«Vivere in un terremoto costante». «Non vogliamo che ci porti via i ricordi e il lavoro di una vita». Tra notti in macchina e assemblee, le voci degli abitanti del paese umbro colpito dal sisma del 30 ottobre

«È la sensazione di vivere un terremoto costante a inquietare. L’idea che il domani non porterà tranquillità, ma il contrario», racconta Filippo, seduto sconsolato a pochi metri dalla sua casa di Norcia, epicentro della nuova scossa di terremoto che domenica scorsa ha colpito, ancora una volta, il Centro Italia.
Alle 7.41 milioni di italiani si sono svegliati con la terra tremante. Venti lunghissimi secondi di apprensione, causati da una botta da 6,5 di magnitudo che ha vibrato a metà strada tra Norcia e Castelsantangelo sul Nera. Un terremoto più violento di quello dell’Aquila di 7 anni fa, più feroce di quello con epicentro a Visso del 26 ottobre scorso, più devastante di quello che distrusse Amatrice, Accumoli e Pescara del Tronto il 24 agosto scorso. Quel poco che era rimasto intatto, in quei paesini traumatizzati dell’Appennino, è crollato inesorabilmente. Anche Arquata del Tronto è ora un cumulo di macerie. Sono oltre 30mila gli sfollati. All’indomani di quel tragico 24 agosto, Norcia, cittadina di cinquemila abitanti, era stata definita l’esempio virtuoso di edilizia antisismica della zona.

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