Non più omicidio volontario ma omicidio colposo plurimo per Stephan Schmidheiny, il magnate svizzero della Eternit sotto processo per le morti legate all’esposizione all’amianto. Un capo d’accusa, quello con cui il Gup Federica Bompieri lo ha rinviato a giudizio, che ora rischia di cambiare le sorti del processo torinese. Tanto che l’avvocato della difesa ha parlato di «una grossa vittoria».

Non è tanto una eventuale pena ridotta per l’imputato numero uno a preoccupare i familiari degli operai morti, ma la concreta possibilità di prescrizione che si apre con la nuova ipotesi di reato formulata dai giudici del Tribunale di Torino. Secondo l’avvocato di parte civile Sergio Bonetto, la prescrizione potrebbe scattare in un lasso di tempo che va dai 12 ai 15 anni, rischiando di ripetere lo scandalo del primo processo Eternit, negli anni 80, quando dei 70 casi esaminati soltanto uno arrivò in Cassazione a poche settimane dalla prescrizione.

A questo si aggiunge lo smembramento del processo nei tre tribunali competenti per territorio: oltre a quello che resterà a Torino, c’è Vercelli per le morti di Casale Monferrato, dove aveva sede lo stabilimento Eternit più grande, Reggio Emilia per Rubiera e Napoli per le vittime dell’impianto di Bagnoli. La conseguenza, spiegano dall’Afeva, l’associazione dei familiari delle vittime, è che nei tre processi si dovrà ricominciare nuovamente la trattazione del caso, serviranno tre nuove richieste di rinvio a giudizio con la possibilità che il capo d’accusa venga nuovamente modificato. Il vicepresidente di Afeva, Bruno Pesce, ricorda che a Casale Monferrato si conta una vittima di mesotelioma, la patologia causata dall’esposizione alla fibra d’amianto, ogni settimana. E che «la prescrizione tutela gli imputati ma non che paga le pene di aver convissuto con la fabbrica».

Dopo la pronuncia del Gup di Torino si è espresso sulla vicenda anche Raffaele Guariniello, il magistrato, ora in quiescenza, che ha lavorato perché si aprissero i processi a Eternit. In ogni caso, dice Guariniello, va registrato che l’Italia è l’unico Paese al mondo in cui Schmidheiny è finito nelle maglie della giustizia. E va ricordato che la Consulta ha riconosciuto la possibilità di metterlo alla sbarra ogni volta che il mesotelioma toglie la vita a una persona che ha avuto a che fare con gli stabilimenti Eternit di Casale Monferrato, Cavagnolo, Rubiera e Bagnoli. Una magra consolazione se poi arriva la prescrizione e la giustizia non fa il suo corso.

 

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Schmidheiny, lo ricordiamo, era già stato condannato in appello a Torino a 18 anni di carcere per disastro ambientale, ma poi è arrivata la prescrizione. Nel processo “Eternit bis” Guariniello cambia il capo d’accusa contestando l’omicidio doloso aggravato a 258 persone (tre prosciolte per prescrizione con la pronuncia di ieri). Davanti al giudice Federica Bompieri, la difesa dell’imprenditore svizzero tenta la carta dell’eccezione di competenza territoriale e poi, un anno e mezzo fa, quella della richiesta di annullamento perché ci sarebbe stato un giudizio precedente sulla stessa materia. Investita della questione, la Corte Costituzionale a maggio scorso ha stabilito che si potesse procedere perché dalla condotta potenzialmente illecita di Eternit sono scaturite conseguenze, vale a dire nuovi decessi, non valutate nel precedente processo.

Il processo prosegue, dunque, fino alla pronuncia di ieri, 29 novembre, con il gup che ha deciso però di derubricare l’accusa, il procedimento che torna alla fase delle indagini preliminari e sarà spezzettato in quattro diversi tribunali. Intanto il tempo passa e la prescrizione incombe.

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