In un ciclo elettorale durante il quale i due contendenti alla Casa Bianca volano nei sondaggi solo grazie alle disgrazie e alle rivelazioni degli avversari, Donald Trump ha un terzo delle possibilità di vincere le elezioni di martedì prossimo. Se la cosa non vi spaventa smettete pure di leggere. Altrimenti seguite un noioso ragionamento che serve a portarci al numero 272, ovvero i collegi elettorali (i grandi elettori) che nominano il presidente.

Stati e sondaggi

Ciascuno Stato ne ha un numero uguale a quello dei rappresentanti e senatori che manda a Washington e per vincere ne servono appunto 272. Naturalmente ci sono Stati che votano, in questa epoca storica, sempre per un partito e altri che votano sempre per l’altro. Poi ci sono la Florida, l’Ohio (dove Left ha fatto un lungo reportage in edicola da sabato), l’Iowa, il New Hampshire, il Nevada, la North Carolina, il Colorado, la Virginia, il New Mexico che cambiano voto. Alcuni più spesso, altri meno. Quest’anno si dice si sia aggiunta l’Arizona. Bene, conquistando molti di questi si vince.

Nei giorni scorsi Hillary Clinton era in vantaggio ovunque. Oggi no. E Secondo FivethirtyEight, il sito di Nate Silver, uno dei maghi dei numeri elettorali in circolazione, ha solo il 68% delle possibilità di vittoria.
Sono tante, ma una settimana fa erano il 90%. Ma, prima del primo dibattito, Trump e Clinton erano persino più vicini di adesso.

Tra gli swing states, gli Stati in bilico (o meglio gli Stati pendolo, che cambiano voto) Trump è in vantaggio o pareggia in North Carolina e Ohio. Clinton negli altri e il suo vantaggio in questi, in teoria è più sicuro di quello di Trump. In Florida i due sono pari. Se le cose restassero così e il repubblicano vincesse lo Stato degli esuli cubani arrabbiati con Obama, Clinton vincerebbe lo stesso. A Trump servirebbe la Pennsylvania. Tra l’altro la North Carolina è molto in bilico: i sondaggi sono molto diversi tra loro. La mappa qui sotto, che attribuisce la Florida a Trump, vede Hillary vincere di un soffio.

Una mappa del voto possibile: vince Clinton di un soffio, Trump prende i due swing States pesanti, Ohio e Florida

schermata-2016-11-02-a-19-39-16(Washington Post)

Gli Stati che abbiamo elencato sono cruciali, una sorpresa negativa può arrivare da una parte e una positiva dall’altra. Oppure ci può essere una lotta all’ultimo voto qui e la come fu in Florida nel 2000. Per questo, tutta la famiglia Clinton, quella Obama, quella Biden, Bernie Sanders e altri ancora stanno battendo ciascuno quello più appropriato. Il presidente, ad esempio, andrà in North Carolina, dove il voto anticipato dei neri è calato molto rispetto a 4 anni fa. E senza una massiccia partecipazione non si vince. Per lo stesso motivo Hillary sarà a Philadelphia con Kate Perry e Stevie Wonder terrà un concerto nella stessa città il giorno prima. Una parla ai millennial, l’altro ai neri. Sanders deve darsi da fare per riportare a casa i suoi sostenitori a cui non piace Clinton (ne abbiamo parlato ieri). Anche i repubblicani stanno facendo la stessa cosa, ma hanno meno figure di prestigio da mandare in giro. E soprattutto, una macchina meno organizzata per registrare al voto e portare la gente a votare. Ieri Paul Ryan, speaker della Camera ha ammesso obtorto collo in un’intervista Tv che sì, anche lui voterà Trump. E Ted Cruz, che ha insultato TheDonald in ogni modo, ha fatto campagna con il vice Pence.

Il baseball e gli spot delle campagne

Cubs e Indians, la finale americana del baseball

Mentre dormivate si giocava la finale delle World Series di baseball – si chiama world, ma è il campionato professionistico Usa. A giocare Cleveland Indians e Chicago Cubs, due squadre che non vincevano rispettivamente dal 1948 e dal 19o8. Come se in Italia si giocasse una finale di serie A tra Pro Vercelli e Cavese. Le World Series si vincono quando una delle due squadre vince quattro partite. Ieri era la finalissima al 10 inning (supplementari), dopo che i Cubs avevano recuperato due vittorie. I nove inning regolari si erano conclusi sul 6 a 6 dopo una rimonta di Cleveland. Poi, al decimo inning, per la prima volta dopo quasi 110 anni, i Cubs hanno vinto il campionato battendo gli Indians 8-7. Che c’entra questo con le elezioni? C’entra: la partita sarà una delle cose più viste dell’anno e le due campagne hanno comprato spazio per annunci pubblicitari, due sono questi, ce ne sono altri due per campagna. Sono tutte collezioni di orrori di Donald Trump: avendo capito di non essere un candidato capace di piacere, Hillary ricorda agli altri tutte le malefatte di Trump.

Trump accusa Hillary di essere vecchia politica e si propone come il Change

Hillary ci riporta al tema degli insulti e delle molestie alle donne

Nel complesso, il tema resta quello di “Chi vi piace di meno?”. E in questa settimana i repubblicani, anche quelli a cui non piace Trump, sono tornati a decidere che andranno a votare. Tra i democratici, ormai lo sappiamo, non c’è entusiasmo.

Gli aiuti dei democratici a Clinton contro Sanders

Tra le cose che hanno danneggiato Hillary c’è la vicenda di Donna Brazile. Commentatrice Cnn era stata nominata capo del DNC, l’organizzazione democratica, dopo che chi la precedeva, era stata beccata ad aiutare Hillary contro Bernie Sanders. Qualche giorno fa Donna Brazile è stata beccata (o meglio, l’ennesimo leak di Wikileaks, che è in guerra con Hillary) a cercare di passare informazioni sulle domande che Cnn avrebbe fatto a Clinton, in occasione di un dibattito con Bernie Sanders. Si è licenziata da Cnn, ha fatto una pessima figura ed ha cementato l’immagine di Clinton come di una che lavora nell’ombra con alleati disonesti. Un’immagine che spinge più repubblicani ad andare a votare e meno democratici a farlo. (Anche se in Florida sembra che un terzo o quasi dei repubblicani che ha quasi votato in anticipo abbia votato Hillary).

Suprematisti bianchi alla riscossa

Infine c’è la vicenda dei suprematisti bianchi che vorrebbero essere rilevanti in questo voto. C’è David Duke, ex Ku Klux Klan, candidato in Louisiana e cercheranno di votare, di farsi vedere armati ai seggi negli Stati dove è possibile e, nel caso di vittoria di Clinton, potrebbero creare disordini. «La possibilità di violenza il giorno delle elezioni è molto reale» dice Mark Potok del Southern Poverty Law Center a Politico. «Donald Trump ha raccontato i suoi sostenitori per settimane e settimane e settimane, che stanno per assistere a elezioni rubate dalle forze del male in nome delle elite». Più che creare disordini dopo, è probabile che facciano di tutto per spaventare le minoranze e non mandare neri e latinos a votare. Intanto, per darci un’idea qualche genio ha dato fuoco a una chiesa afroamericana del Mississippi, scrivendo sui muri “Trump”. L’Fbi indaga per hate crime.

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