«Il voto americano parla anche di noi», scrive Pier Luigi Bersani che è uno dei primi a commentare la vittoria di Donald Trump. Il ragionamento dell’ex segretario dem sembra filare: «Nel mondo ripiega la globalizzazione», dice, «si affacciano protezionismi e pensieri aggressivi verso le persone e le merci di fuori. Gli establishment interpretano la fase precedente, in via di superamento. Ovunque, anche in Europa, c’è una nuova destra in formazione. Non è una destra liberista, è una destra della protezione». Deve aver cambiato idea rispetto al sostegno al governo Monti, ma il discorso di Bersani fila, sì: «Se vogliamo impedire che vinca ovunque», continua, «dobbiamo attrezzare una sinistra larga che abbandoni le retoriche blairiane delle opportunità, delle flessibilità, delle eccellenze e scelga la strada della protezione sulla base dei propri valori di uguaglianza». Parla ai suoi e a Renzi, Bersani, è evidente: «Per dirla in bersanese», chiude, «la mucca nel corridoio sta bussando alla porta».

La mucca è quella della metafora già rivolta a Renzi, per avvertirlo che spostando il partito a destra ci si scopre a sinistra e lì, saltati gli schemi, arriva «la destra della protezione». La metafora per gli iniziati delle beghe del Nazareno è chiara, ma Renzi per ora (pronto a agitare lo spauracchio Trump per il referendum) si limita a una replica istituzionale. «Il mondo saluta l’elezione di Trump», ha detto alle agenzie: «a nome dell’Italia mi congratulo con lui e gli auguro buon lavoro convinto che l’amicizia resti forte e solida». Renzi, archiviate le cene con Obama e richiamata Boschi che ha passato inutilmente la notte al comitato Clinton, dice che «questo è il punto di partenza per tutta la comunità internazionale anche al netto di certe diffidenze da campagna elettorale». «È un fatto politico nuovo», ha concluso, «che assieme ad altri dimostrano come siamo in una stagione nuova». Questo è quello che concede alla sorpresa: «Chi l’avrebbe detto che Trump avrebbe vinto? Eppure è così e noi abbiamo rispetto, collaboreremo con la nuova presidenza Usa e al rapporto tra Usa e Ue».

Molto meno istituzionale, al solito, è Beppe Grillo che dà così il là ai grillini: «Ci sono delle quasi similitudini fra questa storia americana e il MoVimento. Siamo nati e non se ne sono accorti, perché abbiamo un giornalismo posdatato che capisce quando qualcosa è già successa. Ed è già troppo tardi. Siamo diventati il primo MoVimento politico in Italia e non se ne sono accorti, se ne stanno accorgendo adesso e ancora si chiedono il perché. Andremo a governare e si chiederanno “ma come hanno fatto? hanno raccolto la rabbia ecc. ecc.”.», dice il leader del Movimento. Riprendendo così la teoria secondo cui il Movimento è, in Italia, l’argine a una destra populista. «Trump ha fatto un VDay pazzesco», è l’urlo. Sicuramente è la risposta all’assenza di una sinistra. Come dice Bersani. Troppo tardi.

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