Viktor Orban continua a fare la voce grossa con Bruxelles sulla questione migratoria: «Non accettiamo diktat da Bruxelles», ha detto il Primo ministro ungherese in occasione di una sua visita in Serbia. Proprio lungo il confine con questo Paese, il governo ungherese ha appena finito di costruire una seconda barriera anti-migranti, impiegando forza lavoro proveniente dalle prigioni dello Stato.

Come ha riportato Euronews, il Primo ministro avrebbe anche affermato che «l’arrivo in massa di migranti cambia lo stile di vita che le persone conducono nel proprio Paese. Un giorno, i nostri figli e nipoti ci chiederanno: perché avete permesso questi cambiamenti? Perché avete permesso che l’Europa cambiasse?».

Al di là delle parole, Orban sta in realtà incassando una serie di sconfitte importanti sulla questione: a inizio ottobre ha perso la scommessa del referendum mentre qualche settimana fa è addirittura uscito sconfitto dal Parlamento: il partito neo-nazista, Jobbik, si è opposto al tentativo del Primo ministro di modificare la Costituzioni per evitare il trasferimento di rifugiati sul territorio ungherese. Ben inteso, Jobbik ha bocciato la proposta perché troppo solidale con i rifugiati, non certo per uno slancio di affetto verso i migranti.

Intanto, anche il Primo ministro norvegese, Erna Solberg – la quale agli inizi degli anni 2000 si era meritata l’appellativo di “Erna di ferro” per le sue posizioni conservatrici sull’immigrazione – ha parlato ai microfoni di Euronews. Soberg ha sottolineato che è estremamente importante implementare «politiche educative che spieghino ai cittadini dei Paesi di accoglienza il motivo delle migrazioni». Allo stesso tempo, il Primo ministro norvegese ha ribadito che ci sono doveri anche per i rifugiati che raggiungo l’Europa, soprattutto sul fronte del rispetto dei diritti civili e politici di donne e uomini.

Nel frattempo, continua a fare notizia la gestione dei migranti sulle isole greche nell’Egeo. Il Ministro per le migrazioni, Yiannis Mouzalas, ha accusato le autorità locali di non seguire le direttive del governo. Atene aveva ordinato la costruzione di nuovi centri di detenzione per isolare i migranti che non rispettano la legge.

 

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