Una storia che non andrebbe nemmeno scritta per quanto è banale, ma in questa epoca di iperboli dentate, pur di raccattare qualche voto vale la pena scriverla, ripeterla, moltiplicarla, ritagliarla e tenersela in tasca perché la deriva che sbava dalle bocche dei Trumpini di casa nostra merita lezioni anche se per le persone normali queste sono notizie che non lo erano.

I fatti, quindi: Jaber Albakr, ventiduenne siriano di Damasco sospettato di avere forti legami con l’Isis, riesce a scappare dalla polizia che aveva preparato un’irruzione nel suo appartamento a Chemnitz. La notizia rimbalza in breve tempo su tutte le testate internazionali e l’ipotesi che Albakr stesse progettando un attentato aggiunge il pepe che serve per rendere la vicenda abbastanza pop.

Il terrorista ha sperato di poter trovare rifugio presso alcuni connazionali a Lipsia. Anche lui, evidentemente, crede che il mondo si divida per razze, nazioni e religione. E invece no. I due rifugiati hanno pensato bene di invitare Albakr nel loro appartamento per poi immobilizzarlo e farlo comodamente arrestare dalla polizia.

I due siriani che hanno reso possibile l’arresto sono siriani e ovviamente rifugiati. Uguali al terrorista secondo gli occhi miopi di qualcuno; in realtà diversi come sono opposti i buoni ai cattivi, gli illegali rispetto a quelli che stanno nelle regole, gli integralisti così anomali per gli equilibrati.

I rifugiati ieri, per dire, ci hanno protetto. Loro.

Buon mercoledì.

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