Donald Trump, comunque vadano le elezioni, resta un problema per gli Stati Uniti, perché xenofobia, ideologia della supremazia bianca e alcuni valori religiosi e conservatori sono sostenuti da destre molto agguerrite e da gruppi che riprendono gli slogan sanguinari del Ku Klux Klan. Lo sostiene il giornalista e scrittore Guido Caldiron nel suo nuovo libro Wasp (Fandango) una sigla indica i bianchi protestanti che non hanno fatto mai davvero i conti con il passato schiavista dell’America. E infatti oggi sembrerebbe rispuntare.
«L’eredità di quella storia non è mai stata elaborata negli Usa – dice il giornalista che scrive per il manifesto e Micromega -. Nonostante la grande maggioranza dei neri americani sia direttamente erede di coloro che furono catturati in Africa, portati da predoni arabi attraverso il deserto e poi oltreoceano dagli schiavisti europei. Un terzo degli odierni cittadini Usa nasce da questa violenza, dalla segregazione, dell’omicidio che avveniva se provavano ad alzare la testa, dagli stupri delle donne africane. Ciò che la maggioranza degli americani fa fatica a riconoscere è che tutto questo è alla base degli Usa. Ci sono voluti oltre due secoli perché, almeno sulla carta, agli afroamericani fossero riconosciuti almeno quei diritti che dopo la guerra di secessione, Lincoln gli aveva concesso. Ma ci sarebbero voluti ancora cento anni, dalla metà dell’Ottocento alla metà del Novecento, perché la fine della schiavitù venisse capita.

Ma la questione del razzismo non è stata affatto risolta?
Si è aperto un nuovo capitolo che ha visto le disuguaglianze che prima erano sancite attraverso lo schiavismo diventare segregazione razziale. In gran parte del Paese, specie nel Sud, nasce una nuova segregazione sociale, nascono i ghetti neri delle grandi città industriali, la marginalità urbana, il diffondersi della malavita, della droga. Nascono quegli stereotipi che vedono i neri ancora oggi considerati come soggetti pericolosi. Proprio quei pregiudizi sono alla base dello stillicidio di morti violente dei giovani neri per mano delle forze dell’ordine. È come se il nuovo contesto si fosse adeguato a quel dramma originario. Non è stato mai messo davvero in discussione. Rimane un grande buio collettivo nella vicenda pubblica Usa.

Il doppio mandato di Barack Obama ha cambiato realmente la società o è rimasto un fatto simbolico?
L’elezione di Obama nel 2008 era stata salutata come l’inizio di un’era post razziale. Da decenni esiste un ceto medio nero composto da intellettuali, oltre che da numerosissimi sportivi. L’arrivo di un afroamericano alla Casa Bianca sembrava un punto di svolta rispetto al passato di segregazione razziale, ma il vero problema è l’assunzione di quel passato collettivo in seno alla nazione americana. Paradossalmente l’elezione di Obama ha prodotto una recrudescenza razzista: le destre e il partito repubblicano hanno boicottato tutte le proposte di legge, anche se timide. La stessa riforma sanitaria, l’“Obama care” è stata descritta come un tentativo di portare il socialismo negli Usa. Si è creato un fronte di destra che include anche i Tea party, la destra oltranzista. La presidenza di Obama è apparsa debole, lui forse è stato intimidito anche dalla consapevolezza di essere stato eletto per un fatto simbolico che trascendeva la sua stessa capacità politica. Nei fatti si è mosso con poca intraprendenza rispetto ai poteri consolidati, così non è stata affatto inaugurata una nuova era. Facendo un bilancio di questo decennio dobbiamo dire che la questione razziale è ancora dominante, anzi la situazione è peggiorata rispetto a un decennio fa.

Lo stesso emergere con forza di un candidato xenofobo come Trump la dice lunga?
Trump è il candidato della destra repubblicana che ha fatto dell’opposizione ad Obama la sua identità, con una carica razzista, dapprima, nascosta: c’è stato anche chi ha provato a dimostrare che Obama avrebbe occupato la carica di presidente illegalmente perché nato in uno Stato fuori dagli Usa. Trump ha sostenuto i gruppi che sostengono queste tesi con finanziamenti. In sintesi il candidato scelto dai repubblicani ha significato il ritorno della questione razziale, che non si declina solo nella dicotomia bianchi- neri, quello che si è sviluppato nell’ultimo quindicennio è stato un forte allarme verso l’immigrazione, in particolare quella ispanica.

