Stanotte l'ultimo confronto televisivo: Trump all'attacco sulle email e sulle "elezioni truccate", ma in enorme difficoltà nei sondaggi. Moore presenta Trumpland, il suo instant-movie

Donald Trump arriva al terzo e ultimo dibattito accusando il mondo di frode elettorale: i segnali, twitta da giorni, ci sono tutti, queste saranno elezioni truccate. E il partito repubblicano non fa nulla per impedirlo. Di nuovo siamo all’io contro tutti, avversari e presunti amici. Il milardario newyorchese sembra il prodotto di un complotto per dividere e distruggere il partito repubblicano: in questi giorni sono molti quelli che prendono le distanze e, al contempo, molti nella base che credono alle sua sparate. Come quella di chiamare a raccolta degli osservatori ai seggi, che se si paleseranno, serviranno da strumento per impaurire i membri delle minoranze e non farli andare a votare.

Donald Trump e Hillary Clinton si sfidano su Fox News in diretta da Las Vegas e ancora una volta ne vedremo delle belle. E domani parleremo tutti degli attacchi del miliardario repubblicano a Hillary. Da due giorni i media Usa sono pieni della vicenda relativa al tentativo di scambio di favori tra Fbi e Dipartimento di Stato sulla possibile secretazione di una mail di Clinton al tempo in cui era Segretario di Stato. Un funzionario del Dipartimento ha promesso favori a uno dell’Fbi in cambio di quella secretazione e visto che l’argomento più forte per i repubblicani contor Hillary e il suo essere qualcuno di cui non ci si può fidare, proprio a partire dalle mezze verità dette sulla vicenda del server di posta privato usato al tempo in cui era il capo della diplomazia, la nuova rivelazione servirà a restituire vigore a quell’argomento.

Trump è in gran difficoltà: un sondaggio Survey Monkey/Washington Post sui 15 swing states mostra come la strada verso la vittoria sia strettissima: solo in Ohio, Nevada, Arizona, Florida e Texas Trump è in vantaggio. Ma attenzione: la sola ipotesi che Arizona e Texas possano passare ai democratici era fantascienza sei mesi fa. E altri sondaggi di questi giorni assegnano a Clinton la vittoria in Ohio e Florida. Per vincere, Trump dovrebbe conquistare tutto quel che è in bilico e poi anche la Virginia, dove il suo ritardo è enorme. Per questo la vicenda delle mail sarà al centro di un dibattito che probabilmente, per la terza volta, finirà con l’essere più un tentativo dei due candidati di dipingere l’avversario come un pericolo che non convincere gli elettori di essere un potenziale ottimo presidente.

Un ulteriore segnale di come la vicenda dei commenti sessisti del repubblicano sia stata disastrosa per lui è un sondaggio che segnale come gli elettori che hanno figlie (e solo figlie) siano molto più propensi a votare per Hillary (58% contro il 47% di media). Bene anche tra i non genitori, che nella maggior parte dei casi significa probabilmente giovani.

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Intanto Michael Moore ha deciso di entrare nella tenzone a modo suo. Ieri a sorpresa ha invitato i newyorchesi all’IFC, un’istituzione del cinema indipendente americano a downtown Manhattan, dove si proiettava Trumpland, un instant-movie che contiene uno spettacolo registrato dallo stesso Moore a Wilmington, in Ohio, dove alle primarie il candidato repubblicano ha fatto il pieno di voti.Nel teatro dove Moore parla sono raccolti spettatori pro e anti Trump e nel film si mostrano le differenze nel pubblico, la sua freddezza ad alcune battute del regista di Farenheit 9/11.

L’idea di Moore è di proiettare il film in più posti possibile per parlare e far parlare di Trump. Ma non solo: il regista di Flint, la cittadina dove quest’anno si è scoperto che l’acqua era piena di piombo, si lancia anche in una difesa di Clinton, mostrando immagini della sua vita e chiedendo al pubblico di Wilmington: «Cosa odiate di più di lei» (risposte: Bengasi, le mail, non è credibile»). A sorpresa, insomma, Moore, che ha sostenuto Sanders, non solo lavora contro Trump, ma anche a favore di Clinton. Che dovrà molto alla sinistra se verrà eletta (Sanders ed Elizabeth Warren stanno battendo gli Stati per lei difficili).

All’IFC di Manhattan c’era ovviamente tanta gente (la fila qui sotto) e l’obbiettivo e di far vedere il film a più gente possibile. Stanotte, intanto, in milioni guarderanno l’ultimo confronto Tv. Trump farà Trump e Clinton dovrà ancora una volta difendersi per le email.