Katrina Vander Heuven, direttrice di The Nation, il mensile della sinistra Usa per antonomasia, fondato nel 1865 e ancora la testata Usa con la più lunga storia di pubblicazioni è sbigottita: «È chiaro che i sondaggisti hanno sbagliato tutto e che quello che abbiamo chiamato il rising american electorate, una coalizione di minoranze, donne (non necessariamente sposate), giovani, che è destinata a crescere nei numeri per ragioni demografiche e che ha idee progressiste non ha avuto la forza e l’entusiasmo che è riuscito a suscitare il messaggio divisivo e brutale di Trump. E Clinton non era la candidata adatta a rispondere a quella rabbia».

Sia tra i voti di Bernie Sanders che nel voto in generale c’è un problema con i lavoratori bianchi. Non è gente a cui occorre dare risposte nuove?
È vero. Tra l’altro, una sconfitta di Trump non avrebbe significato aver battuto il trumpismo, che si è dimostrato una forza molto più grande di quanto avevamo previsto. Bernie ha fatto campagna elettorale per Clinton, ha dato tutto il suo supporto, ma per battere Trump serviva costruire una coalizione più ampia: i dati dalle zone rurali, spesso povere, disastrosi per i democratici, ci dicono che il partito di Obama non ha saputo rivolgersi a quell’America.

L’intervista continua su Left in edicola dal 12 novembre

 

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