“Un Podemos feminista, feminizado y ganador”. Non le è servita a strappare la guida di Podemos a Madrid, ma con questa campagna Rita Maestre ha aperto il dibattito nel partito spagnolo. La candidata del “contendente” di Pablo Iglesias, Íñigo Errejón, dopo aver perso contro Ramón Espinar (candidato di Iglesias), chiede una maggiore apertura al protagonismo femminile.

Pablo Iglesias dal canto suo non si sottrae: «Non basta dire di essere vincitori e femminilizzati, che va dimostrato con la pratica politica. Vincitore è chi vince», risponde secco il segretario generale a Maestre, da sempre critica rispetto all’assenza di donne negli incarichi di direzione del partito. La replica di Iglesias, infatti, suona come una bacchettata all’oppositore Errejón, che ambisce a ricoprire il suo ruolo, ma è anche un’occasione per aprire nel partito e nel Paese una riflessione sulla “questione femminile”.

«La femminilizzazione non ha niente a che vedere con il fatto che ci siano più donne nelle posizioni di rilievo dei partiti politici e negli incarichi di rappresentanza» ha detto il leader di Podemos a El Pais, «questo è certamente importante ed è una buona cosa. E la femminilizzazione non ha niente a che vedere nemmeno con la presenza di più donne nei consigli d’amministrazione delle grandi imprese».

Insomma, femminilizzare, per Pablo, significa «trasferire nella politica ciò che le nostre madri ci hanno insegnato: avere cura degli altri. Significa costruire comunità». Per chiarire il concetto, aggiunge: «Non serve a niente che le donne rivestano incarichi politici se non sono femminilizzate. È una pratica da decostruire, e non basta sostituire i portavoce maschi con i portavoce maschi che sono donne».

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