Il generale Rasul Omar Latif è il comandante generale dei peshmerga curdi al fronte a sud di Kirkuk, nell’Iraq centrale. Quando lo incontriamo nella base K1 (che sta per Kirkuk 1), all’intervista presenzia anche un suo omologo del ricostituito esercito regolare iracheno. Segno della nuova unità pretesa dall’Occidente col comando unificato, ma forse anche della mai sopita diffidenza reciproca. «Qui con noi ci sono anche le forze speciali italiane – rivela non appena gli viene spiegata la nostra nazionalità – in totale una quindicina di uomini che coordinano le operazioni al fronte».

Stando a questa dichiarazione, a differenza di quanto sostenuto ufficialmente dal nostro governo, il nostro Paese qui in Iraq non si occuperebbe soltanto dei bombardamenti e dell’addestramento ma sarebbe impegnata anche direttamente sul terreno. Una conferma indiretta della presenza di militatri italiani al fronte, ma persino oltre le linee nemiche, viene da una nuova missione che vedrà impegnata l’Italia a seguito di una specifica richiesta degli Stati Uniti. «Nell’aeroporto di Erbil, capitale del Kurdistan iracheno, il nostro contingente sta per sostituire gli americani nella Recovery Personnel, che serve proprio a recuperare il personale rimasto isolato sul terreno anche in aree potenzialmente ostili», ci rivela un militare italiano che chiede l’anonimato. In totale, si tratta di circa 130 militari dotati di 8 elicotteri: 4 NH90 da trasporto e altrettanti elicotteri A 129 Mangusta, le cosiddette cannoniere volanti, adoperati come scorta per quelli da evacuazione. Ma a cosa servirebbe una missione del genere se la coalizione non fosse impegnata direttamente sul campo?

Tornando al generale Latif, sotto il suo comando ci sono ben 23.000 peshmerga, ormai diventati le forze armate della Regione autonoma del Kurdistan iracheno.
La linea del fronte dista appena 20 minuti dal centro di Kirkuk, lungo la strada che porta a Tikrit, altro centro da poco liberato, nonché città natale di Saddam Hussein. Ora è assestata una manciata di chilometri dopo un canale artificiale le cui sponde hanno a lungo segnato in quest’area il confine tra Daesh e il resto dell’Iraq. Anche qui, negli ultimi mesi, i peshmerga sostenuti dalla coalizione internazionale – ma addirittura da diverse altre milizie o gruppi paramilitari (c’è chi dice addirittura quelle sciite e il Pkk) – sono riusciti a far avanzare la linea del fronte. Tanto da essere l’unico in questi giorni davvero attivo: da qui col binocolo vedi sventolare la bandiera nera del Califfato.

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