Trovo personalmente imbarazzante che le prime pagine dei giornali di oggi si sgolino per denunciare che su Twitter sia in atto una campagna di propaganda organizzata tesa a costruire sistematiche azioni di demolizione della maggioranza di governo che dovrebbero, a sentire loro, mettere in pericolo questa nostra democrazia. Erano settimane che l’agenda politica non scoavava un complotto di dimensioni così misere urlato con tanta foga: oggi dovremmo tutti inquietarci perché qualcuno (tra l’altro spiattellato dappertutto con nome e cognome) impreca insodddisfatto contro Renzi e i suoi? Parrebbe di sì. Anzi: si grida all’inchiesta.

Quale sarebbe il nocciolo della questione? Che qualcuno (di cui qui si omette il nome per rispetto alle proporzioni della vicenda) attivamente su Twitter sfoggi tutta la propria contrarietà a un partito. Proprio così. E ancora una volta di pari passo alla solita visione pervertita della “rete” come causa (e non semplice luogo) ci si arrampica per raccontare che la propaganda avrebbe misteriosi origini criminali.

Eppure è semplice la rete. Facile come una carrozza di un treno regionale, un bar o una discussione tra colleghi: se qualcuno diffama basta una denuncia per diffamazione, se qualcuno contesta semplicemente contesta e se qualcuno propaganda ci tocca sorbire la propaganda o rispondere nel merito. Semplicemente.

Che in questo preciso momento di propaganda governativa il Pd decida di occuparsi della propaganda tra cittadini rende bene la sconnessione della politica dalle cose reali. Quelli che mentono e continuano a mentire (sulla vendita d’armi in Arabia Saudita, sulle cifre di risparmio del nuovo Senato o sugli effetti di Jobs Act e Buona Scuola solo per fare alcuni esempi) si mettono a frugare tra il chiacchiericcio. Prepariamoci: la prossima lobby saranno le casalinghe che discutono di referendum sul ballatoio.

Buon giovedì.

(Ps: casalinghe e ballatoio sono una bella immagine raccontata da Claudia Vago, alias @tigella su twitter)

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