«La vita adulta di una donna non inizia più con il matrimonio». Lo scrive Rebecca Traister parlando delle donne americane. Le donne scelgono, racconta. E lo fanno qualunque sia la loro fascia sociale, il colore della loro pelle e il loro credo politico. Che siano repubblicane o democratiche insomma. Banalità? Non proprio se ci pensate. Immaginarsi mondialmente libere di scegliere se, come e quando avere dei figli. Quando, quante e con chi avere delle relazioni affettive non è banale. Per niente. Ancora oggi, Save the children racconta di più di 700 milioni di donne al mondo costrette a sposarsi prima dei 18 anni (una su tre prima dei 15 anni), per motivi di povertà, violenza sessuale e convenzioni sociali.
Leggere che gli Stati Uniti d’America sono «stati costruiti sulla differenza razziale e sulla schiavitù, e sul ruolo sussidiario e accessorio della donna relegata al lavoro domestico» e che «la legge sul matrimonio e la legge sulla schiavitù sono connesse» perché, anche se regolano questioni diverse, «c’è qualcosa che lavora in tandem, infatti il controllo di gruppi sociali considerati sussidiari (come gli afroamericani e le donne) avviene attraverso il controllo delle loro funzioni riproduttive» è illuminante di tanta discriminazione. Difficile con una cultura così, racconta sempre la Traister, liberare non solo gli schiavi ma anche le donne bianche dal matrimonio con gli uomini bianchi, perché avrebbero potuto amare gli schiavi e mischiare le razze… e leggere che invece oggi in America più del 50% delle donne bianche, nere, asiatiche, ricche, povere, non è sposata. Che non significa essere contro il matrimonio o contro gli uomini, ma semplicemente avere la possibilità di scegliere un’infinità di differenti opzioni, tutte caratterizzate dal non essere confinate nell’istituzione matrimonio. La stessa cosa accade in Italia, in Sud America, in Asia. È un fenomeno globale e una rivoluzione, dice la giornalista, perché tutto è già cambiato. La vita delle persone è già un’altra, ed è ora che «i governi ne tengano conto e facciano buone leggi». Il futuro è femmina. La donna non è più solo madre e moglie. E Hillary Clinton è quasi presidente. Importante, liberatorio quasi per gli Usa. Cambierà persino il volto del potere, ci racconta la Traister.
E noi? Anche da noi Chiara Saraceno ci spiega nel suo modo asciutto, razionale, che molte donne vogliono avere una vita indipendente a tutti i livelli. Perché oggi «il matrimonio non è visto come l’onnicomprensiva forma di realizzazione di sé» e che questo fenomeno è espressione del legittimo desiderio di mettere alla prova le proprie capacità al di fuori della relazione di coppia. Ma che anche e ancora, qui da noi, è «una forma di autodifesa, per poter negoziare compromessi meno asimmetrici e scontati nel caso si decida di formare una coppia e, non sia mai, avere figli». Autodifesa necessaria in assenza di buone leggi. Anche di questo parliamo, anche di questo si legge nel libro della Traister. Ci vorrebbero buone leggi. E da noi non se ne vedono da tempo. Annaspiamo tra pessime leggi sulla Buona scuola e ridicoli Fertility day. Brucia ancora oggi il voto negativo sulla maternità surrogata del Consiglio d’Europa. è dura, è lunga, ma il futuro passa da lì. Dalla realizzazione dell’identità delle donne. The future is female, scrivono sulle magliette.

Ps. Noi in questi giorni siamo a una festa. Tre giorni alla Città dell’Altraeconomia di Roma per spiegarvi il No alla riforma costituzionale proposta da Renzi e Boschi. Perché ci sono leggi che liberano e leggi che intrappolano. Che rendono prigionieri di un potere che si nutre di potere e non nutre noi. Leggi per gli altri e per la loro vita. E leggi contro gli altri. E contro la loro vita. Così, anche su questo numero abbiamo provato a raccontarvi delle calunnie, e delle riforme che avremmo potuto fare.

Ne parliamo su Left in edicola dal 15 ottobre

 

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