È prevista per domani, giovedì 24 novembre, la firma del nuovo accordo tra il governo colombiano e i ribelli delle Farc. Dopo lo stop arrivato con il referendum del 2 ottobre scorso ai precedenti accordi, il presidente Juan Manuel Santos e i leader ex guerriglieri hanno ripreso le trattative e sono giunti a un punto soddisfacente per entrambi, con 57 modifiche che vanno incontro alle richieste dei conservatori guidati dall’ex presidente Alvaro Uribe, strenuo oppositore dell’esito della trattativa.

Questa volta l’accordo (che peraltro non sarà più inserito in Costituzione come previsto in precedenza) non sarà sottoposto al giudizio degli elettori, ma la ratifica dovrà darla il Congresso, dove la coalizione di governo conta su una solida maggioranza (alla Camera il partito di Santos è addirittura autosufficiente) . Alla tv colombiana Santos ha fatto appello alla memoria dei suoi connazionali ricordando i 52 anni di lutti e i milioni di cittadini coinvolti nella guerra interna tra Farc e forze governative. «Abbiamo l’opportunità unica di chiudere questo doloroso capitolo della nostra storia» ha detto il presidente, la cui immagine pubblica si è rafforzata dopo l’attribuzione del premio Nobel per la Pace, che gli sarà consegnato il 10 dicembre.

Restano però le resistenze dell’opposizione, che parlano di un maquillage non in grado di incidere sui punti oggetto delle loro critiche. Uribe cavalca la protesta chiedendo di incontrare i dirigenti delle Farc e che si indica un nuovo referendum, ma Santos chiarisce che non ci sono più margini di trattativa e conta sulla voglia di pacificazione diffusa nel Paese. Dopo lo stop referendario, infatti, in Colombia ci sono anche state manifestazioni a sostegno del primo accordo, giunto dopo quattro anni di colloqui a L’Avana, e le Farc – come ha confermato il leader Timochenko nell’intervista esclusiva su Left in edicola – hanno accettato ulteriori limitazioni alla loro libertà di movimento pur di vedere attuato il trattato di pace. «Questi accordi sono definitivi» ha detto il capo delle Farc.

Il punto più delicato della nuova trattativa è senza dubbio il ritorno alla vita civile degli ex guerriglieri, per i quali parte dell’opposizione chiedeva comunque pene detentive. La detenzione non è ricompresa tra le restrizioni cui saranno sovrapposti, ma secondo i nuovi accordi gli appartenenti alle Farc potranno lasciare le aree in cui saranno dislocati soltanto nelle fasce orarie e nei termini stabiliti dai Tribunali speciali della pace – composti da giudici colombiani e con osservatori stranieri (è stata esclusa la presenza di giudici stranieri) – che opereranno per 10 anni aprendo le indagini entri i primi due. Il giudice che assegna loro la residenza potrà mantenere la restrizione per un periodo che va dai 5 agli 8 anni.

Il nuovo accordo ha anche escluso la possibilità dei membri delle Farc di candidarsi nelle aree più calde del conflitto, venendo così incontro ai timori di chi lasciava presagire il rischio di “ricatti” ai danni della popolazione locale, ma conferma che gli ex guerriglieri avranno 10 seggi al Congresso, 5 per ogni ramo del Parlamento, garantendo presumibilmente l’immunità ai leader del movimento. Inoltre, ha ribadito Santos alla tv colombiana, le Farc dovranno presentare un inventario completo dei loro beni da destinare come compensazione alle vittime e fornire informazioni sul loro coinvolgimento nel narcotraffico. Sullo sfondo restano i timori legati al ruolo dei paramilitari e alle possibili violenze una volta che sarà effettivo il “ritorno alla vita civile” degli ex guerriglieri, che – ha confermato Timochenko a Left – intendono rinunciare alle armi, ma non alla lotta politica.

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L’intervista esclusiva a Timochenko su Left in edicola

 

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