Pubblichiamo la testimonianza di Giorgio Cortassa, medico che sta prestando servizio in Afghanistan. A partire dal luglio scorso Intersos è tornata nel Paese dove è presente dal 2001 lavorando con la popolazione locale. Il progetto “Intervento multi-settoriale integrato alla lotta contro la malnutrizione acuta nella Provincia di Herat” è finanziato dall’Agenzia Italiana Cooperazione allo Sviluppo, è realizzato da Intersos in cooperazione con la Ong Italiana Gvc Gruppo Volontariato Civile e con la Ong Afghana Bdn Badakshan Development Network.

di Giorgio Cortassa*
Da gennaio a giugno, quest’anno, in Afghanistan, 388 bambini sono stati uccisi nell’ambito di conflitti a fuoco terrestri tra forze governative e gruppi di opposizione. Nello stesso periodo, si stima che i bambini di età inferiore a 5 anni morti per causa diretta o indiretta della denutrizione siano stati oltre 63.000. Quelle morti violente fanno scalpore, ma le altre non solo sono tantissime di più: esse sono anche lente e terribili, dovute a un colpevole vile e spietato che si cela nell’ombra. Un killer silenzioso.
La guerra NON è “meno peggio” della denutrizione. Questi bambini sono malnutriti, cosi come le loro mamme, anche e soprattutto perchè il loro Paese è in guerra da anni ed anni. Non esiste – ovviamente – un “troppo”, per lo stato di guerra. Anche un solo giorno, anche una sola ora sono già troppo. Ma per l’Afghanistan si è al di là di ogni limite. Questo Paese affascinante e terribile, con la sua posizione strategica al centro dell’Eurasia, è sempre stato, fin dai tempi di Alessandro il Macedone, un crogiolo di popoli e delle loro culture con le loro differenti espressioni religiose, filosofiche, artistiche, economiche e – purtroppo – anche belliche. Nessuno meglio degli afghani conosce la guerra, e in particolare la guerriglia: attualmente abbiamo ogni settimana una media di oltre 700 “incidenti” con scontri a fuoco di vario livello, dalla bombetta fai-da-te all’auto-bomba con 500 chili di C4, su su fino all’attacco complesso organizzato. Ma l’attenzione internazionale in questi mesi si appunta sul Nord Africa, sul Medio e Vicino Oriente – Siria e Libia, Iraq – e allora qui il demone della guerra continua a colpire, approfittando della distrazione, con sempre maggiore virulenza.
Come sempre accade in questi casi, ed ancor di più oggi in questi nostri tempi moderni di cosiddette tecnologie “avanzate” (come mitragliatrici, razzi, bombe intelligenti, droni e chi piu ne ha piu ne metta) sono gli innocenti e i più deboli, coloro che la guerra non la fanno ma la subiscono, bambini, donne, anziani a pagarne – e di gran lunga – le maggiori conseguenze. L’Afghanistan ha i peggiori indicatori di salute del mondo. Secondo alcuni la mortalità infantile ad un anno di vita sarebbe addrittura di 115 bambini su 1000, quella a 5 anni sembra comunque sicuramente non inferiore al 55/1000. La malnutrizione cronica, sotto forma di mancato sviluppo, colpisce il 41% di tutti i bambini: oltre 2 milioni e mezzo di esseri umani la cui vita, comunque andranno le cose, resterà comunque compromessa da questo grave difetto di crescita. Di questi, secondo le stime attuali, almeno un milione peggiorerà ulteriormente andando incontro a malnutrizione acuta, grave, e per questo motivo oltre uno su quattro di loro morirà entro un anno.

Abbiamo formato un gruppo infermiere e ostetriche afghane per operare nei distretti lontani e nei villaggi sperduti dove la loro azione è più necessaria. Abbiamo insegnato loro a riconoscere i primi segni di malnutrizione e quali siano le migliori pratiche nutrizionali per bambini grandi e piccoli, pratiche fattibili qui e da insegnare alle loro mamme. Stiamo fornendo i libri e i poster d’informazione oltre ai medicinali ed ai nutrienti necessari al lavoro nelle cliniche. Stiamo facendo sessioni di sensibilizzazione nelle comunità rurali sull’importanza di riconoscere la malnutrizione e su come prevenirla. Stiamo avviando lavori di ristrutturazione dei pozzi e delle reti idriche danneggiate. Distribuiremo 600 capre gravide a 300 famiglie tra le più bisognose, semi e materiali per la coltivazione degli orti domestici, insieme alle istruzioni per come farli al meglio.
Naturalmente ci rendiamo conto che tutto questo non rappresenta che una goccia nel mare delle necessità di questo popolo. Ma anche un viaggio di 10.000 leghe inizia con un piccolo passo. E poi non siamo soli: anche se a ranghi ridotti la comunità degli aiuti umanitari internazionali è ancora qui e anche la Cooperazione Italiana è ancora qui, ad Herat, dove in passato ha investito tanto. Allora se noi riusciremo a fare il nostro progetto, un progetto molto difficile e complesso, nelle zone lontane e molto, molto difficili che ci sono state affidate, allora la nostra goccia nel mare, il nostro piccolo passo, avrà un grande valore simbolico, perchè darà un messaggio importante: il messaggio che si può fare.

* medico e coordinatore del progetto Intersos sulla malnutrizione in Afghanistan

 

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