Non vorrei mai far parte di un club che accettasse tra i suoi soci uno come me. (Groucho Marx)

Io vorrei davvero capire per quale oscuro motivo qualcuno (in questo caso l’onorevole DEM Laura Puppato) debba avere il diritto di iscriversi a un’associazione di cui non condivide i valori, davvero. Mi spiego: la Puppato ha acceso ieri l’ennesimo can can lamentandosi del fatto che l’Anpi le abbia rifiutato la domanda di iscrizione spiegando di non volere tra suoi associati un’esponente politica di rilievo nazionale che ha deciso di spendersi per una riforma costituzionale che l’associazione non condivide.

Appena avuto notizia del rifiuto ovviamente sono partiti gli squadristi dal ditino celere (il senatore Esposito in primis e poi a seguire molti altri democratici) per denunciare il fascismo dell’associazione partigiani. Proprio così: “squadristi” li hanno chiamati. Ogni tanto penso che se qualcuno ci osservasse dallo spazio durante questa campagna referendaria sarebbe già fiaccato dai troppi conati per labirintite. Ma tant’è.

Comunque, non entrando qui nel merito della decisione dell’Anpi, non mi stupisce più di tanto che i componenti del Pd rimangano basiti di fronte alle posizioni di chi ostinatamente decide di tenere la propria posizione. Questi che sparano a palle incatenate contro l’Anpi del resto sono quello stesso partito che ha deciso di rimuovere (temporaneamente, eh) i propri deputati che in commissione non garantivano voti servili per la modifica della legge elettorale; sono gli stessi che oggi sono contro l’Europa e ieri mettevano il “ce lo chiede l’Europa” in tutte le salse; sono gli stessi che hanno votato contro la riforma costituzionale del 2006 insieme al Movimento Sociale e oggi vedono Casapound ovunque nelle tasche degli altri; la Puppato e quegli altri sono quelli che stanno deliberatamente spaccando un Paese in nome della Costituzione che è stata scritta per ricucirlo.

Fondamentalmente la Puppato forse non ha bene in mente la differenza tra il parteggiare e il servire. Il servitore indossa (come lei) i panni dell’agente provocatore per alimentare ogni giorno un caso che possa alzare la polvere sul merito della riforma mentre chi parteggia tiene la barra dritta. Forse esagera o forse no ma parteggiare, cara Puppato, significa avere ben presente in testa da che parte stare e decidere di farsi presidio senza seguire le convenienze. Colui che parteggia, in italiano, è un partigiano. Appunto.

Buon venerdì.

(p.s. per quelli che qui sotto mi scriveranno “quindi sei d’accordo con la scelta di non dare la tessera Anpi alla Puppato?” dico che no, probabilmente non hanno fatto bene, io non l’avrei fatto, no. Ma rispondo subito che mi interessa la differenza tra parteggiare e servire, appunto. E che se la Puppato dice di essere orgogliosa della sua riforma ma di non apprezzare Smuraglia (che dell’Anpi è Presidente, per inciso), di non condividere le posizioni dell’associazione a cui si vorrebbe iscrivere e se la Puppato permette ai suoi compagni di partito di riempire di insulti l’Anpi forse c’è un problema di connessione, eh. Almeno che non voglia cambiare anche l’Anpi “da dentro”. Ma anche no. Dai. Su.)

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