Shobha, Ritratto di Letizia Battaglia - Courtesy l'artista

Shobha, Ritratto di Letizia Battaglia – Courtesy l’artista

Dal 24 novembre 2016 al 17 aprile 2017 al MAXXI, Per pura passione, oltre 200 fotografie, provini e vintage print inediti  di Letizia Battaglia, provenienti dall’archivio storico di questa grande autrice, insieme a riviste, pubblicazioni, film e interviste. E la presentazione di alcune foto stampate per la prima volta. In occasione della mostra romana ecco l’intervista di Left alla grande fotografa.

 

«Ce la fai con questa luce? Puoi fotografare quello che vuoi, essendo io fotografa non impedirò mai a nessuno di fotografare», dice Letizia Battaglia seduta in penombra a un tavolino del Caffè di Villa Medici, a Roma. «Non mi vorrai mica darmi del voi come al tempo dei fascisti? Dammi del tu. Lo sai, vero, che abbiamo poco tempo?». La sala conferenze dell’Accademia di Francia a Roma è già piena, tanti i giovani venuti ad ascoltare la grande fotografa italiana. A 82 anni Letizia non ha tempo da perdere e tanti progetti da realizzare, a cominciare dal Centro internazionale di fotografia a Palermo, che andrà a dirigere (gratis). La sua inaugurazione annunciata da tempo è stata, però, più volte rimandata. «Se non apre entro un mese mi trasferisco lì. Mi bastano una brandina, un po’ d’acqua e una tv», dice minacciando una pacifica occupazione. «Lavoro alla nascita di questo Centro da tre anni, ho sempre amato andare in giro a guardare il lavoro degli altri, dei giovani e poi dire la mia. Vorrei che diventasse un luogo dove ospitare le mostre di fotografi, di quelli grandi, non quelli solo famosi. Ci sarà una galleria di fotografi emergenti. Una parte di questi spazi disegnati dall’architetto Jolanda Lima sarà dedicata all’archivio della città di Palermo.

Quella dell’archivio è una parte che ti sta molto a cuore.

Mi eccita particolarmente. Chiederò alle famiglie, ai vecchi fotografi, ai grandi fotografi che sono passati da Palermo di regalare alla nostra città una parte del passato e del presente. Mi piacerebbe fossero ripercorsi 130 anni di fotografia. Ci sarà un bookshop perché voglio che la gente legga. Mi ruberanno i libri, ma non importa. E poi spazio per i corsi di fotografia. Tutto questo in un grande padiglione, sarà il più bello di Europa.

Sarà un archivio accessibile?

Sarà aperto a tutti. Purché con rispetto per la memoria di Palermo.

Tu hai raccontato la vita della città. Come sei riuscita a non perdere la tenerezza, la bellezza nello sguardo avendo tutti i giorni davanti agli occhi persone uccise dalla mafia?

Non ho perso la tenerezza, ma ho perso la testa. Questa voglia di bellezza è tenace in me. Nonostante tutto. C’è nella mia natura. Anche negli anni più duri. Magari era successo qualcosa di molto grave, un uomo giaceva per terra insanguinato, ma poi capitava di incontrare per caso una bambina con gli occhi innocenti e la giornata non era solo il morto ammazzato, c’era tutta la vita della città. Io non ne posso più di essere considerata la fotografa della mafia.

Dopo l’assassinio di Paolo Borsellino hai smesso di fotografare stragi. Hai cercato poi di superare quel momento drammatico anche inventando una drammaturgia per le tue foto storiche, provando a pensarle in nuovi contesti?

Il teatro l’ho praticato sempre. Intorno ai quarant’anni ho anche frequentato una scuola di regia. Alla mia età, non potendo più inseguire la cronaca, faccio altro. C’è stato un periodo in cui sognavo di bruciare i negativi perché mi ricordavano quegli anni terribili, pazzeschi, della mattanza. Realizzai un piccolo film in cui davo fuoco alle foto, ma non è bastato. Così ho pensato di usare quelle immagini come uno scenario e accanto mettevo dei nudi femminili, delle bambine, dei fiori, cose positive che spostano l’attenzione dal morto ammazzato.

Poi sono arrivati gli Invincibili?

Ne ho scelti quattordici. Non sono tanto dei riferimenti letterari, quanto autori e persone che sono state importanti per la mia vita. Fra loro c’è James Joyce. Che c’entra con me? C’è quel monologo di Molly Bloom che trovo straordinario, mi piace quella donna, l’ho fatto mio. E poi c’è Marguerite Yourcenar, non l’ho mai incontrata ma ha scritto Memorie di Adriano. Diceva io sono Adriano, come io dico: io sono Palermo. E poi Che Guevara e Rosa Parks. Sul mio comodino ci sono tutti, dormono insieme a me.

