Il quartiere è pieno di polizia e di giornalisti, come un anno fa. Dei cattivi ricordi tornano alla mente, quella sensazione di pericolo, la paura negli occhi della gente, le lacrime anche. Sabato sera il concerto di Sting al Bataclan, domenica mattina le targhe commemorative nei luoghi degli attacchi, la sindaca di Parigi, il Presidente della Repubblica, poche parole, molto silenzio, commozione. In questo angolo di città torna a fiorire quel memoriale spontaneo che per mesi ha accompagnato la vita degli abitanti a partire dal 7 gennaio 2015. Tra il boulevard Richard Lenoir e il boulevard Voltaire, in una parte di giardinetto pubblico, c’è la lapide con tutti i nomi delle vittime del Bataclan. 90 persone, tra le quali Valeria Solesin. Un lancio di palloncini colorati davanti al municipio dell’11e arrondissement. Con il calare della sera di nuovo quel pianoforte per chi vuole suonare e far piangere chi si avvicina. La musica e il silenzio trasportano le emozioni, di parole ne sono state dette già troppe. Le lanterne tricolore scivolano sulle acque del Canal Saint Martin per allontanare le tenebre. Non ho voglia di partecipare. Penso ai versi di Ungaretti Non ho voglia di tuffarmi in un gomitolo di strade/Ho tanta stanchezza sulle spalle, la recitava spesso mio padre e non solo in occasione del Natale. Vorrei restare a casa a curarmi il raffreddore e la tristezza, ho paura di riaffacciarmi su quelle strade che percorro ogni giorno.
Ho visto un documentario su Arté di Olivier Lemaire, 13 novembre, la vie d’après che racconta di come la vita quotidiana ha ripreso il suo corso dopo la tragedia, come hanno reagito gli abitanti, come ognuno ha ritrovato la forza di continuare a vivere nonostante la vicinanza alle persone e ai luoghi coinvolti. Ho scoperto così che gli Archivi della Città di Parigi hanno raccolto e stanno catalogando tutte le testimonianze lasciate dai cittadini davanti ai luoghi degli attentati. Uno a uno i reperti di questo monumento spontaneo alla memoria, che credevo fossero stati semplicemente rimossi, sono invece catalogati, messi in grandi scatole e digitalizzati. Più di 9000 reperti tra messaggi, fotografie, disegni, vignette, oggetti saranno presto visualizzabili in rete come una sorta di memoriale degli avvenimenti che hanno segnato la storia di questa città e di tutta la Francia.
Vorrei restare a casa ma non posso. È domenica, i bambini hanno voglia di uscire, le loro antenne captano il mio malumore. Decidiamo di andare a vedere con degli amici una mostra sul Medioevo alla Città delle scienze e dell’industria alla Villette, Quoi de neuf au Moyen-Âge ? (che c’è di nuovo del Medioevo ?). La mostra, una vera scoperta per piccoli e grandi, vuole confutare una serie di luoghi comuni che rappresentano il Medioevo come un’epoca oscura e arretrata, attraverso le recenti scoperte storico-archeologiche. Filmati, installazioni interattive, video, documentazione, oggetti e perfino giochi di società rimandano un’immagine molto diversa di questo lungo e complesso periodo storico. Le risonanze con la nostra epoca sono numerose e per certi versi sorprendenti: grandi migrazioni, ibridazioni culturali, cambiamenti climatici, guerre, speculazioni finanziarie, epidemie, ma anche scoperte, invenzioni, progresso, una grande ricchezza artistica e di idee. La storia dell’umanità che si ripete con le sue meraviglie e i suoi orrori. Non c’è che la conoscenza che possa fornici gli strumenti per capire ciò che accade e per lottare contro questo istinto di autodistruzione presente nell’uomo fin dalle sue origini. La conoscenza: è questa la mia preghiera di oggi, 13 novembre, un anno dopo.

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