Una superloggia, la P3: un comitato d’affari che avrebbe gestito l’assegnazione di una serie di appalti pubblici in Sardegna per la realizzazione di parchi eolici. E, tra il settembre e l’ottobre 2009 avrebbe tentato di avvicinare i giudici della Corte Costituzionale per influire sul giudizio relativo al Lodo Alfano, la legge sull’interruzione dei processi per le alte cariche dello Stato. Inoltre, avrebbe provato a ottenere la candidatura dell’ex sottosegretario all’Economia, Nicola Cosentino, alla carica di presidente della Regione Campania in cambio appunto degli interventi compiuti sulla Corte Costituzionale. Un processo, quello in corso a Roma, che potrebbe confermare l’esistenza di un volto criminale nei vertici del Pdl e gettare un’ombra sulla maggioranza di governo.

Nove anni e mezzo di reclusione per Flavio Carboni e quattro anni per il senatore Denis Verdini. Sono alcune delle richieste di condanna avanzate dalla procura di Roma nei confronti di 18 imputati accusati, a seconda delle posizioni della violazione della legge Anselmi sulle società segrete, associazione per delinquere, corruzione, abuso d’ufficio, illecito finanziamento ai partiti e diffamazione nell’ambito del processo sulla cosiddetta P3.

Stando alla procura, gli imputati avrebbero violato la legge Anselmi, tentando di condizionare il funzionamento degli organi costituzionali. Oltre che per Carboni e Verdini, i pm Mario Palazzi e Rodolfo Sabelli, hanno sollecitato altre 16 condanne e una assoluzione. In particolare una pena di 8 anni e mezzo di reclusione è stata chiesta per Pasquale Lombardi, ex giudice tributarista, e per l’imprenditore Arcangelo Martino, considerati insieme a Carboni gli organizzatori dell’associazione per delinquere contestata. In merito al medesimo procedimento, sono state chieste condanne minori per posizioni che non rientrano nell’associazione per delinquere. Tra questi ultimi, 1 anno di reclusione è stato richiesto per l’ex governatore della Sardegna Ugo Cappellacci; 1 anno e 6 mesi per Nicola Cosentino; cinque anni per Vincenzo Carbone, ex primo presidente della Cassazione; e un 1 anno e 6 mesi per l’ex assessore della Regione Campania Ernesto Sica. A decidere sulle richieste dell’accusa saranno i giudici della nona sezione penale. La prossima udienza è fissata per il prossimo 3 febbraio.

Flavio Carboni, sassarese del ’32, grande amico di Pippo Calò, cassiere di Cosa Nostra, sembra il comune denominatore di questo e altri misteri italiani degli ultimi trent’anni: dalla banda della Magliana all’omicidio di Roberto Calvi, dal sequestro Moro ai piani sovversivi di Licio Gelli, fino al caso Orlandi. Negli anni ’70 fa fortuna con investimenti in società immobiliari, finanziari ed editoriali, acome le speculazioni edilizie a Olbia e in Costa Smeralda. La sua prima e unica condanna è stata di 8 anni e sei mesi di reclusione per il fallimento del Banco Ambrosiano, insieme a Licio Gelli e Umberto Ortolani. Carboni è stato accusato di concorso nell’omicidio del banchiere Roberto Calvi, avrebbe poi venduto la borsa e i documenti di Calvi a un alto prelato dell’Istituto per le Opere di Religione, il monsignor Pavel Hnilica. Nel ’78, durante il sequestro Moro, Carboni aveva avvicinato esponenti della Dc proponendosi di chiedere l’intervento della mafia per la sua liberazione. Il suo nome è entrato anche nell’inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi.
Entrato e uscito da diverse inchieste, per truffa, bancarotta, concorso in corruzione, finanziamento illecito, Denis Verdini è stato l’artefice del Patto del Nazareno, ex coordinatore del Pdl e poi stampella di Renzi nell’attuale maggioranza di governo dopo la rottura col cavaliere. Un passato nel Pri, poi in Forza Italia e un presente in Ala, Alleanza liberal-popolare/Autonomie. Dall’inchiesta emerge che il 23 settembre 2009 avrebbe avuto luogo un incontro in casa Verdini con Carboni, il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri e il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, i magistrati Antonio Martone e Arcibaldo Miller, oltre ad Arcangelo Martino e Raffaele Lombardi. In questa riunione si sarebbe delineata la strategia di persuasioni indebite da adottare sui giudici della Consulta intorno all’approvazione del lodo che il 7 ottobre seguente verrà poi bocciato perché ritenuto incostituzionale.

L’allora leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro definisce la cupola che si sarebbe costruita attorno a Flavio Carboni una «nuova loggia massonica», con le stesse caratteristiche della vecchia loggia Propaganda 2. Pier Luigi Bersani, ex segretario del Partito pemocratico, chiede all’esecutivo di far luce sulla vicenda, mentre il senatore e capogruppo dell’Udc Giampiero D’Alia richiede l’intervento della Commissione parlamentare Antimafia.

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