Selahattin Demirtas e Figen Yuksekdag, i due co-leader dell’ HDP partito turco di opposizione pro-Curdi sono stati messi agli arresti dal governo turco, violando l’immunità parlamentare. Al momento sono detenuti come almeno altri 9 membri del parlamento. A quanto riportano i media nazionali, gli 11 parlamentari sarebbero stati fermati a causa di una serie di indagini anti-terrorismo.
Il provvedimento di fermo preso nei confronti dei deputati è giustificato da «presunta propaganda a favore dei militanti curdi del Pkk», sospettati di essere dietro lo scoppio di una bomba e un’ondata di recenti attacchi. Qualche ora dopo l’arresto infatti di Demirtas avvenuto a Diyarbakir (la città della Turchia in cui la comunità curda è più numerosa) un’autobomba sospetta è esplosa ferendo ben 20 persone.

Immagini dopo l'esplosione di un'autobomba a Diyarbakir

Immagini dopo l’esplosione di un’autobomba a Diyarbakir

Nonostante le accuse l’HDP nega qualsiasi legame con il PKK. Per quanto Demirtas, dopo l’elezione in parlamento, sia riuscito a raccogliere attorno a sé un certo consenso internazionale per le sue posizioni politiche liberali, i critici tendono a sottolineare come non sia di fatto riuscito a distanziare in maniera netta il suo partito dalle posizioni del Pkk. Una debolezza che Erdogan non si è risparmiato di sfruttare a proprio vantaggio e che gli dà l’occasione per colpire un’opposizione scomoda. L’HDP infatti era entrato per la prima volta in parlamento l’anno scorso, ottenendo ben 59 seggi e diventando il terzo partito del Paese.
Durante la notte inoltre il gruppo di monitoraggio Turkey Blocks ha denunciato che nel Paese l’accesso ai principali social media è stato bloccato. Facebook, Twitter e Youtube sono risultati inaccessibili a partire dall’1.20 ora locale, si legge sul sito dell’organizzazione (https://turkeyblocks.org). Limitazioni anche per Instagram e WhatsApp. Demirtas ha annunciato il suo arresto con un tweet prima del blocco.


Secondo Turkey Blocks, l’oscuramento è legato agli arresti riportati.
Il clima che si respira in Turchia è lo stesso che era stato imposto da Erdogan dopo il fallito, e presunto, colpo di stato che aveva permesso già al leader turco di sospendere o restringere diritti e libertà ed epurare le istituzioni da oppositori scomodi, scavalcando il parlamento.
Dopo il fallito colpo di stato sono stati 100mila gli impiegati nel settore pubblico che hanno perso il loro lavoro perché accusati di essere legati ai gruppi che si erano sollevati contro il governo.

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