«L’obiettivo comune alle forze del centrosinistra non può che avere la prospettiva del superamento delle attuali divisioni e, per quanto più direttamente ci riguarda, il rafforzamento delle componenti della sinistra, sapendo e riuscendo a conquistare nuovi consensi. Abbiamo in mente il bene del Paese e il suo sviluppo nel solco dei valori della Costituzione, della democrazia, dell’europeismo, della solidarietà, dell’integrazione e dell’innovazione. Non pratichiamo, e non abbiamo mai praticato, lo sport del favorire la squadra avversaria. Non abbiamo condiviso alcune scelte del governo che, però, non vede al momento altre alternative per avere una maggioranza parlamentare necessaria per governare, che comprendere forze che nulla hanno a che vedere col centrosinistra.

Superare questa fase vuol dire diventare più forti. Non più divisi e dunque più deboli. Vuol dire lavorare, con la massima unità possibile, per un confronto costruttivo tra Pd, forze di sinistra interne ed esterne al Pd, quel civismo che ha fatto la differenza, e che però intendano assumersi la responsabilità di governare. Invece di relegarsi nel più facile ruolo dell’eterna opposizione.»

Quella qui sopra è una lettera scritta da Pisapia (con Zedda e Doria) il 9 dicembre 2015. Intanto è successo di tutto: l’applicazione della Buona Scuola, il fallimento del Jobs Act, Verdini, la militarizzazione del PD, la quasi chiusura di SEL, questa ultima campagna referendaria, Trump. Di tutto.

Ma lui, Pisapia, ieri è riuscito a riproporre lo stesso tema con le stesse parole. Ancora. Più congelato del governo, praticamente ibernato. Deve essere appena tornato da una vacanza lunghissima, evidentemente. Beato lui.

Buon giovedì.

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