Dopo aver vinto per la seconda volta le primarie del Labour a settembre, Jeremy Corbyn non sembra avere rivali in grado di insediare la sua leadership. Eppure, a leggere una recente analisi di Alex Spence (Politico), verrebbe da dire che le “vie degli alleati sono infinite”.

Secondo Spence, la schiera dei laburisti moderati starebbe ripiegando verso altri centri di potere per insediare, da un lato, la leadership di Corbyn e, dall’altro, il governo conservatore di Theresa May. Ma di quali centri di potere stiamo parlando?

Soprattutto delle amministrazioni locali del nord del Regno Unito. Nello specifico, Spence si sofferma sul caso di Andy Burnham, ex-ministro dei governi Blair e Brown, che aveva perso le primarie del 2015 proprio contro Corbyn. Burnham sta preparando la sua campagna elettorale per le elezioni amministrative di Manchester. Come riporta Spence, durante un incontro organizzato a Manchester in una scuola, Burnham avrebbe affermato: «Sono sempre più frustrato da Westminster […] La cultura politica deve cambiare e per questo motivo voglio fare il sindaco. Il Nord deve avere una voce più forte nel dibattito nazionale. Il modo migliore per riuscirci è fare il sindaco di una grande città». La probabile vittoria di Burnham a Manchester farebbe il paio con l’elezione di Sadiq Khan a Londra. Entrambi rappresentano un Labour moderato: quello che Corbyn ha spazzato via a colpi di primarie.

Ma perché i moderati del Labour non riescono a scendere a patti con la leadership di Corbyn? In primo luogo, c’è un dato indiscutibile che pesa come un macigno sulla leadership di Corbyn. Secondo i sondaggi, nonostante il governo di Theresa May brancoli nel buio sulla Brexit – come scrive Sean O’Grady, l’uscita dall’Ue è sempre meno sicura –, il Labour non riesce a imporsi nelle preferenze degli elettori britannici.

A ottobre, il partito di Corbyn era dato a più di 15 punti percentuali di distanza dai conservatori. E come se non bastasse, il partito liberal-democratico (LibDem) sta risuscitando dalle ceneri proprio a causa del vuoto lasciato dal Labour sulla questione europea.

In secondo luogo, Corbyn, dopo il successo indiscutibile di settembre, è venuto meno a una serie di promesse fatte ai suoi colleghi durante la campagna delle primarie. Da un parte, aveva affermato di voler aprire la porta ai propri colleghi di partito nella definizione delle politiche alternative di governo. Dall’altra, aveva fatto intendere di voler comporre il governo ombra tramite una votazione interna al partito.

Secondo Rob Merrick, la svolta di Corbyn sarebbe legata alla previsione di una caduta del governo di Theresa May in Primavera, a causa della mancata attivazione dell’articolo 50 valido per l’uscita del Regno Unito dall’Ue. Insomma, la stessa macchina elettorale che ha permesso a Corbyn di diventare leader di partito, si starebbe preparando a una campagna elettorale nazionale anticipata.

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