North Dakota, domenica. 400 persone si ritrovano a manifestare contro i lavori dell’oleodotto cercando di bloccare l’accesso alla strada, ad un ponte in particolare e impedirne la continuazione. È così che, con una temperatura esterna di circa 3 gradi centigradi, la polizia ha decide di sparare loro contro con una pompa di acqua gelata per disperdere i contestatori.

A protestare contro la costruzione dell’oleodotto sono un gruppo di nativi americani proprietari della riserva indiana Standing Rock Sioux, terreno attraverso il quale dovrebbe passare il condotto della Dakota Access. La contestazione principale fatta dai Sioux di Standing Rock è quella di non essere stati adeguatamente consultati dalle autorità federali prima di dare il via ai lavori visto che la struttura passerebbe attraverso dei luoghi sacri e potrebbe inquinare le fonti d’acqua potabile. Dall’altro lato invece i sostenitori dell’oleodotto sostengono che aiuterebbe l’economia e creerebbe posti di lavoro, le entrate stimate sono circa 156milioni di dollari.
Sono già più di 200 le tribù di nativi americani accorse in supporto di quella di Standing Rock Sioux che nel frattempo in segno di protesta ha addirittura creato un accampamento stabile vicino all’area dell’oleodotto. A sostegno della battaglia contro il Dakota Access anche l’attrice Susan Sarandon e Jill Stein, candidata per il partito dei verdi alle recenti presidenziali. Quello di domenica è solo l’ultimo episodio di violenza contro i manifestanti, da settembre la situazione è critica e non di rado gli scontri con le forze dell’ordine sono stati violenti.

Questo invece è un cortometraggio di Bo Hakala, giovane regista di Minneapolis che è andato a Cannonball, North Dakota, a raccogliere le voci di chi protesta.

 

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