È appena uscito nelle sale italiane L’anima nera di Donald Trump, il docufilm di Riccardo Valsecchi che documenta la trama di rapporti fra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e gruppi che rilanciano l’ideologia nazi del Ku Klux Klan. Un documentario scioccante per quello che mostra di un’America in cui torna l’incubo del suprematismo bianco, basato su razzismo, fondamentalismo religioso e difesa ad oltranza della cultura dei bianchi, che si sentono assediati dalle minoranze nere e ispaniche al punto da ribaltare la realtà dei fatti, sostenendo che i neri  e gli ispanici uccidono i bianchi. A propagandare queste assolute falsità è un inquietante personaggio di nome Dave Duke, ex gran leader del Ku Klux Klan, antisemita e negazionista convinto sostenitore della superiorità dei bianchi.

Una manifestazione del KKK a favore dei diritti dei bianchi

Una manifestazione del KKK a favore dei diritti dei bianchi

Il film di Valsecchi, all’inizio, ce lo mostra in cucina, mentre si fa un tè parlando tranquillamente al regista dietro la telecamera. Duke è un signore apparentemente dimesso con un volto inespressivo, plastificato non solo  per eccessivi interventi di chirurgia estetica. Senza mai alzare la voce, con gentilezza formale, parla con orgoglio della propria storia iniziata nel 1967 quando entrò nel Ku Klux Klan a soli 17 anni per diventarne ben presto uno dei maggiori punti di riferimento, come spiegano i politologi intervestati in questo importante docufilm. Anche perché con il suo volto pulito da ragazzino perbene, con il suo stile da cripto nazista in giacca e cravatta si presentava bene ed era ben accolto negli alberghi di lusso dove teneva conferenze e nelle case della borghesia bianca, in cui da molti anni entra anche con i suoi programmi radiofonici e con la sua attività di blogger.

epa05275325 A picture made available on 24 April 2016 shows Pro-white rights organizations the neo-nazi National Socialist Movement and Ku Klux Klan groups participate in a cross and swastika burning in Temple, Georgia, USA, 23 April 2016. The ceremony was held after a day of rallies at Stone Mountain and Rome, Georgia, and to show successful collaboration agreements between the NSM and KKK, two white extremist groups. EPA/ERIK S. LESSER

Dopo un periodo di oblio, negli anni Novanta, internet  gli ha ridato nuova vita, permettendo ai suoi pericolosi messaggi razzisti che incitano all’odio di diventare pervasivi e virali. L’altro fattore -il più preoccupante – che ha contribuito al riemergere Dave Duke è stato la campagna di Donald Trump a favore della presidenza trump. Questo scottante film di 50 minuti lo documenta in modo inconfutabile, mostrando come slogan di Duke siano entrati nei discorsi pubblici di Trump, quando – in campagna elettorale – sosteneva la necessità di costruire un muro fra Stati Uniti e Messico per impedire l’immigrazione, quando rilanciava posizioni isolazioniste degli Usa e quando pubblicamente annunciava di essere disposto a pagare gi avvocati di chi si rendeva responsabile di uscite razziste, arrivando a malatrattare malcapitate persone di colore  nei paraggi di una sua manifestazione. Intervistato da tv e giornali che cercano di smascherare Trump, lui risponde sempre di non sapere che Duke era parte del Klan  e nega di sapere del suo endorsment. Ma intanto dal suo account twitter rilancia i messaggi di organizzazioni a Duke vicinissime. Infischiandosene del fatto che tutti sanno che Dave Duke è il leader dei gruppi neo nazisti americani. Attraverso questo documentario noi veniamo a sapere anche che l’ossigenato Duke ha trascorso tre anni in Italia per riunire l’estrema destra europea. Prima di essere individuato nel bellunese grazie a una segnalazione della polizia svizzera. Lunghi viaggi lo hanno portato anche in Russia fra i nazionalisti di destra che si espandano a macchia d’olio sotto Putin. E poi lo vediamo in filmati auto prodotti che documentano i suoi tour di propaganda anti sionista in Siria e in altre zone del Medio Oriente. Le sue mostre fotografiche hanno circolato in lungo e in largo, anche in Europa, sotto falso nome.

Pro-white rights organizations cross and swastika burning in Temple, Georgia, USA

Una manifestazione del Ku Klux Klan negli Usa

Lo ritroviamo con nome e cognome, senza più il bisogno di nascondersi, in America.  È ricomparso sulla scena come candidato al Senato e come convinto sostenitore di Trump. Il lavoro di Valsecchi ha il merito di ricostruire visivamente questa agghiacciante vicenda che coinvolge Donald Trump, mostrandocelo come bugiardo seriale, colluso con movimenti criminali come quello di Duke che – come dice un politologo intervistato nel docufilm – «è un codardo, che non vuole finire di nuovo in prigione, ma con le sue parole istiga la mano armata di altri». Così è accaduto con la strage di Charleston quando un ragazzino bianco, malato di mente, ha ucciso nuove persone di colore in chiesa. Sul web leggeva le affermazioni criminali di Duke che accusava i neri di uccidere i bianchi. È solo uno dei casi raccontati ne L’anima nera di Trump. che raccoglie preziose testimonianze di esperti internazionali, poliziotti , ma anche di attivisti neonazisti, tra cui il pluriomicida Glenn Frazier Miller. Il regista documenta il ruolo dell’ex capo del KKK nell’istigazione di azioni criminali a sfondo razzista.  Emerge così un sottobosco di connessioni politiche e attività illegali che hanno sostenuto Duke  durante la sua permanenza europea. Tra questi, riepilogano le note di regia «ufficiali dell’esercito italiano, politici e parlamentari europei, esponenti di gruppi terroristici come gli Hezbollah e il World National Conservative Movement. Quest’ultima un’associazione ombrello sotto l’egida russa che raggruppa tutti i gruppi di estrema destra occidentali (Forza Nuova, Front National Le Pen e lo UK Independent Party di Farange, per citarne alcuni)».

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