Dal primo gennaio 2017 i padri italiani avranno 2 giorni di congedo obbligatorio (pagato) alla nascita del figlio. E dal 2018 saranno 5 (di cui uno facoltativo). Dal 2019 il congedo di paternità obbligatorio sarà da rifinanziare, ma intanto non è più in via sperimentale. In Parlamento giace una proposta di legge che di giorni ne propone 15.
«Quello è un traguardo, ma così si comincia a costruire il senso comune che non è così esteso», dice la deputata Pd Titti Di Salvo prima firmataria dell’emendamento sul congedo approvato nella Finanziaria. Il congedo di paternità serve non solo al padre, ma anche alla donna, che così si sente più libera nella scelta della maternità. Serve soprattutto ai figli, che così crescono meglio. E serve a tutta la società perché le donne sono più libere di lavorare mentre gli uomini acquiscono una nuova sensibilità.

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Nel suo articolo Marco Quilici parla del “nuovo padre italiano” alla ricerca di un rapporto con i figli diverso dal passato. Questo corrisponde a un cambiamento affettivo, psicologico, cognitivo e comportamentale mai visto in millenni di storia dell’uomo. Ma la strada è piena di ostacoli. E c’è un dato che resta: siamo i fanalini di coda del congedo di paternità.

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La sociologa Chiara Saraceno, invece, che oltre a essere una firma di Left è anche autrice di “Mamme e papà, Gli esami non finiscono mai” (il Mulino, 2016) racconta come siano ancora le madri a ridurre il tempo lavorativo per i figli, mentre i padri riducono il tempo libero. Ma è limitativo pensare di incoraggiare i padri a occuparsi dei figli per arrivare alle pari opportunità. Qui è in gioco non solo un dovere ma un diritto.

Come cambia la paternità? Nel primo piano di Left in edicola dal 17 dicembre

 

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