Diciamo che questo è un invito.
Un invito a venire a vedere con i vostri occhi quello che sta accadendo in una delle zone montane più belle d’Italia, un invito a rendersi conto di quello che è definito uno dei più grandi scempi ambientali in atto ad oggi in Europa.
Le Apuane, quelle per la cui difesa hanno firmato pochi giorni fa un accorato appello di intellettuali come Salvatore Settis, Moni Ovadia, Paolo Maddalena, Tomaso Montanari e molti altri, insieme ad importanti associazioni.
Siamo in alta Toscana infatti, sulle Alpi Apuane.
Vette uniche, rivolte verso il mare.
Vette di marmo conosciuto in tutto il mondo ma vette anche con un ecosistema unico, dove vive, per esempio, il 30% di tutte le specie della flora italiana con 25 proprie solo di questi monti.
Difficile raccontare in maniera semplice cosa sta accadendo, così che possa essere chiaro anche a chi non ne sa ancora niente.
Diciamo che fino a un certo punto della Storia il marmo di Carrara è stato estratto con tempi e modi che premiavano il lavoro impari dell’uomo, il suo coraggio e anche la sua forza rispettando in un certo modo anche la montagna.

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Alpi Apuane, le cave negli anni 60/Ansa

ANNI '60: Alcune immagini storiche dell’estrazione del marmo nelle cave di Carrara. Il marmo di Carrara (per i Romani marmor lunensis, "marmo lunense") è un tipo di marmo, estratto dalle cave delle Alpi Apuane in territorio di Carrara, universalmente noto come uno dei marmi più pregiati. È con i Romani che si sviluppa l’attività estrattiva: Giulio Cesare (48-44 a.C.) rifornì di blocchi di marmo bianco le maggiori costruzioni pubbliche di Roma e numerose dimore patrizie. L'esportazione avviene tramite il porto di Luni, per cui veniva detto marmo lunense. I marmi più pregiati e famosi si trovano in tre canali principali: Canali di Torano, di Miseglia, di Colonnata.

Immagini storiche dell’’estrazione del marmo nelle cave di Carrara/Ansa

Da qualche tempo, invece, quello che viene tolto ai monti “grazie” a macchinari sempre più efficaci è decuplicato in maniera impressionante e viene tagliato e scavato in pochi giorni quanto prima richiedeva settimane per farlo!
Vette cambiano orografia ogni giorno diventando mostruose scalinate, innaturali come vecchi bianchi frigoriferi accatastati uno sull’altro.
Passi montani spariscono, cime spariscono, montagne vengono tagliate come scatole di cartone.
In più sparisce l’acqua. Sì, l’acqua che inumidiva come una spugna questi monti, acqua che gli dava vita scorrendo nelle sue vene naturali.
Acqua prosciugata anche da quei macchinari che tagliano marmo a più non posso.
Insomma… noi che qui ci viviamo, e alziamo gli occhi ogni giorno su questi monti a guardia del nostro mare, vediamo sempre più mutare il paesaggio, vediamo gli scarti sempre più invasivi dei lavori delle cave, vediamo l’acqua dei nostri rubinetti e torrenti inquinarsi, vediamo un territorio violentato come sicurezza idrogeologica perché, se piove, dal monte così frantumato può venire giù di tutto.
Insomma., è stato calcolato che, ormai, ogni anno è tolto dai nostri, e vostri, monti quasi uno stadio di San Siro intero all’anno di marmo. E i monti non ricrescono.
Non ricrescono!
Allora, cosa accade, dunque, a breve?
Accade che da questa settimana la Corte Costituzionale discuterà sulla questione della “proprietà” o meno di una serie di cave di marmo sulle Apuane in base a dei ricorsi fatti da imprenditori del marmo che ne reclamano la proprietà “privata”.
Si dovrà, insomma, in Corte Costituzionale decidere se i nostri monti (patrimonio e paesaggio tutelati dall’articolo 9 della nostra bella Costituzione) siano bene privato di qualcuno che può farne quello che vuole o bene comune, di tutti noi.
Si deciderà anche su una Natura stravolta, su un contesto che ora attua la “privatizzazione dei benefici di pochi e la socializzazione della perdite” per investimenti fatti o decisioni amministrative che nulla, oltretutto, hanno portato e portano a una comunità locale impoverita economicamente, culturalmente e socialmente.
Una comunità colpevolmente tenuta nel ricatto del lavoro intorno al marmo gestito come unica falsa opportunità di vita, né più e né meno come all’Ilva di Taranto, come lo stesso Settis ha detto neanche due mesi fa.
Intorno al mondo del marmo, oltretutto, girano tanti, troppi soldi.
Interessi enormi, “nero” alle cave, logiche di profitto solo personali e favoritismi spesso da chiarire anche a livello amministrativo, inquinamento, distruzione dell’ambiente…
E il marmo? Il marmo che accarezziamo con mano emozionata quando in una scultura, anche grazie alla sua bellezza, ci scalda il cuore?
Scordatevelo.
Pochi lo lavorano qui a Carrara ormai, parte su navi per il mondo e, sempre più spesso, finisce per lo più sbriciolato, polverizzato.
Polverizzato perché diventa prezioso carbonato di calcio, nuova ricchezza che proprio dal marmo arriva.
Sì, il marmo sbriciolato diventa carbonato di calcio e finisce nei nostri dentrifici, finanche nella pasta che mangiamo.
“Scaglie”, si chiamano, detriti. Ci sono cave che tagliano e distruggono montagne solo per polverizzarle, producendo carbonato di calcio. Polvere.
Non è semplice – ve l’avevo scritto all’inizio – descrivere il mondo del marmo e quello che sta accadendo sulle Apuane.
Diciamo che, intanto, sarà importantissimo che da oggi in Corte Costituzionale si inizi a decidere sul fatto che, come recita l’appello firmato giorni fa, “le Alpi Apuane sono una parte importante dell’ecosistema del nostro Paese ed è dovere dei cittadini difenderle”.
Si inizi a discutere del fatto che in base ai principi inderogabili della Costituzione sono Bene Comune e che “in quanto proprietà collettiva, non sono sacrificabili all’interesse di singole imprese che asportano intere parti della montagna, con il solo fine di realizzare enorme profitto per sé, distruggendola in modo irreversibile”.
Tutto questo respingendo “con forza ogni tentativo di privatizzazione delle cave delle Apuane”.
Ecco. Questo ci auguriamo decida la Corte Costituzionale.
Bene, se siete arrivati fin qui a leggere vi rinnovo l’invito fatto all’inizio.
L’invito a venire sulle Apuane, a vedere cosa sta accadendo ma anche a scoprire queste straordinarie vette da cui, nelle giornate limpide, si vede il sole che affonda nel mare mentre tutto diventa talmente rosa che le Dolomiti impallidiscono al confronto.
Nota finale… Anch’io ho firmato questo appello. L’ho firmato con orgoglio come esponente della Fondazione “Antonino Caponnetto”. Siamo tutti convinti in Fondazione che “Nonno Nino” sarebbe stato lì, col suo bastone, in prima linea a difendere un valore così alto, in prima fila nella difesa del Bene Comune.
In prima fila nel difendere sempre tutto quello che abbiamo il dovere di lasciare vivo, rispettato e onestamente amato a chi verrà dopo di noi.
#SalviamoleAlpiApuane