La comunità ispanica come vive negli Stati Uniti?
Ci sono 15 milioni di cittadini ispanici, non solo messicani, ma anche centro americani e da altri Paesi, che lavorano nel Paese da decenni. I loro figli sono cittadini Usa perché nati lì, loro no, sono ancora degli illegali, che lavorano come domestici, nella cura delle persone anziane e per molti versi rappresentano l’ossatura del lavoro negli Usa. Verso di loro si è scatenato l’odio, materialmente con gruppi di miliziani, para militari che hanno cominciato a presidiare il confine; sul piano teorico con un discorso apparentemente articolato delle destre, addirittura Samuel Hunghtinton, nel 2004 ha scritto un libro in cui parla della necessità di preservare i valori originari dei fondatori degli Usa, di quel nucleo protestante che parlava l’inglese. Come faremo quando la lingua spagnola diventerà maggioritaria? Si chiede il teorico dello scontro di civiltà. Di fatto lo spagnolo è già diventato la lingua più diffusa in California, in Arizona, nel New Messico. Anche a New York dove gli ispanici sono centinaia di migliaia lo spagnolo è molto diffuso. Tutto questo ha costruito il terreno su cui poi è emerso Trump.

Quanto ha influito la crisi economica sul riemergere della xenofobia?
Dall’Europa ci rendiamo poco conto di come gli Usa siano diventati un enorme continente di poveri. Oltre il 15 per cento della popolazione totale vive sotto la soglia di povertà, facendo seguire i figli dai sistemi si sussidio alimentare, altrimenti farebbero la fame, ci sono moltissime persone che vivono in container, dopo la crisi dei Supreme. Ci sono delle vere o proprie cittadine fatte di caravan e camper. L’impoverimento del ceto medio e della working class è sotto gli occhi di tutti. Si sono persi milioni di posti di lavoro e su tutto questo Obama è intervenuto in modo debole. In molti gli rimproverano di essere stato più vicino agli interessi della City e della Silicon Valley più che a quelli di milioni di lavoratori Usa. Da qui la crisi del credito politico, in entrambi i campi. Trump e Clinton risultano apprezzati da meno della metà della popolazione. Sono candidati che non sono amati nemmeno dalla loro parte. Trump è avvertito come un outsider e questo è un vantaggio, perché non direttamente legato all’élite del potere politico consolidato a Washington.

Nel tuo libro ricostruisci il riemergere della supremazia bianca che rivendica una superiorità morale, soldi e religione. Il Ku Klux Klan non è uno spettro del passato. Le croci di fuoco tornano nella notte Usa?
Da un lato c’è il peso della cosiddetta destra religiosa, sono alcuni decenni che milioni di evangelici che erano stati lontani dalla politica si sono di nuovo fatti avanti. Questo fenomeno era iniziato all’epoca di Ronald Reagan. Negli anni 80 hanno sostenuto candidati repubblicani, chiedendo un impenno preciso per impedire l’aborto, che in molti Stati Usa è diventato una corsa ad ostacoli (come rischia di essere anche da noi), ci sono leggi statali che contestano le leggi federali che invece garantiscono la possibilità di interruzione. Gruppi anti abortisti fanno azioni intimidatorie davanti ai consultori, nelle cliniche, con i manichini coperti di sangue, fino agli estremisti armati che attaccano i centri medici e uccidono i ginecologi che praticano interruzioni di gravidanza. Mike Pence, il vice di Trump è stato governatore dell’Indiana, uno Stato conservatore, dove negli anni Trenta il Ku Kux Klan decideva i sindaci, i giudici, il governatore stesso.

