«La disuguaglianza è la caratteristica principale dei popoli latinoamericani ed è la “maggiore minaccia” per la democrazia nel mondo». Pepe Mujica non si stanca mai di ripeterlo. E, nell’epoca del cinismo e della complessità, la semplicità pura delle sue parole suona più che mai necessaria.

Questa volta, l’occasione è il terzo Incontro latinoamericano progressista (Elap). E da Quito, in Ecuador, l’ex presidente dell’Uruguay pone la questione della «gigantesca paralisi delle risorse, che non si possono usare per la vita umana e per le questioni sociali». Ma alla platea, composta per lo più da rappresentanti dei governi e dei partiti progressisti del suo continente, non cessa di richiamare con forza: «Il peggior nemico della Sinistra è la divisione interna, che mai deve essere d’accordo con l’estrema destra ma deve stringere alleanze intelligenti in favore dei processi progressisti». E scomoda la storia europea, per fondare la sua tesi, la Germania di Adolf Hitler e la Spagna di Francisco Franco, Paesi in cui «il conflitto interno tra socialisti, comunisti e anarchici fu molto più forte della lotta contro il fascismo».

Mentre il suo continente vede i governi progressisti – proprio quelli che gli siedono davanti a Quito – cadere uno a uno sotto i colpi di stato più o meno bianchi, Mujica, sente l’esigenza di appellarsi alla «necessaria unità nella diversità della sinistra con una sana prospettiva». E insiste sull’importanza del ruolo della militanza e dei partiti come strumenti che esprimono le volontà collettive e che non devono essere trascurati quando si arriva al potere. Prende come esempio l’Argentina dove «non ha vinto Macri ma ha perso il giustizialismo, nonostante avesse una larga maggioranza, con i conflitti interni lo hanno indebolito, fatto a pezzi».

«Vivere in funzione di ciò che si pensa e condurre una vita che rappresenti le idee per le quali ci mobilitiamo». Questo in poche, chiarissime, parole è la strategia di Pepe. Semplicità e coerenza, così del resto lui ha costruito la sua immagine oggi quasi leggendaria. Ricordate la foto del presidente Mujica in fila all’ospedale? Perché la lotta, insiste, non è «per un pezzo di potere o per sedersi su una poltrona, la lotta strategica è per il cambiamento culturale. E va bene che la destra coltivi la sua immagine, ma noi non dobbiamo coltivare quella immagine. Dobbiamo vivere come vive l’immensa maggioranza dei nostri popoli, la questione dell’immagine è una forma di comunicazione e di rispetto». L’autore di La felicità al potere – «Veniamo alla luce per essere felici» – anche stavolta non manca di tenere al centro l’Uomo: «La natura umana è svilita dal denaro», dice Pepe, «tuttavia non è colpa del denaro. La colpa della debolezza umana è del valore che diamo al nostro potere d’acquisto».

A provocare la disuguaglianza, poi, c’è la brutta tendenza alla delega assoluta: «Qualcuno crede che ci siano classi superiori, che, anche con le migliori intenzioni, siano loro le classi dirigenti e pensano che i lorsignori debbano governare per organizzarci la vita. Oggi un’ottantina di signori possiede quanto la metà dell’umanità, dunque questo problema della disuguaglianza è che il tasso di crescita del capitale sia più importante del tasso di crescita del capitale globale dell’economia sono le minacce più feroci per la democrazia nel mondo intero. Abbiamo visto comparire soggetti economici con tali dimensioni da pesare più degli Stati, ma che possiedono il vantaggio di non avere una bandiera, né un inno né vergogna… però accumulano e continuano ad accumulare».

Mujica mette in guardia sul fatto che il commercio delle imprese multinazionali cresce più del commercio interno. «L’economia sta crescendo a scossoni ma molto di più cresce la concentrazione della ricchezza». La disuguaglianza «è la caratteristica contemporanea più forte ed è la minaccia più grande per la democrazia nel mondo perché i governi devono farsi carico del peso delle lobby impegnate nella concentrazione del capitale». E la speculazione non trova ostacoli: «Dobbiamo porre un freno a questo sistema o l’umanità potrà vivere il crepuscolo della democrazia. Le nostre repubbliche possono trasformarsi in reliquie» ancora prima che questa sorte tocchi le multinazionali, continua.

Nel lungo discorso, Mujica non si risparmia. E considera anche le prossime Presidenziali Usa. Ci sono nordamericani che voteranno per Trump, avverte: «È la stanchezza della classe media statunitense», avverte. E ricorda il caso dei lavoratori metallurgici negli Stati Uniti, che continuano a guadagnare «quanto guadagnavano i loro nonni».

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