Il disegno di legge di Bilancio 2017? Secondo la campagna Sbilanciamoci!, realizzata dalle 47 associazioni aderenti, si tratta di un piano «pasticciato, dalle coperture incerte e strumentalmente pensato in vista del Referendum» proposto da un governo che «continua a fare promesse e a distribuire prebende a ricchi, banche e imprese, senza avere il coraggio di investire nel futuro e di tracciare una strategia definita per il rilancio dell’economia e dell’occupazione».
Per Sbilanciamoci!, il ddl non prende in considerazione le categorie sociali che potrebbero avere un ruolo di primo piano nel rilancio dell’economia del nostro Paese – i giovani, le donne, gli anziani e coloro che si trovano al di sotto della soglia di povertà – e dimostra che «nonostante la cappa delle politiche di austerità e la limitatezza delle risorse disponibili, è sempre discrezionale ed è una scelta squisitamente politica».

È questo l’assunto da cui parte la Contromanovra 2017 dal titolo Come usare la spesa pubblica, per i diritti, la pace, l’ambiente, che la rete di associazioni composta da economisti, ingegneri e ricercatori ha redatto anche quest’anno.

Centoquindici proposte a costo zero: la manovra resta in pareggio rispetto al bilancio previsto dal ddl, ma, come ogni anno, propone una maniera diversa di impiegare i 41 miliardi previsti dal Governo, mettendo ai primi posti l’istruzione, l’altreconomia, lo sviluppo ecosostenibile e i servizi pubblici, senza trascurare welfare, politiche industriali e finanza.
Le misure economiche applicate dal Governo negli anni passati – la lotta all’evasione fiscale, l’estensione della voluntary disclosure (che consente agli italiani detentori di attività finanziarie o patrimoniali all’estero di non dichiarate al Fisco), la revisione della spesa pubblica (l’analisi della qualità della spesa pubblica) e la privatizzazione dei beni immobiliari pubblici – non hanno mai funzionato – spiega Sbilanciamoci! – e i tassi di disoccupazione e di il debito pubblico non accennano a migliorare.
La “Contromanovra”, presentata oggi alla Camera dei deputati, decostruisce il ddl punto per punto, partendo dalla finanza, per arrivare all’altreconomia: ve ne proponiamo una sintesi.

Fisco e Finanza: equità e contrasto all’evasione

Tenendo conto che il fisco è essenziale per finanziare i servizi pubblici, la campagna propone di redistribuire il reddito e la ricchezza per abbattere le disuguaglianze, chiedendo a chi ha di più, di spendere di più, e viceversa, alimentando le casse dello Stato di 21,5 miliardi di euro, 15,1 dei quali necessari a impedire lo scatto di Iva il primo gennaio 2017. Queste le manovre proposte: applicare la tassa sulle transazioni finanziarie (Ttf) a tutte le azioni, a tutti i derivati e alle singole operazioni azionarie; abbassare il limite di usura per i prestiti con concessione di un quinto dello stipendio o pensione; intervenire sulla tassazione Irpef e creare un VI scaglione per i redditi superiori a 100.000 euro; stabilire un’imposta complessiva sul patrimonio finanziario di famiglie e imprese con struttura ad aliquote progressive, che esonera i ceti medio-bassi; tassare i beni di lusso o dannosi (armi e veicoli di lusso); istituire una digital tax per contrastare l’evasione fiscale delle imprese multinazionali; escludere dall’accesso ai servizi pubblici gli evasori per somme oltre i 50.000 euro (che produrrebbe un gettito per lo Stato di 4,1 miliardi).

Politiche Industriali: la buona occupazione e i senza reddito

Per contrastare la stagnazione produttiva prodotta dalla crisi del 2008 che vede la produzione manifatturiera 20 punti percentuali al di sotto del livello di otto anni fa, Sbilanciamoci! propone una nuova politica industriale selettiva (500 milioni) e un nuovo programma di investimenti pubblici che dovrebbe favorire i settori prescelti (250 milioni): sviluppo di tecnologie, beni e servizi verdi, tecnologie di informazione, produzione di beni legati alla salute e al welfare pubblico.
Un rilancio di occupazione di qualità, con l’assunzione di 25 mila occupati pubblici nel settore hi-tech e della conoscenza (500 milioni), stabilizzazione dei lavoratori precari (5 milioni), riduzione dell’orario di lavoro (10 milioni); introduzione del reddito minimo garantito (di 600 euro al mese) a chi percepisce un reddito non superiore agli 8000 euro annui (1 milione e mezzo di persone in tutto).