Intanto si assiste ad un attacco feroce alla legge sull’aborto…
Il governatore dell’Indiana ha contestato la legge che consente l’interruzione di gravidanza, il dibattito è ancora incorso. Si vuole proibire l’aborto anche in caso di stupro e incesto. C’è una norma per cui in base di principi morali si poteva non assumere una persona per il suo orientamento religioso e sessuale. Questa legge è stata combattuta non solo dalle associazioni Lgbt, ma anche dalle grandi catene commerciali perché limitava i nostri affari. Insieme all’avanzare delle destre c’è stato il ritorno del Ku Klux Klan fenomeno nato all’indomani della guerra di successione e riemerso negli anni Cinquanta negli Stati del Sud, per opporsi al movimento per i diritti civili guidato da Martin Luther King. Oggi si assiste alla crescita di movimenti simili, non esiste il Klan in quanto tale, ci sono solo dei piccoli gruppi, ma come dicevamo sono riemerse le idee del suprematismo bianco che si esprime fortemente in rete in una sotto cultura che lambisce il partito repubblicano. Gruppi di cosiddetto nazionalismo bianco hanno sostenuto Donald Trump. Dal suo account ufficiale sono stati rilanciati quei temi. Arrivano a sostenere l’dea di un genocidio bianco, pensando a una sorta di sterminio dei bianchi compiuto dalle minoranze. Sono queste le idee che appartengono agli eredi del Ku Klux Klan e che Trump ha ritenuto di non dover cancellare dalle sue comunicazioni sui social media, dove è seguito da milioni di persone. Il suo staff ha studiato “le statistiche etniche”e le ha usate nella sua campagna, ispirandosi a Nixon si è vestito dei panni di chi riporta l’ordine. Si è voluto sostenere che i neri o altre minoranze sarebbero pericolose per i bianchi. In realtà negli Usa funziona un po’ come nelle caste indiane: i neri uccidono soprattutto i neri, i bianchi i bianchi e così via, gli ispanici si sparano fra loro. Ma Trump ha usato il pericolo delle minoranze nere come cassa di risonanza per portare idee simili a milioni di cittadini Usa. E poi ci sono le milizie, private, che rivendicano il pieno diritto di uso delle armi da parte dei cittadini. Talvolta sono anche armi da guerra e fucili di assalto dei Marines. Vanno in mano a giovani bianchi che rivendicano l’autonomia da Washington perché pensiamo che in questo clima di tensione le forze dell’ordine non siano sufficienti. Dicono: noi vogliamo difenderci da soli. All’interno di questa destra si vedono elementi regressivi che portano al passato delle destre religiose.

La religione è molto pervasiva negli Usa. Todorov sostiene che la radice puritana sia particolarmente persistente. Mentre Emilio Gentile ne La democrazia di Dio scrive che anche verdi come Al Gore e democratici come Clinton hanno fatto della loro fede un fatto pubblico, facendone un uso politico.
Il fenomeno del protagonismo in politica dei cristiani evangelici si è manifestato già alla fine degli anni Sessanta, in un momento in cui invece si viveva la rivolta afro americana, c’erano i movimenti femministi, quelli della nuova sinistra, ecc. Ma l’America profonda torna ad identificarsi con le origini puritane dei cristiani pellegrini con ideali di purezza della nazione, è quella la stagione in cui la destra inaugura la guerra dei valori, pensano si debba rispondere tornando alla natura dell’identità fondamentale, Wasp, bianchi e protestanti. Già Nixon alla fine degli anni ’70 e poi Reagan cercavano il rapporto con i bianchi vittime di razzismo, italiani, greci, irlandesi che finiranno per essere sedotti dal razzismo verso i neri. Quanto al risveglio degli evangelici non riguarda solo la destra che si rivolge ai ceti meno abbienti, ma racconta anche come i lavoratori e ceto medio siano stati indotti a votare contro i movimenti femministi e gay rivendicando l’identità machista del Paese quando poi andavano al potere. I repubblicani facevano politiche anti sociali le cui prime vittime erano gli operai bianchi. Il fenomeno si è visto anche dalla parte dei democratici. Jimmy Carter, per esempio, era un evangelico georgiano; per lui la religione aveva un ruolo di primo piano, raccontava di dedicare molto tempo alla preghiera. Anche Obama in alcuni momenti drammatici ha guidato il canto nella Chiesa nera dopo l’assassinio di un ragazzo nero, Nel 2008 c’è stata una registrazione di massa dei neri alle liste elettorali . Ed è un risultato che è dovuto alle chiese afroamericane del Sud.

Intanto Donald Trump continua a suonare la grancassa del razzismo.
Trump continuerà a pesare, il malessere non viene risolto, anzi potrebbe peggiorare se vince Hillary Clinton che è sentita come establishment. Su un fondo di emarginazione, crisi economica, si vuole colpire il potere politico di Washington, e si vogliono colpire gli immigrati. Se vince Trump avremo un effetto Brexit, se perde, il fenomeno Trump comunque, non si risolve il giorno dopo.

 

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