Left è stata a Quito, alla conferenza Habitat III delle Nazioni Unite dove veniva lanciata la New Urban Agenda. Il tema è quello dello sviluppo sostenibile delle megalopoli: tecnologie che facilitano trasporti e connessioni urbane, governo dei flussi di inurbamento e molto altro. Su Left in edicola dal 26 novembre, oltre all’intervista alla sindaca Ada Colau di cui vi proponiamo una parte qui sotto, raccontiamo la conferenza, parliamo del futuro delle città e intervistiamo Saskia Sassen, famosa per i suoi studi sulle “città globali”.

Come valuta la New Urban Agenda?

Credo che le grandi dichiarazioni dell’Onu abbiano dei limiti. Sono frutto di grandi negoziazioni e finiscono con l’essere dichiarazioni generiche, poco concrete, e si rifanno  al sistema vigente, quello dei diritti umani, che poi viene violato sistematicamente. In questo caso, però, si è riusciti a inserire il “diritto alla città”, che si riferisce esplicitamente al protagonismo civico rispetto alle politiche pubbliche. Ma anche se adesso esiste questo diritto, può restare lettera morta se non c’è chi è disposto a dargli il massimo contenuto possibile.

Dire “crescita sostenibile” non suona  generico?

Sì, credo ci si debba orientare verso un mondo post-capitalista dove centrale sarà assumere la nozione di limite. Abbiamo ereditato un’idea di crescita associata al modello neoliberista, dove non c’è. Per generare città sostenibili, bisogna lasciarci alle spalle l’idea di crescita. La priorità, perciò è cambiare paradigma: si tratta di una rivoluzione democratica. Che cambia i valori e le priorità. Ma non si fa in due giorni. Tuttavia il segnale è chiaro: la coscienza dei cittadini è inarrestabile.

L’intervista ad Ada Colau e lo speciale sulle città globali lo trovi su Left in edicola dal 26 novembre

 

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