La Grosse Koalition cede il passo, il partito di Merkel affonda e Berlino potrebbe presto sperimentare il primo governo composto da forze di sinistra e verdi. Dopo il voto di ieri per il rinnovo del Abgeordnetenhaus – il parlamento della città-Stato – Spd, Linke e Grünen hanno i numeri per assumere la guida della capitale tedesca, sommando ben 92 seggi.

In un contesto dell’affluenza alle urne in aumento (66,9% contro il 60,2 del 2011), i grandi partiti storici della Germania perdono consensi come mai era accaduto dal dopoguerra: i socialdemocratici del sindaco Spd di Berlino Michael Müller calano di quasi sette punti ma restano la prima forza politica con il 21,6% e 38 seggi, mentre la Cdu di Angela Merkel è il secondo partito con il 17,6 e 31 seggi, ma anch’essa in flessione (-5,7%). I loro 69 seggi sono troppo lontani dagli 81 di maggioranza necessari nel parlamento berlinese, così si fa strada l’ipotesi rosso verde.
Il leader della Spd sigmar Gabriel con un tweet si congratula con il paritto locale e con il sindaco Miller perché – dice – la città resta sociale e umana, ma sta al suo partito adesso decidere se abbandonare la Cdu e cambiare la maggioranza che governa la capitale.

Il primo alleato dell’Spd potrebbe essere Die Linke, che è andata meglio del previsto ottenendo 27 seggi e 4 punti percentuali in più rispetto alle elezioni del 2011, il 15,6%. L’altro alleato potrebbero essere i Verdi tedeschi guidati da Cem Özdemir, che seguono  a breve distanza Die Linke con il 15,2% ottenendo lo stesso numero di seggi, 27. La leader della Linke, Katya Kipping, festeggia la vittoria e fa sapere che farà di tutto per avere una nuova maggioranza “a sinistra” per la capitale tedesca. «Perché – spiega Kipping – penso che in questo Paese non si possa più accettare il divario sempre maggiore tra ricchi e poveri né la crescita del razzismo. Penso che abbiamo davvero bisogno di sviluppare una nuova dinamica sociale. E questo include l’obiettivo di liberare veramente questo Paese dalla povertà».

Le preoccupazioni di Kipping sono rivolte ai populisti della destra xenofba di Afd, Alternative für Deutschland, che entrano per la prima volta nel parlamento berlinese dalla riunificazione delle due Germanie. Prima del voto, il sindaco di Berlino aveva avvertito che un risultato a due cifre di Afd sarebbe stato letto «in tutto il mondo come il segno del ritorno della destra e del nazismo in Germania». Forti ora del 14,1% dei consensi (meno di quanto si temesse ma comunque tanto), i dirigenti di Afd cantano vittoria e annunciano che quella di Berlino è soltanto una tappa di avvicinamento alla conquista del Bundestag. Due giorni prima del voto, a Lipsia è stata incendiata l’auto della leader del movimento di ultradestra, Frauke Petry, che ha subito puntato il dito sulla «violenza della sinistra» e che ora, alla luce del risultato elettorale, soffia sul fuoco e galvanizza i suoi chiedendo le dimissioni di Angela Merkel.

Il sesto partito è l’Fdp, la formazione liberale di centro-destra che con il 6,7% supera a sorpresa lo sbarramento al 5 ed entra nel parlamento berlinese, mai prima composto da così tanti partiti.

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