un ottimo pianista”, dice il protagonista di Bussola,  svicolando per non discutere del suo libro più famoso, Orientalismo. Lei la pensa come il protagonista del suo romanzo? Quale è stato il contributo di questo straordinario studioso palestinese?

Edward Said è uno dei pensatori più imprtanti del secolo scorso, perché ha aperto una via di studi, una via per la ricerca, proprio con il suo saggio Orientalismo. Ci ha spinti ad interrogarci sulla relazione fra sapere e potere in Oriente. Certo da  40 anni a questa parte gli studi sono andati avanti, ma il lavoro di Said è ancora un fondamentale punto di partenza.

Cosa pensa di un approccio all’Islam suggerito da un autore controverso come Michel Houellebecq e da  Boualem Sansal con il suo  romanzo distopico, dal titolo 2084, su un futuro totalitarismo musulmano?

Sono due libri molto diversi fra loro. Anzi direi che  non hanno nulla a che vedere l’uno con l’altro. A Hellebeque interessa la Francia. Fa una caricatura della Francia di oggi. E immagina una proiezione di dieci o  quindici anni.  L’islam per lui è un modo per parlare della Francia. Non è l’Islam reale e politico. Quanto a Boulem Sansa, sebbene il suo libro sia stato letto come una favola sull’Islam, in realtà parla di qualcosa di universale. Di come possiamo perdere la libertà, come possiamo rischiare di entrare in un mondo senza libertà, ma anche senza più libri . Un po’ alla maniera di George Orwell. Non riguarda solo l’Islam radicale, ma è una possibilità che vediamo anche in noi come il “grande fratello”, pensando a google a facebook, e queste nuove forme di controllo dell’umanità.

Dopo il Bataclan e gli altri attentati si è diffusa molta paura in Occidente e un’immagine distorta della grande galassia dei Paesi arabi e musulmani. Il suo libro invece ci racconta quanto quel mondo ci abbia dato nei secoli. La nostra ignoranza è amica del terrorismo? La letteratura può aiutarci a combattere la paura e il pregiudizio, la paura?

La letteratura è molto importante se vuoi vedere più lontano rispetto a ciò che dicono le news  in diretta. Il mondo non si conosce attraverso la televisione, ma leggendo. Anche i formati delle immagini dei giornali  oggi sono molto ridotte, danno una visione molto più ridotta del mondo, che è invece è assai complesso e  diverso. Questa diversità si può capire dai libri.

 La foto ritrae Plamira com’era nel 2007. Fa parte della mostra Salvare la memoria, che dopo Mantova dal 15 settembre apre a Milano

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