Ci vuole coraggio per far ridere. Bisogna essere capaci di dare del tu al dolore e  di prendere in giro la morte. Anas Bahsa ha deciso di fare l’artigiano del ridere ad Aleppo, per i bambini. Poco da ridere ad Aleppo, davvero: bombe sui civili, sugli ospedali, sulle pozzanghere che si fanno laghi e poi rimangono l’unica acqua buona da provare a bere.

Fare il clown in guerra è una giocoleria al quadrato: tutti che si chiedono che ci fa un pagliaccio sotto le bombe quando la domanda sarebbe “che ci fanno le bombe” sopra le teste dei bambini. Ogni tanto un naso rosso serve per recidere i fili del benpensare che ci occludono le vene della fantasia. Ci vuole coraggio per far ridere. Già.

Anas è morto. Ieri. Sotto le bombe. Niente bombe d’acqua e nemmeno coriandoli a striscie: Anas è rimasto schiacciato da una bomba a forma di bomba che lì ad Aleppo si sgancia in nome della difesa della democrazia. Un aereo si è alzato, notevolmente addestrato, costosamente militarizzato, per uccidere un clown. Naso rosso, parruccone di capelli di stelle, scarpe lunghe all’insù e il cadavere al fianco. Chissà se non si è sentito scemo l’aviatore a bombardare un pagliaccio. Chissà se i generali e i comandanti non sono andati poi a letto fieri e marziali per avere difeso la Siria dai clown.

Anas Bahsa è morto a 24 anni, consolatore dei bambini in guerra. Noi che scegliamo la bevanda da farci portare in camerino, noi che ci rabbuiamo per un mugolio dalla platea poi abbiamo un collega che ha talmente tanto coraggio da riderci sopra e poi morirci addosso. Chissà che il mondo del teatro non abbia mai un guizzo di fantasia e finisca per premiare lui, Anas, spacciatore di sorrisi terminali. Io stasera sono in scena. E mi sento così piccolo, io.

Buon venerdì.

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