Che gli economisti internazionali siano particolarmente interessati all’Italia e alla sua relazione con la moneta unica è ormai un dato di fatto.
In un’intervista rilasciata al quotidiano Die Welt, Hans-Werner Sinn, uno dei più noti economisti tedeschi, nonché ex-direttore del prestigioso centro di ricerca, Institut für Wirtschaftsforschung (Ifo), ha parlato della crisi dell’Euro e dell’Italia. E non ha usato mezzi termini.
Rispetto alla moneta unica, Sinn ha detto: «L’Euro ha fallito in maniera clamorosa. Doveva essere un progetto “di pace”, ma ha portato soltanto divisioni tra i Paesi dell’Ue [… ] Tra dieci anni, l’Eurozona non esisterà più come la conosciamo oggi: la moneta unica non tramonterà, ma singoli Paesi si sganceranno dal sistema».
Se c’è un luogo che, secondo Sinn, rappresenta meglio degli altri i problemi che l’Euro ha portato con sé, questo è il Belpaese: «La probabilità che l’Italia rimanga parte dell’Eurozona diminuiscono di anno in anno. Il Paese non riesce a scendere a patti con la moneta unica. L’economia è poco competitiva e non sono state prese misure serie per porre rimedio al problema […]. Dal 1995 l’economia italiana, in quanto luogo di produzione, ha perso il 42 per cento in termini di competitività rispetto alla Germania».
Secondo Sinn, le conseguenze dello scarso spirito di adattamento dell’Italia sono davanti agli occhi di tutti: «L’industria produce il 22 per cento meno rispetto ai livelli pre-crisi, il numero di imprese che falliscono aumenta costantemente, la disoccupazione giovanile è praticamente al 40 per cento». Poi conclude: «Mi chiedo veramente quanto l’Italia riesca ancora a sopportare l’Euro».
La soluzione sarebbe sganciarsi dalla moneta unica? No. Sebbene l’economista tedesco tracci un panorama oscuro per l’Italia, non si augura un’uscita dall’Euro. Eppure Sinn rivela che, già nel 2011, Silvio Berlusconi avrebbe «iniziato negoziazioni segrete per un’uscita dalla moneta unica». Il motivo? «Berlusconi e altri rappresentanti dell’economia italiana non vedono alternative per il Paese».

Insomma, se qualcuno si lamenta per i toni negativi che si usano in Italia quando si parla di economia, non è che all’estero vada molto meglio. L’ex direttore dell’Ifo non è infatti il primo a vedere di cattivo occhio il nostro Paese nell’Euro.

Qualche settimana fa, sulla stessa Die Welt, si era pronunciato in termini simili il premio nobel, Joseph Stiglitz. I due economisti si trovano però agli antipodi per quanto riguarda la definizione di una cura per l’Eurozona: se Stiglitz è un convinto keynesiano, Sinn è noto per le sue posizioni neo-classiche e liberiste.

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