“Benvenuti”, aveva titolato Left, riflettendo assieme ai lettori su come i flussi migratori siano una costante della storia e come rispetto al resto del mondo in Europa non ne arrivino neanche tanti – anche se il Mediterraneo è il posto dove in assoluto ne muoiono di più, oltre 3.630 solo in questo 2016 che non è ancora finito. Ha buon gioco la stampa mainstream a titolare sugli “sbarchi record”, forse per aiutare il governo ad ottenere uno sconto maggiore da Bruxelles. Si aggiunge a quella di destra, espertissima nel soffiare sul fuoco dell’“invasione”. Non si contestualizza, non si approfondiscono le responsabilità dell’Occidente nei disastri che spingono alla fuga queste persone. Poi si finge di meravigliarsi che la risposta sono i muri e, nell’italico modo, le barricate.

Accade a Goro, nel Delta del Po, località nota per l’allevamento delle vongole. Blocchi stradali per fermare “un’orda pericolosa”, untori di chissà quale virus e corruttori dei mores locali. Pullman costretti a fermarsi mentre conducevano all’Ostello nella frazione di Gorino, per offrirgli accoglienza, nientemeno che 20 persone tra donne (12 di cui una incinta) e bambini (8) provenienti da Nigeria, Costa D’Avorio e Guinea. “Non passa lo straniero” hanno detto i valorosi patrioti, impedendo che accadesse l’irreparabile. Che magari un bimbo straniero con il moccio al naso contaminasse la prole tricolore, o che una mamma “nera” attraversasse le strade del paese, pretendendo non soltanto di essere ospitata ma magari anche di andarsene in giro.

Per fortuna, dicevamo, lo strenuo impegno di un manipolo di prodi ha sortito i suoi effetti. La controparte ha ceduto, è scesa a patti: i pericolosi invasori “sono stati dirottati” (meglio non dire dove per evitare repliche), come terroristi che avevano preso possesso di un veicolo per gettarsi contro la folla. Dirottati temporaneamente in altre strutture. Così i valorosi di Goro “sono andati a comandare” per le “loro” strade, e la controparte ha perso. Ma stavolta la controparte non è soltanto lo Stato – sindaco, prefetto o ministro dell’Interno che sia. Stavolta la controparte che ha perso è l’umanità. Quella dei cittadini di Goro e della sua frazione che non hanno impedito a pochi razzisti saliti su quattro pedane di legno di esibirsi in quella orribile messa in scena, e quella di tutti noi che assistiamo inerti e non diciamo, semplicemente, a quelle donne e a quei bambini in fuga “Benvenuti”.

 

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