Che cos’è una comunicazione efficace? A che cosa serve? Due fra le domande più urgenti che dovrebbero porsi i docenti italiani visto che il ministero dell’Istruzione chiede alle imprese coinvolte nell’alternanza scuola-lavoro (asl) – dalla Fiat Chrysler Automobiles all’IBM, dalla General Electric a McDonald’s, dalla Hewlett-Packard a Intesa San Paolo – di impegnarsi, tra l’altro, per trasmettere agli studenti la competenza di comunicare efficacemente.
Per il Miur una comunicazione efficace può anche prescindere dalla completezza delle informazioni. Per esempio, il comunicato stampa del Miur, con il quale si traccia un bilancio del primo anno dell’esperienza Alternanza scuola-lavoro, riporta con toni trionfalistici il dato del 139% in più di partecipanti alle attività di asl rispetto all’anno prima, quando l’asl non era un obbligo di legge. Ma questo dato di fatto (la subentrata obbligatorietà), che spiega la crescita vertiginosa del numero di studenti coinvolti nell’alternanza scuola-lavoro, è considerato un dettaglio trascurabile al Miur.
Le cose non cambiano se passiamo a un altro obiettivo “trasversale” che si prefiggono di conseguire le imprese chiamate in soccorso della scuola italiana: trasmettere competenze organizzative. E passiamo pure sopra alla considerazione che non si ricorda un inizio d’anno scolastico tanto caotico, con organici ancora carenti nonostante il sovrappiù dei docenti di potenziamento, risulta comunque difficile capire quale idea di organizzazione abbiano al Miur quando, a distanza di un anno dall’entrata in vigore dell’asl, stiamo ancora aspettando una norma che disciplini questioni rilevanti circa l’alternanza. Per esempio, deve essere garantita la gratuità della pratica di asl per studenti e famiglie? O quali conseguenze comporta per gli studenti la mancata frequentazione delle ore previste in asl?
Per di più, nel giorno della pubblicazione dei dati sul primo anno di asl, si annuncia un nuovo rinvio della promulgazione della Carta dei Diritti e dei Doveri degli studenti in alternanza scuola-lavoro. I sedici partner delle scuole promossi dal Miur “Campioni dell’alternanza”, ancor prima di cimentarsi nell’impresa, hanno elencato gli obiettivi della loro collaborazione. Oltre a trasmettere competenze comunicative e organizzative, diffonderanno tra gli studenti italiani senso di responsabilità, spirito d’iniziativa e di adattamento, capacità di collaborare, di lavorare in gruppo, di negoziare, di affrontare un colloquio, di gestire il tempo e la conoscenza della Costituzione e dei diritti del cittadino.
C’era bisogno di coinvolgere tanti soggetti esterni, tagliare ore di insegnamento, ridurre il diritto allo studio, disgregare il sistema nazionale di istruzione e stanziare 100 milioni l’anno (sulla destinazione dei quali, peraltro, la comunicazione del Miur latita) per inseguire obiettivi già ampiamente raggiunti dalla didattica ordinaria?
E, passando agli obiettivi più specifici, perché i nostri studenti dovrebbero concentrarsi su come soddisfare un cliente e disinteressarsi alla storia di una civiltà antica? Se vogliamo spingere la loro curiosità verso il funzionamento delle imprese, perché non informarli sulla storia dei diritti dei lavoratori o sui motivi dell’ampio ricorso al lavoro interinale?
Si è voluta rovesciare sulla scuola l’incapacità di politici e imprenditori di realizzare un’efficace politica occupazionale, dimenticando colpevolmente che i nostri studenti sono contesi da imprese, università e centri di ricerca stranieri proprio perché ben formati dal nostro sistema di istruzione.

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