«La ricerca è libertà. La ricerca della conoscenza, però, non può essere confusa – alcuni lo fanno ad arte come forma di censura subdola – con alcune assurdità, anche criminali, che la Storia ci ha proposto. La censura della conoscenza, anche della conoscenza degli errori, è un crimine contro l’umanità. Per questo “libertà di ricerca e censura” devono vivere su due piani che non si incontrano mai, a meno di saltare da un piano all’altro. Alla libertà si associa sempre la responsabilità così come all’incomprimibile sete di conoscenza segue la proiezione tecnica della conquista conoscitiva. Quest’ultima può e deve essere discussa dalla società per individuare il miglior utilizzo di una scoperta. Nel rispetto di ciascuno, nell’interesse di tutti». Risponde così Elena Cattaneo, scienziata e senatrice a vita, a Federico Tulli su questo numero di Left.

L’argomento è quello del nostro speciale dedicato allo stato di salute della ricerca in Italia: “Quando la ricerca diventa reato”. E raccoglie tra le storie il grido d’allarme della comunità accademica raccolto da Viola Brancatella: «Qualcuno vuole imbavagliare chi racconta i conflitti sociali». Censure, autocensura, stop ai finanziamenti, criminalizzazione di alcune ricerche, il quadro è cupo. E la ribellione è forte. La Cattaneo è chiara: la ricerca è libertà, la censura della conoscenza è un crimine contro l’umanità, la censura non deve mai incontrare la ricerca e la conoscenza/libertà è sempre responsabilità. Di tutti e per tutti.

Ma proviamo per un attimo ad applicare il pensiero della Cattaneo a quello che abbiamo vissuto e discusso lo scorso fine settimana alla Festa per la Costituzione organizzata dal Comitato per il NO alla riforma Renzi-Boschi. Mettiamo a confronto Michele Serra, autore di un’Amaca oramai nota alle cronache del NO, con la scienziata. «Gli appelli a votare “nel merito della riforma” sono nobili e giusti, ma vani. Solo una piccola minoranza di italiani avrà la competenza e la voglia di farlo, e sarebbe sbagliato biasimare chi non lo farà: ci sono materie che competono gli esperti e i nostri rappresentanti eletti, e chiedere alla casalinga di Voghera e al barista di Trani di pronunciarsi sul bicameralismo imperfetto è puro sadismo», ha scritto Serra. «La censura della conoscenza, anche della conoscenza degli errori, è un crimine contro l’umanità», ha scritto la Cattaneo. Tutto fa pensare che la scienziata non approverebbe la selezione (come altro potremmo definirla? Censura della conoscenza? Poca stima? Giudizio? Pregiudizio? Persino una velata forma di razzismo?) fatta dal giornalista e scrittore. È irresponsabile la Cattaneo? Ha poco rapporto con la realtà? è troppo fiduciosa nella ricerca della conoscenza di tutti? È realistico che alcune materie le trattino solo gli esperti?

A me non sembra, perché poi aggiunge: «Alla libertà si associa sempre la responsabilità così come all’incomprimibile sete di conoscenza segue la proiezione tecnica della conquista conoscitiva». Al dibattito della scorsa settimana alla Città dell’Altra Economia, un esperto, il costituzionalista Massimo Villone, di “proiezioni tecniche” di questa riforma costituzionale Renzi-Boschi ne ha illustrate parecchie: chi, nella pratica, saranno i senatori; chi, nella pratica, non sarà più rappresentato; cosa, nella pratica, cambierà nella vita della casalinga e del barista. Salute, istruzione, acqua pubblica, tutela del territorio. E anche, quale, nella pratica, l’obiettivo di questa riforma. Silenziare il dissenso. Interno e dal basso. Normalizzare il Paese. E non vi ricorda quell’urlo degli accademici? Meglio che nessuno racconti più di conflitti sociali.

La scienziata pensa diverso e lo dice: «Quest’ultima (la conquista conoscitiva) può e deve essere discussa dalla società per individuare il miglior utilizzo di una scoperta». La società dunque, che ad oggi – lo sa anche Serra – comprende anche la casalinga e il barista, può e deve discuterne. Perché l’obiettivo è il miglior utilizzo di una scoperta. E perché e per chi?

Serra ha scritto «che la maggioranza andrà a votare pro o contro Renzi» perché della Costituzione la maggioranza non può sapere. La Cattaneo, invece, ritiene che ogni «conquista conoscitiva» è «nel rispetto di ciascuno. Nell’interesse di tutti». E «la censura della conoscenza, anche della conoscenza degli errori, è un crimine contro l’umanità». L’umanità, sarà questo il problema.

L’editoriale di Ilaria Bonaccorsi è tratto da Left in edicola dal 22 ottobre

 

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