Beppe Grillo aveva già ringraziato le Iene, prime a portare il caso all’attenzione del grande pubblico (qui il servizio che spiega la vicenda), mentre i deputati coinvolti e i consiglieri regionali annunciavano invece querela. Ecco perché si dà per certo l’ex comico leader del Movimento come pronto alla linea dura sulla scandalo delle firme false del Movimento 5 stelle, che da Palermo è diventato un caso nazionale.

Si scrive di otto deputati indagati, che consentono a Renzi di fare la battuta facile. «Hanno cambiato una consonante, da onesta a omertà», è l’agenzia del premier – che contiene un errore, perché le consonanti cambiate sono due, ma rende l’idea. L’idea, almeno, di quello che dovrà sopportare il Movimento, nell’ennesimo inciampo, dopo il caso Muraro e quello Marra.

«Siamo parte lesa», aveva scritto Grillo. Che ora si considera così parte lesa, ovvero vittima dei suoi stessi deputati. Di quelli che, nell’aprile 2012, erano a conoscenza – quando non hanno materialmente partecipato – delle modalità con cui sono state raccolte le firme per le comunali palermitane, modalità che ha fatto muovere la procura.

Pronta la sospensione, dunque, e forse anche una temporanea esclusione dai gruppi parlamentari. Perché questa volta i deputati coinvolti sono tanti e ce n’è anche uno noto, abbastanza in vista: Riccardo Nuti, già capogruppo alla Camera. Bisogna limitare i danni. E così si applica la linea dura già sperimentata, sempre a corrente alternata. Duri con Pizzarotti, Defranceschi, morbidi con Muraro e Nogarin. A seconda di come conviene.

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