Sposate a forza e prima di diventare donne, tenute lontane dalle scuole, più povere e persino selezionate (nel senso di abortite) prima della nascita. Oggi è la V Giornata Internazionale delle Bambine e delle Ragazze proclamata dall’ONU e i dati diffusi dalle agenzie Onu e da altri centri studi e Ong non sono allegri.

A quanto riporta il dossier “Women, Business and the law 2016: Getting to equal” del World Bank Studyci spettano altri cento anni di iniquità tra uomini e donne, se manteniamo i trend attuali, contrariamente a quanto promesso dall’Agenda 2013 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile.
Benché le donne stiano conquistando sempre più spazio nei discorsi pubblici e in politica, collezionando le sue icone contemporanee, come la celebre giovane Malala Yousafzai – che a 17 anni ha ricevuto il premio Nobel per la pace  -, questa giornata dedicata alle bambine diventa l’occasione per fare il punto sulle battaglie che il genere femminile deve ancora affrontare. 

Secondo Save the Children, più di 700 milioni di donne al mondo si sposano prima dei 18 anni e una su tre lo fa prima dei 15 anni, per motivi di povertà, violenza sessuale e per convenzioni sociali. In questa classifica l’India risulta in testa con il 47 per cento delle ragazze sposate prima dei 18 anni (24, 5 milioni in tutto), seguita da Afghanistan, Yemen e Somalia, dove spesso le bambine meno abbienti diventano mogli a dieci anni. Il legame tra matrimonio precoce e povertà risulta evidente nei dati sulla Nigeria, dove il 40 per cento delle ragazze povere si sposa prima dei 15 anni, diversamente dalle coetanee benestanti che raggiungono a stento il tre per cento.

epa05211323 A primary school girl writes on a board at the Eastview School in Caledonia, Harare, Zimbabwe, 14 March 2016. Students most of whom their parents are low income earners and informal traders, learn under very poor facilities. EPA/AARON UFUMELI

 

La mortalità materna è – dopo il suicidio, che le donne tentano tre volte in più rispetto agli uomini – la maggiore causa di morte tra le adolescenti tra i 15 e i 19 anni, tanto che 70,000 giovani donne muoiono di parto o di complicazioni durante la gravidanza ogni anno prima di aver compiuto 18 anni. Secondo i dati dell’UNFPA (United Nations Population Fund), la selezione prenatale a sfavore delle femmine ha provocato l’aborto di 117 milioni feti femminili nel 2010, soprattutto in India e in Cina, che al momento sono i paesi più popolosi del mondo ma anche i più maschili a causa della selezione delle nascite. Un dato sbilanciato verso i paesi in via di sviluppo è anche anche quello della morte per parto, che nel 99 per cento dei casi riguarda donne provenienti da aree povere del mondo, per un totale di 287 mila all’anno. Un aspetto che rende più fragili le ragazze rispetto ai loro coetanei maschi è la mutilazione degli organi genitali, praticata soprattutto nei paesi del continente africano (Somalia, Guinea, Gibuti, Egitto, Eritrea, Mali, Sierra Leone, Sudan), dove più di 200 milioni di bambine e donne che vivono oggi sono state infibulate in 30 paesi, mentre 86 milioni nate tra il 2010 e il 2030 dovranno subirla.
Anche sul fronte HIV/AIDS le donne sono più a rischio degli uomini, con il 60 per cento in più di possibilità di contrarre il virus, soprattutto a causa di violenze sessuali.

epa05225109 Afghan school girls attend a class at a makeshift camp due to lack of proper school buildings, in Herat, Afghanistan, 22 March 2016. Although the Afghan Government and foreign NGOs have taken initiatives to enroll school children across the country, millions of children of school age remain deprived of education and illiteracy is still widespread. EPA/JALIL REZAYEE

La difficoltà ad accedere al mondo del lavoro è un altro indice rilevante nell’analisi della condizione femminile oggi: 155 paesi al mondo applicano leggi restrittive nei confronti delle donne sul piano delle libertà civili, compreso il lavoro. In 32 paesi le donne devono chiedere il permesso ai mariti o ai figli maschi per  avere il passaporto e per poter viaggiare, mentre in 19 paesi le donne devono, per legge, obbedire al marito su ogni fronte. Il paese che possiede il più alto numero di leggi contro la libertà femminile è l’Arabia Saudita (ne ha 29), seguito da Giordania (25), Iran, Afghanistan , Yemen, Sudan, Iraq e Siria con 19 leggi; in Europa la media è 2 (anche in Italia), mentre in Canada, Perù e Messico non ce sono affatto. Le restrizioni a scapito delle donne riguardano anche l’accesso delle bambine alla formazione scolastica: nei paesi arabi il 60 per cento delle bambine non frequenta la scuola, e benché la scolarizzazione mondiale negli ultimi anni sia aumentata (duplicandosi), questo dato è rimasto invariato dal 2000. ll lavoro infantile, invece, riguarda ancora 168 milioni di bambini nel mondo, la cui metà è coinvolta nel giro della prostituzione, soprattutto se si tratta di bambine tra i 5 e gli 11 anni.

Un dato allarmante riguarda anche le bambine e le donne che affrontano un viaggio migratorio, che nell’80 per cento finisce sul mercato della prostituzione europeo, dopo un viaggio in cui nel 90 per cento dei casi hanno subìto violenze e abusi.

Per quanto riguarda l’Italia, in occasione di questa giornata, la onlus Terre des Hommes ha lanciato la campagna #Indifesa accompagnata da un rapporto sulla condizione delle giovani donne. L’analisi registra in Italia un aumento drammatico della pornografia minorile, in aumento del +543 per cento, che colpisce nell’80 per cento dei casi giovani donne e bambine; in aumento risultano anche gli atti sessuali contro i minori di 14 e di 16 anni da parte di parenti stretti e affidatari (in aumento del +148 per cento): nel 2015 le vittime di abusi sono state 411 e nel 78 per cento dei casi si tratta di ragazze. Ma i nemici più feroci delle bambine e delle giovani donne, dice il rapporto, sono i coetanei maschi: secondo i dati del Ministero della Giustizia i maschi minori condannati per violenze sessuali sono 817 , mentre 267 sono i minori responsabili della pornografia e della prostituzione minorile.

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