Il tweet arriva alle 19.18 di ieri mentre tutti i tg mandavano a reti unificate le immagini del terremoto e le voci senza speranza dei sopravvissuti. Quando accade qualcosa di imponente e luttuoso nella classe politica per auliche ora tiene la barriera del rispetto. Per qualche ora, poco più. Ieri ci siamo tutti giustamente indignati per la bufala strombazzata dalla senatrice Blundo (ne ho scritto qui) ma Castagnetti è un politico di lungo corso con tutto quello che ne consegue e così l’ex parlamentare del PD decide di trovare una forma morbida, un orario consono e un mezzo utilissimo per tastare il polso. Così twitta:

Così con una frase semplice e secca Castagnetti riesce a infilare il referendum sulla riforma costituzionale nell’emotività ancora calda per il terremoto. E cosa dice il tweet? Prende tempo, ovviamente e non è certo un mistero che il “tirare in là” sia stata una strategia abusata fino all’ultimo da Renzi e i suoi (il referendum d’ottobre del resto si terrà il 4 dicembre, per dire). Ma poi fa di più: se di fronte all’emergenza si dice che la politica sia giusto che si fermi e così si mescola ancora nell’antipolitica in versione renziana, quella che non vuole il Senato di professionisti perché i senatori sono cloache (nonostante gli siano indispensabili per avere la maggioranza di governo, ma fa niente) e quella che mette i manifesti che dicono “se volete meno politici votate sì”.

E fa niente se in Friuli si sono tenute le elezioni politiche del 20 giugno 1976 nelle tende proprio per “riprendere in fretta la normalità” come scrivevano i giornali del tempo. Castagnetti twitta e butta l’amo. Tanto questi non sono inurbani o volgari e poi alla fine qualcuno dei loro giornali lavorerà duro per prenderli sul serio. Evviva.

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