È basso, è calvo, è solo e onnipotente. L’Ucraina e le Ucraine in Europa, la Siria e le Sirie in Medio Oriente, il Caucaso e il Caos: un uomo solo tiene in mano i destini di queste mappe. Nella finestra temporale delle prossime settimane le date in cui si muove sono due. La prima è l’11 settembre americano: le elezioni Usa e il fantasma del terrorismo islamico. La seconda è il 7 ottobre russo: la guerra di Siria e il giorno del suo compleanno. Quando ha compiuto 63 anni, l’anno scorso, Putin ha segnato 7 reti su 15 ad hockey, giocando in una squadra di professionisti qualificati in una partita contro dei dilettanti. Le telecamere riprendevano, il popolo era in giubilo e il Presidente dello Stato più vasto del mondo ha ovviamente vinto. Quel giorno l’esercito russo avanzava, procedevano più forti dei giorni passati, i raid nella guerra di Siria, ma alla tv, la Russia guardava la partita di Vladimir Vladimorovic. Nel Novecento si sarebbe chiamata propaganda. Oggi si dice storytelling. Happy birthday, Mr Putin.

Questo ottobre e questo compleanno per Putin arrivano difficili e pieni di fronti: tifa Trump in Usa, Assad in Siria, destre in Europa e in Ucraina per la Russia. Cioè per se stesso. Comunque Ottobre in Russia è sempre rosso: è quando si festeggia la rivoluzione di quel sistema socialista a cui Putin ha tolto la falce, tolto il martello e del comunismo ha trattenuto solo i metodi. Il sole dell’avvenire è sparito, ma sono rimasti i suoi servizi segreti.

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