 

ANNI '60: Alcune immagini storiche dell’estrazione del marmo nelle cave di Carrara. Il marmo di Carrara (per i Romani marmor lunensis, "marmo lunense") è un tipo di marmo, estratto dalle cave delle Alpi Apuane in territorio di Carrara, universalmente noto come uno dei marmi più pregiati. È con i Romani che si sviluppa l’attività estrattiva: Giulio Cesare (48-44 a.C.) rifornì di blocchi di marmo bianco le maggiori costruzioni pubbliche di Roma e numerose dimore patrizie. L'esportazione avviene tramite il porto di Luni, per cui veniva detto marmo lunense. I marmi più pregiati e famosi si trovano in tre canali principali: Canali di Torano, di Miseglia, di Colonnata.

Alpi Apuane. Lavori di estrazione negli anni 60. I marmi più pregiati e famosi si trovano in tre canali principali: Canali di Torano, di Miseglia, di Colonnata./Ansa

ANNI '60: Alcune immagini storiche dell’estrazione del marmo nelle cave di Carrara. Il marmo di Carrara (per i Romani marmor lunensis, "marmo lunense") è un tipo di marmo, estratto dalle cave delle Alpi Apuane in territorio di Carrara, universalmente noto come uno dei marmi più pregiati. È con i Romani che si sviluppa l’attività estrattiva: Giulio Cesare (48-44 a.C.) rifornì di blocchi di marmo bianco le maggiori costruzioni pubbliche di Roma e numerose dimore patrizie. L'esportazione avviene tramite il porto di Luni, per cui veniva detto marmo lunense. I marmi più pregiati e famosi si trovano in tre canali principali: Canali di Torano, di Miseglia, di Colonnata.

Le Apuane negli anni 60/Ansa

Immagini storiche dell’’estrazione del marmo nelle cave di Carrara/Ansa

ANNI '60: Alcune immagini storiche dell’estrazione del marmo nelle cave di Carrara. Il marmo di Carrara (per i Romani marmor lunensis, "marmo lunense") è un tipo di marmo, estratto dalle cave delle Alpi Apuane in territorio di Carrara, universalmente noto come uno dei marmi più pregiati. È con i Romani che si sviluppa l’attività estrattiva: Giulio Cesare (48-44 a.C.) rifornì di blocchi di marmo bianco le maggiori costruzioni pubbliche di Roma e numerose dimore patrizie. L'esportazione avviene tramite il porto di Luni, per cui veniva detto marmo lunense. I marmi più pregiati e famosi si trovano in tre canali principali: Canali di Torano, di Miseglia, di Colonnata.