Saperi, cultura e istruzione pubblica: il futuro

Per rilanciare la cultura servono 4,8 miliardi di euro. Sbilanciamoci! propone di distribuirli tra: investimento nell’edilizia scolastica (1 miliardo) e universitaria (50 milioni); aumento delle risorse destinate al Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa, al Fondo di finanziamento ordinario e al Fondo integrativo statale (1,7 miliardi in totale); abolizione delle detrazioni Irpef alle famiglie che iscrivono i figli alle scuole private secondarie (con un introito di 337 milioni); assunzione di 20 mila ricercatori universitari a tempo determinato (6 anni) secondo un piano straordinario (3.300 nel 2017 a fronte di una spesa di 445,8 milioni); applicare la “no tax area” a chi ha meno di 23 mila euro di Isee (600 milioni); integrare il Fondo unico per lo spettacolo (138 milioni); promuovere l’arte e l’architettura contemporanea (19 milioni) per avvicinare i giovani alla cultura; abolire il “bonus cultura” (il voucher di 500 euro da spendere in attività culturali e libri concesso dal Mibact ai neo-diciottenni italiani) per finanziare l’ingresso gratuito nei musei a questa fascia d’età (290 milioni).

Sviluppo ecosostenibile: lo sviluppo intelligente

La proposta di Sbilanciamoci! sull’ambiente prevede 5 pilastri – campo energetico, infrastrutture, emergenza sismica e idrogeologico, consumo del suolo e biodiversità -, per una spesa prevista di 3,9 miliardi a fronte di un guadagno di 5,8 miliardi.
Come strategia di decarbonizzazione, la campagna propone di introdurre il Carbon floor price (la tassa sulla produzione di energia elettrica prodotta da combustibile fossile), per valutare correttamente il costo delle emissioni di CO2 prodotte dagli operatori elettrici; aggiornare i canoni per la concessione dell’estrazione di gas e petrolio; incentivare l’installazione di impianti fotovoltaici (con un introito previsto di 1 miliardo).
Evitare le grandi opere come Tav o Mose e destinare i fondi ai piccoli e medi progetti e a interventi di manutenzione delle infrastrutture già esistenti, privilegiando le ferrovie regionali, le tramvie e le metropolitane delle grandi città, dirottando qui 1,3 miliardi che la Legge assegna alle Grandi opere.
Per far fronte all’emergenza sismica e al dissesto idrogeologico Sbilanciamoci! propone di destinare l’intero ammontare (1.9 miliardi) del nuovo Fondo istituito dal disegno di legge di Bilancio al finanziamento degli investimenti e allo sviluppo infrastrutturale del Paese, per evitare di disperdere i fondi in progetti disomogenei.
Per limitare il consumo dei suoli, la campagna propone di destinare i proventi dei titoli abilitativi edilizi (permessi di costruire) alla tutela del verde, del paesaggio e alla rigenerazione urbana e propone di istituire un Fondo di rotazione per la demolizione delle opere abusive (150 milioni), una strategia nazionale sulle biodiversità e lo stanziamento di fondi per le aree protette (30 milioni). Inoltre, partendo dall’articolo 77 del ddl Bilancio che prevede un Piano strategico nazionale per la mobilità sostenibile che non prevede finanziamenti fino al 2019, Sbilanciamoci! propone di destinare a questo Fondo 400 milioni di euro, definanziando le attività di autotrasporto che sono nocive per l’ambiente. Per limitare la produzione di rifiuti urbani, ridurre l’eccesso di rifiuti in discarica e aumentare il tasso di raccolta differenziata, la campagna propone di implementare l’ecotassa sui rifiuti che porterebbe 450 milioni di entrate.

