Aveva 66 anni il rumeno morto lunedì dopo il malore che giovedì scorso lo aveva colpito mentre, con altri connazionali reclutati da una cooperativa rumena, era al lavoro in una vigna di Erbusco. Complici le bizze del tempo e l’estate che solo oggi dovrebbe congedarsi, la vendemmia in Franciacorta prosegue per le ultime battute con temperature che negli ultimi dieci giorni hanno spesso superato i 30 gradi. Caldo torrido e afa fuori stagione stanno insomma rendendo molto difficoltose e sfiancanti le condizioni in cui sono costretti a operare gli addetti alla raccolta dell’uva, molti dei quali arrivano ogni anno nel bresciano dall’Est Europa – e adesso anche da Paesi extracomunitari.
Da qui l’allarme lanciato ieri dai sindacati: Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil ritengono che il malore che ha provocato la morte per infarto dell’operaio, ricoverato in ospedale giovedì e deceduto pochi giorni dopo, possa essere la diretta conseguenza di «ritmi di lavoro sempre più pesanti».
Su Left n.37, Marco Omizzolo aveva scritto di Franciacorta, mettendo in guardia sulle condizioni di lavoro durante la vendemmia. Ecco qualche riga:

Il Franciacorta e i suoi preziosi vigneti simbolo del made in Italy nel mondo devono molto ai tanti lavoratori migranti impiegati ad agosto nella raccolta delle preziose uve. In origine erano braccianti polacchi o rumeni; uomini e donne disposti a vendemmiare per pochi euro l’ora, con contratti facilmente aggirati da pratiche diffuse di sfruttamento, sotto caporale e pagati a cottimo. Pratiche già denunciate da Leonardo Palmisano e Yvan Sagnet in Ghetto Italia (Fandango), insieme al caporalato diffuso e a giornate lavorative anche di quindici ore. Ora però quei lavoratori sono stati sostituiti da indiani e pakistani. Probabilmente l’attenzione mediatica e le denunce di associazioni e sindacati hanno spinto gli imprenditori locali a cambiare strategia di reclutamento: ora chiamano a lavorare migranti già residenti nel territorio. «C’è un cambio radicale del flusso migratorio registrato soprattutto quest’anno», conferma Alberto Semeraro, segretario generale della Flai-Cgil di Brescia. Semeraro va nei campi ogni giorno e racconta che ad agosto è stato costantemente a contatto con i braccianti per cercare di contrastare forme diffuse di sfruttamento “grigio”, quello che aggira le norme dichiarando ad esempio poche ore di lavoro giornaliere sulle buste paga, mentre nella realtà la giornata lavorativa dura molto di più.

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