ANNI '60: Alcune immagini storiche dell’estrazione del marmo nelle cave di Carrara. Il marmo di Carrara (per i Romani marmor lunensis, "marmo lunense") è un tipo di marmo, estratto dalle cave delle Alpi Apuane in territorio di Carrara, universalmente noto come uno dei marmi più pregiati. È con i Romani che si sviluppa l’attività estrattiva: Giulio Cesare (48-44 a.C.) rifornì di blocchi di marmo bianco le maggiori costruzioni pubbliche di Roma e numerose dimore patrizie. L'esportazione avviene tramite il porto di Luni, per cui veniva detto marmo lunense. I marmi più pregiati e famosi si trovano in tre canali principali: Canali di Torano, di Miseglia, di Colonnata.

Immagini storiche dell’’estrazione del marmo nelle cave di Carrara/Ansa

ANNI '60: Alcune immagini storiche dell’estrazione del marmo nelle cave di Carrara. Il marmo di Carrara (per i Romani marmor lunensis, "marmo lunense") è un tipo di marmo, estratto dalle cave delle Alpi Apuane in territorio di Carrara, universalmente noto come uno dei marmi più pregiati. È con i Romani che si sviluppa l’attività estrattiva: Giulio Cesare (48-44 a.C.) rifornì di blocchi di marmo bianco le maggiori costruzioni pubbliche di Roma e numerose dimore patrizie. L'esportazione avviene tramite il porto di Luni, per cui veniva detto marmo lunense. I marmi più pregiati e famosi si trovano in tre canali principali: Canali di Torano, di Miseglia, di Colonnata.

Immagini storiche dell’’estrazione del marmo nelle cave di Carrara/Ansa

ANNI '60: Alcune immagini storiche dell’estrazione del marmo nelle cave di Carrara. Il marmo di Carrara (per i Romani marmor lunensis, "marmo lunense") è un tipo di marmo, estratto dalle cave delle Alpi Apuane in territorio di Carrara, universalmente noto come uno dei marmi più pregiati. È con i Romani che si sviluppa l’attività estrattiva: Giulio Cesare (48-44 a.C.) rifornì di blocchi di marmo bianco le maggiori costruzioni pubbliche di Roma e numerose dimore patrizie. L'esportazione avviene tramite il porto di Luni, per cui veniva detto marmo lunense. I marmi più pregiati e famosi si trovano in tre canali principali: Canali di Torano, di Miseglia, di Colonnata.

Immagini storiche dell’’estrazione del marmo nelle cave di Carrara/Ansa

ANNI '60: Alcune immagini storiche dell’estrazione del marmo nelle cave di Carrara. Il marmo di Carrara (per i Romani marmor lunensis, "marmo lunense") è un tipo di marmo, estratto dalle cave delle Alpi Apuane in territorio di Carrara, universalmente noto come uno dei marmi più pregiati. È con i Romani che si sviluppa l’attività estrattiva: Giulio Cesare (48-44 a.C.) rifornì di blocchi di marmo bianco le maggiori costruzioni pubbliche di Roma e numerose dimore patrizie. L'esportazione avviene tramite il porto di Luni, per cui veniva detto marmo lunense. I marmi più pregiati e famosi si trovano in tre canali principali: Canali di Torano, di Miseglia, di Colonnata.

Immagini storiche dell’estrazione del marmo nelle cave di Carrara/Ansa

ANNI '60: Alcune immagini storiche dell’estrazione del marmo nelle cave di Carrara. Il marmo di Carrara (per i Romani marmor lunensis, "marmo lunense") è un tipo di marmo, estratto dalle cave delle Alpi Apuane in territorio di Carrara, universalmente noto come uno dei marmi più pregiati. È con i Romani che si sviluppa l’attività estrattiva: Giulio Cesare (48-44 a.C.) rifornì di blocchi di marmo bianco le maggiori costruzioni pubbliche di Roma e numerose dimore patrizie. L'esportazione avviene tramite il porto di Luni, per cui veniva detto marmo lunense. I marmi più pregiati e famosi si trovano in tre canali principali: Canali di Torano, di Miseglia, di Colonnata.

Immagini storiche dell’’estrazione del marmo nelle cave di Carrara/Ansa

Carrara (Ms) CAVE DI MARMO

Le cave di marmo a Carrara/Ansa

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La cavazione del marmo a Carrara/Ansa

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Marmo di Carrara/Ansa

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