Ogni giorno 35 mila persone abbandonano le proprie case per sfuggire a guerre, attacchi terroristici, carestie, fame e dinamiche di esclusione sociale.
Sono 65 milioni e trecento mila le persone in fuga, riporta il Terzo rapporto sulla protezione internazionale in Italia 2016 Chi fugge perché e verso dove elaborato da Anci, Caritas italiana, Cittalia, fondazione Migrantes e servizio centrale Sprar in collaborazione con Unhcr.
Il rapporto – che raccoglie i dati più aggiornati sugli spostamenti dei migranti – dà risalto ai numeri altissimi delle migrazioni forzate, smontando le teorie, ormai molto diffuse, sull’arrivo massiccio in Europa, e in particolare in Italia, di migranti economici.
Ogni minuto 24 persone abbandonano le proprie case e i loro Paesi per sopravvivere, a causa dei 35 conflitti in corso nel mondo e di 17 situazioni di crisi, per un totale di 34.560 persone.

Quest’ultimo dato messo a confronto con i numeri del 2014 e del 2005 racconta un mondo in fuga: se nel 2015 sono state quasi 35.000 le persone che giornalmente sono dovute fuggire dalla propria terra, nel 2014 erano 30 al giorno e nel 2005 erano solo 6.
Dei 65,3 milioni di migranti forzati in fuga (poco più della popolazione italiana come numero), 21,3 milioni sono ufficialmente rifugiati politici, 40,8 milioni sono sfollati interni e 3,2 milioni sono richiedenti asilo.
La metà dei migranti forzati è composta da minorenni che affrontano il viaggio da soli, arrivando da Eritrea, Somalia, Afghanistan, Siria; soltanto nell’ultimo anno 98 mila minori (intere generazioni di giovani) hanno fatto domanda in Europa per ottenere lo status di rifugiati politici.
Di coloro che si mettono in viaggio, riporta il dossier, 4899 sono morti in viaggio, di cui 3654 sono affogati nel Mediterraneo (con ritmi sempre più frequenti) o prima di raggiungere il mare, nei deserti africani per mancanza di acqua e cibo.

Nell’Unione europea con i suoi 28 Paesi (oggi 27) la questione dei migranti ha stimolato diverse reazioni, spesso di segno opposto: mentre la Germania ha aperto le frontiere ai migranti siriani, accogliendo il 36 per cento dei richiedenti, l’Ungheria, la Serbia, la Slovenia, la Macedonia e la Francia hanno alzato dei muri per contenere gli arrivi.
Il rapporto evidenzia, infatti, l’incremento diffuso dei dinieghi (il 60 per cento) da parte delle commissioni territoriali europee competenti e l’aumento di tensioni all’interno dei centri di accoglienza in tutta Europa.
Emblematico è stato il caso della Gran Bretagna che, all’indomani della presentazione dell’agenda europea sull’immigrazione a maggio 2015, ha annunciato che avrebbe dato il suo apporto logistico per contrastare i trafficanti di esseri umani, ma che non avrebbe rilasciato nessun permesso di asilo. Posizione che nei mesi precedenti è stata ufficializzata dall’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea in seguito al referendum sulla Brexit.
«L’Italia – dice il rapporto – si è “riscoperta” accogliente, capace di ridisegnare il suo ruolo di Paese di immigrazione in chiave nuova rispetto al passato più recente, nel quale ha prevalso la politica dei respingimenti. Nell’arco di 36 mesi è passata da “fanalino di coda” dell’Europa a soggetto quasi virtuoso, capace di contribuire in maniera determinante alla sfida delle migrazioni contemporanee».

I paesi più accoglienti

Nel 2015 ai primi posti troviamo l’Africa Sub-Sahariana e l’Europa che hanno ospitato 4,4 milioni di rifugiati (8,8 milioni in totale), l’Asia e la zona del Pacifico che ne ha accolti 3,8 milioni e il Medio Oriente e il Nord Africa 2,7 milioni. All’ultimo posto troviamo le Americhe con 746 mila accolti, la quota più bassa in assoluto.
Attualmente i principali Paesi di asilo sono qurli in via di sviluppo: la Turchia è il più accogliente con i suoi 2,5 milioni di rifugiati (l’anno scorso ne ha accolti 1,6 milioni), provenienti soprattutto dalla Siria ; il Pakistan ha accolto 1,6 milioni di rifugiati, il Libano 1,1 milioni, l’Iran 979 mila e l’Etiopia 736 mila.
In Europa la Germania è al primo posto, seguito da Ungheria, Svezia, Austria e Italia, che complessivamente accolgono il 74 per cento delle richieste presentate in Ue.

I paesi di origine dei migranti

La maggioranza dei rifugiati proviene dalla Siria, con i suoi 4,9 milioni di migranti riversati negli Stati limitrofi, Turchia, Libano, Giordania, Iraq, Egitto e poi Germania e Svezia.
Il secondo Paese di origine è l’Afghanistan, con i suoi 2,7 milioni di migranti, la cui metà risiede (ancora per poco, viste le nuove leggi) in Pakistan, Iran, Germania e Austria.
Al terzo posto la Somalia, con il suo milione e centomila accolti in Kenya ed Etiopia, cui seguono Sud Sudan, Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centrafricana, Myanmar, Eritrea e Colombia.

Le principali rotte migratorie

Nel 2015 la rotta del Mediterraneo orientale è stata la via principale di ingresso in Europa con numeri 16 volte maggiori a quelli dell’anno scorso, seguita dalla rotta balcanica – la via di terra che porta al nord Europa attraverso la Grecia, la Macedonia, la Bulgaria, la Serbia, la Croazia, la Slovenia – che formalmente è stata interrotta con gli accordi tra Unione europea e Turchia a marzo 2016.
La rotta storica del Mediterraneo centrale, che passa dal Maghreb e soprattutto dalla Libia, è in netta flessione, e le altre rotte – Albania, rotta del Mar nero e rotta artica – sono usate in porzioni minori.

Italia: ospiti e residenti

In Italia la Lombardia è la prima regione per accoglienza nelle strutture temporanee, con 22,333 mila migranti, seguita dal Veneto che ne ospita temporaneamente 14,754 mila tra centri di prima accoglienza e Sprar. Il Lazio è la terza regione per accoglienza con 14,231 mila migranti nei centri, mentre la Sicilia è solo al quarto posto con 14,161 persone nei centri temporanei. La Calabria ne ha 6,560, il Molise 3,407, le Province Autonoma di Bolzano e di Trento ne hanno 1,494 la prima e 1,431 la seconda, mentre la Valle d’Aosta ne ospita solo 290 in tutto.
Mentre la maggior parte dei rifugiati residenti, per converso, si trova nel Meridione: in Sicilia risiede il 45,8 per cento dei migranti, in Puglia il 23,5 per cento, in Calabria il 13,6 per cento e nel lazio il 10 per cento.

Salute mentale dei migranti

L’ultima parte del rapporto si concentra sulla salute mentale dei migranti, cui la letteratura scientifica ha dato risalto negli ultimi anni, identificando alcuni disturbi generali.
L’“effetto migrante sano” avviene, per esempio, quando l’individuo arriva in Europa in buone condizioni psico-fisiche e si ammala nei centri di accoglienza del Paese ospite; il “post-migration living difficulties” come i “disturbi da stress post-traumatico” sono disagi sviluppati nel corso di viaggi migratori traumatici, spesso caratterizzati da violenze e abusi di vario genere. Pur non esistendo ancora una letteratura empirica e provata sulla salute mentale dei migranti, gli Sprar ospitano numerosi progetti dedicati ai rifugiati con disagi psico-fisici.

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