Sei sempre stata attenta al lavoro delle fotografe. Hanno uno sguardo in qualche modo diverso?

Dipende dalle donne. Se è la Tatcher che fotografa, lo fa come un uomo. Gli uomini lo sanno come siamo: un poco complicate. Comunque c’è qualcosa. Nei reportage lo riconosci subito. Nella fotografia creativa, non so. Certo se penso a Francesca Woodman lo vedi che è una povera ragazza, meravigliosa, piena di talento e donna.

Perché si distinguono nei reportage?

Mi sembra di vedere una differenza. Nelle foto di guerra meno. Riconosco come donna Marion Lamarque, Sully Man e Jane Atwood che faceva la postina per guadagnarsi il pane. In Italia non saprei. Mi piace soprattutto la fotografia americana. Non quella francese, neanche Cartier Bresson, ma adoro Depardon. Una volta amavo Diane Arbus, oggi sempre di meno. Mi sono staccata. Negli anni Settanta era considerata maestra di fotografia.

Diane Arbus è molto dura, feroce talvolta. C’è bisogno di immagini forti per scuotere?

C’è bisogno di verità. L’autrice di quella foto in cui si vede il bambino morto sulla spiaggia è una meravigliosa fotografa che io vorrei incontrare. Ha detto: io forse sono nata per fare quella foto. È una foto importante indicativa di una crisi gravissima, di un periodo, ha scosso le coscienze, speriamo. Si tratta di fare in modo che cose così terribili non accadano, ma non si può non denunciare.

C’è verità nelle foto che si vedono sui media?

Ho visto le foto dell’anno 2015. Erano belle, forti, andavano nel profondo. Ma i direttori non spendono più soldi per i fotografi, non li sostengono, non li mandano a fare i reportage, questi ragazzi come fanno a campare se non c’è spazio sui giornali per le belle foto? E anche quando ci sono foto che hanno una buona composizione, sono messe male, piccole, nere. Se aprivi Il mondo di Pannunzio vedevi delle grandi foto. Anche L’Espresso all’inizio era così. Negli ultimi anni ho visto tanti talenti morire. Dappertutto. In Francia hanno chiuso due grandi agenzie e quattrocento fotografi sono finiti in mezzo a una strada.

 

© Letizia Battaglia - La sposa inciampa sul velo. Casa Professa, Palermo, 1980 - Courtesy l'artista

© Letizia Battaglia – La sposa inciampa sul velo. Casa Professa, Palermo, 1980 – Courtesy l’artista

© Letizia Battaglia - L'arresto del feroce boss mafioso Leoluca Bagarella. Palermo, 1980 - Courtesy l'artista

© Letizia Battaglia – L’arresto del feroce boss mafioso Leoluca Bagarella. Palermo, 1980 – Courtesy l’artista

© Letizia Battaglia - Il Ballo, Festa di Capodanno a Villa Airoldi, 1985 - Courtesy l'artista

© Letizia Battaglia – Il Ballo, Festa di Capodanno a Villa Airoldi, 1985 – Courtesy l’artista

© Letizia Battaglia - Via Pindemonte, Ospedale Psichiatrico. Palermo 1983 - Courtesy l'artista

© Letizia Battaglia – Via Pindemonte, Ospedale Psichiatrico. Palermo 1983 – Courtesy l’artista

© Letizia Battaglia - Renato Guttuso nel suo studio. Palermo, 1985 - Courtesy l'artista

© Letizia Battaglia – Renato Guttuso nel suo studio. Palermo, 1985 – Courtesy l’artista

© Letizia Battaglia - Josef Koudelka, amatissimo fotografo, Palermo, s.d. - Courtesy l'artista

© Letizia Battaglia – Josef Koudelka, amatissimo fotografo, Palermo, s.d. – Courtesy l’artista

© Letizia Battaglia - Nella spiaggia della Arenella la festa è finita. Palermo, 1986 - Courtesy l'artista

© Letizia Battaglia – Nella spiaggia della Arenella la festa è finita. Palermo, 1986 – Courtesy l’artista

© Letizia Battaglia - La conta. Dopo la Processione dei Misteri gli uomini contano i soldi delle offerte. Trapani, 1992 - Courtesy l'artista

© Letizia Battaglia – La conta. Dopo la Processione dei Misteri gli uomini contano i soldi delle offerte. Trapani, 1992 – Courtesy l’artista

© Letizia Battaglia - Festa del giorno dei morti. I bambini giocano con le armi. Palermo, 1986 - Courtesy l'artista

© Letizia Battaglia – Festa del giorno dei morti. I bambini giocano con le armi. Palermo, 1986 – Courtesy l’artista

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