Welfare: meno erogazioni monetarie e più servizi pubblici

Le politiche per i servizi sociali e per la sanità sono state le più colpite dalle politiche di austerità. Sbilanciamoci! propone di riorganizzare il welfare rafforzando il sistema dei servizi pubblici: riorientare le risorse adesso disseminate in “bonus bebè”, fondo di sostegno alla natalità, “premio alla nascita”, voucher per servizi di baby sitting e “bonus asilo nido su richiesta” verso l’ampliamento dei servizi territoriali pubblici per l’infanzia, verso la riduzione delle rette degli asili nido, l’innalzamento a 15 giorni del congedo di paternità obbligatorio, la fondazione di nuovi centri antiviolenza, il finanziamento di misure alternative alla detenzione carceraria (ricollocando il fondo esistente di 1,6 miliardi di euro). Assicurare ai giovani una pensione di garanzia, dai costi molto contenuti fino al 2013, mantenendo l’attuale rapporto tra spesa pensionistica e Pil (15,5 per cento); implementare il Fondo nazionale per la non autosufficienza con 150 milioni e destinare 450 milioni al finanziamento di interventi per l’inclusione, il diritto al lavoro, alloggio e studio delle persone con disabilità; aggiungere 1 miliardo al Fondo sanitario nazionale del 2018 e riorganizzare l’assistenza medica territoriale.
Per contrastare il gioco d’azzardo patologico, aumentare la tassazione del gioco e diminuire il pay out (il numero che indica in percentuale quanto il gioco d’azzardo restituisce al giocatore calcolando quando ha puntato e quanto ha incassato) dei giocatori dell’1 per cento e destinare parte del ricavato ai servizi pubblici per dipendenze patologiche. Destinare il 5 per cento di diritti televisivi delle partite di calcio di serie A e serie B (60 milioni) allo sport paraolimpico e finanziare un Piano quinquennale per abitazioni sociali senza consumo di suolo e aumentare il Fondo per la morosità incolpevole (relativo agli inquilini indigenti che non riescono a pagare l’affitto) e del Fondo sociale per gli affitti, eliminando la cedolare secca sugli affitti a canone libero, attuando misure contro l’affitto in nero e tassando gli immobili vuoti.
Per uscire da un approccio di emergenza sulle politiche di immigrazione e asilo, invece, la campagna chiede la chiusura dei Centri di identificazione ed espulsione (Cie), degli hot-spot e la riduzione dei fondi (600 milioni) destinati all’Accoglienza straordinaria gestiti dalle Prefetture, al fine di ampliare il sistema di accoglienza ordinario gestito dagli Sprar (200 milioni), ampliando i fondi per l’inclusione sociale e lavorativa dei cittadini stranieri (200 milioni); infine, mettere a punto un sistema nazionale di protezione contro le discriminazioni e il razzismo (50 milioni) e smantellare i campi nomadi (75 milioni).

La democrazia non si esporta con le armi

Ridurre le spese militari, risparmiando 5,5 miliardi di euro e usare i risparmi per le politiche di pace di cooperazione internazionale, favorendo la conversione delle industrie belliche a fini civili è la soluzione proposta dalla campagna per diminuire l’impegno bellico e implementare le misure di pace. Potenziare l’Agenzia italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (65 milioni), adeguare le risorse per il Servizio civile universale, implementare i Corpi civili di pace (20 milioni), creare un Istituto per la pace e per il disarmo (5 milioni) e riconvertire l’industria militare a scopi civili (200 milioni).

L’altreconomia: economia sociale e solidale

Il Governo non dà abbastanza spazio all’economia sociale e solidale, perché mette in discussione l’attuale modello di sviluppo – spiega la campagna – e ignora le esperienze positive, ormai diventate storiche, di agricoltura biologica, gruppi di acquisto solidali, botteghe del commercio equo e solidale, orti urbani, finanza etica, promozione del riciclo, riuso e risparmio energetico. L’altreconomia è un’opzione da tenere in considerazione sia dal punto di vista lavorativo, perché impiega migliaia di italiani, che dal punto di vista culturale e sociale, perché abitua alla coesione sociale e alla collaborazione tra gruppi diversi per età e cultura.
Le misure proposte da Sbilanciamoci! sono: investire 194,7 milioni di euro nell’altreconomia; istituire tre fondi specifici per il commercio equo e solidale (1 milione), per l’economia solidale (1 milione), per la riconversione ecologica delle imprese (10 milioni); sostenere due Piani strategici nazionali per la piccola distribuzione organizzata (10 milioni) e per la certificazione partecipata della qualità dei prodotti biologici (10 milioni); sostenere una rete nazionale di mercati e fiere eco&eque (10 milioni) e istituire un piano nazionale Open data per accrescere la trasparenza delle imprese e delle istituzioni.

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