Per accedere ai nidi, pubblici e privati, i bimbi dell’Emilia-Romagna dovranno essere vaccinati. Gli oltre 32.500 bimbi dai 0 ai 3 anni iscritti ai servizi sanitari regionali, dovranno aver ricevuto almeno quattro dei sei vaccini previsti dall’esavalente, ovvero l’antipolio, l’antidifterica, l’antitetanica e l’antiepatite B. La regione è la prima in Italia a imporre per legge l’obbligatorietà dell’immunizzazione. L’articolo che la introduce, il 6 comma 2, è contenuto nella Riforma dei servizi educativi per la prima infanzia approvata ieri dall’Assemblea regionale con i voti favorevoli di Pd, Sel, Fdi, Fi. Contrari i consiglieri del M5s, mentre la Lega nord si è astenuta.

«Riconosciamo la validità e l’efficacia dei vaccini – ha ammesso la consigliera regionale pentastellata Raffaella Sansoli – ma siamo contrari al metodo coercitivo». La Sansoli, che è relatrice di minoranza della legge e vicepresidente della commissione Sanità, è convinta che possa produrre «l’effetto opposto». Ora in Emilia Romagna l’effetto opposto significherebbe infrangere la legge. Oppure, la possibilità che resta ai genitori contrari ai vaccini, è astenersi dal mandare i propri figli al nido. D’altro canto, essendo gli asili – luoghi chiusi e ad altra concentrazione di bambini – luoghi con elevata possibilità di contagio, immunizzare tutti i bambini è l’unica possibilità per quelli più fragili (come per esempio gli immunodepressi, con gravi patologie croniche, o affetti da tumori) di poter accedere al nido e alla collettività.

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha stabilito che la percentuale di vaccinati debba essere del 95 per cento. Attualmente, in Emilia-Romagna la copertura è stata, nel 2015, del 93,4%, in calo rispetto al 2014. Molte, troppe, persone scelgono di astenersi seguendo false teorie, la cui infondatezza è sytata confermata anche nelle aule di giustizia. La legge, peraltro, specifica che (solo) in caso di pericoli concreti accertati per il bimbo, “in relazione a specifiche condizioni cliniche”, la vaccinazione deve essere omessa e differita.

Per mettersi in regola, c’è tempo fino a giugno 2017.

Nel frattempo, anche il presidente del Lazio Nicola Zingaretti si dice pronto a seguire la regione rossa.

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