In Italia non solo l’eutanasia clandestina è pratica, purtroppo, assai diffusa e l’ipotesi di una legalizzazione appare assai lontana, ma manaca anche una  legge sul  testamento biologico. Affossa la famigerata proposta di legge Calabrò, il 7 dicembre scorso la Commissione affari sociali ha approvato un testo ed è almeno un primo passo. «La proposta di legge – spiega Marco Cappato –  prevede che «ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di una propria futura incapacità di autodeterminarsi può, attraverso disposizioni anticipate di trattamento “DAT”, esprimere le proprie convinzioni e preferenze in materia di trattamenti sanitari nonché il consenso o il rifiuto rispetto a scelte terapeutiche e a singoli trattamenti» e indicare un fiduciario che lo rappresenti nelle relazioni con il medico e con le strutture sanitarie. Al contrario del ddl Calabrò,che era una proposta di legge “contro” il testamento biologico – dice il tesoriere dell’associazione Luca Coscioni –  il nuovo testo include nutrizione e idratazione artificiali tra le terapie rinunciabili, e prevede che il medico sia tenuto al pieno rispetto delle DAT».

A  dieci anni dalla morte di Piergiorgio Welby  che ebbe il coraggio di trasformare la propria malattia in uno strumento per la conquista dei diritti di tutti l’Italia compie un piccolo passo avanti. Ma nel frattempo c’è stato anche un altro fatto importante.: la sentenza del tribunale di Cagliari che ha riconosciuto a Walter Piludu, scomparso il 3 novembre, il diritto che fu negato a Welby e a Nuvoli. Nel giorno in cui alla Camera dalle 14,30, viene ricordata la lotta politica di Welby, con un film e un convegno «Welby, 10 anni dopo. Una lotta che porta nuove libertà cui partecipa la presidente Laura Boldrini abbiamo chiesto a Cappato di raccontarci la storia di Piludu e la sua lotta sulla strada aperta da Piergiorgio.

«Walter Piludu è stato militante e dirigente comunista per tutta la vita, ex-Presidente della Provincia di Cagliari. Mi aveva invitato a casa sua due anni fa, quando fece un appello e si iscrisse all’associazione Luca Coscioni proseguendo con ostinazione a battersi per i diritti di tutti. Alla fine – ricorda il dirigente radicale –  ha trovato ascolto dalla magistratura. Piludu aveva dovuto comunicare alla Asl le proprie volontà con il solo movimento degli occhi e utilizzando la posta certificata, perché non era riuscito a trovare nemmeno un notaio disponibile ad autenticare la propria richiesta. Finalmente, la svolta storica: il distacco dal respiratore è avvenuto “con modalità tali da garantire un adeguato e dignitoso accudimento accompagnatorio della persona”, come ordinato dal giudice, cioè sotto adeguata sedazione. Proprio quello che era stato negato a Welby e a Giovanni Nuvoli. Walter Piludu aggiunge alla storia dei Luca, Piergiorgio, Beppino, Gilberto, Piera, Dominique, Max, Luigi e di tutti coloro che hanno lottato per la libertà di scegliere come terminare la propria vita. Si ricordano qui solo i nomi di coloro che ‘grazie’ alla sofferenza sono passati alle cronache nazionali e internazionali, perché sarebbe impossibile farli tutti i nomi di coloro per i quali la quotidianità è una prigione, un campo di battaglia – più ancora che contro la malattia, contro la burocrazia.

 Dieci anni fa se ne andava Piergiorgio Welby, il film di Livia Giunti e Francesco Andreotti  che viene proiettato oggi alla Camera come racconta la sua poliedrica personalità di artista e il suo impegno politico?

Chi ha stampata nella memoria quell’immagine fissa di Piergiorgio, che si rivolge al presidente della Repubblica dal proprio letto per chiedere l’eutanasia, potrebbe essere rimasto soltanto con l’idea di un malato terminale che vuole morire. Il film ci restituisce l’identità di una persona con una storia straordinaria, che negli anni ha potenziato la sensibilità, anche artistica, e l’insofferenza a qualsiasi forma di pietismo. Non è facile raccontare nei film l’arte pittorica, la fotografia, la poesia…Giunti e Andreotti ci sono riusciti senza retorica, con l’umiltà di un occhio attento e rispettoso, senza voler “creare” un personaggio a tutti i costi, ci fanno scoprire una personalità con la quale entrare in un’intimità che avvolge tutti i sensi. La politica del radicale Welby, del co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni, ne esce come la logica conseguenza di un’urgenza personale di una libertà molto concreta, senza alcunché di ideologico.

Il presidente della Camera, Laura Boldrini, sarà presente all’iniziativa organizzata dall’Associazione Luca Coscioni per il 20 dicembre. Questo suo impegno  non nasce oggi.

È  nelle mani della presidente della Camera che consegnammo le 67.000 firme sulla nostra proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell’eutanasia, nel settembre 2013. Da allora, Boldrini non ha mai mancato di corrispondere ai nostri messaggi. Rivolgendosi al nostro congresso dell’Associazione Luca Coscioni, ci scrisse «la nostra attenzione è doverosa: per rispetto del dettato costituzionale e delle decine di migliaia di cittadini che, firmando, hanno espresso attiva partecipazione alla vita democratica». Oltre alla questione di metodo, si è comunque espressa sull’importanza del tema, pur non prendendo posizione direttamente. Va bene così, perché il vero ostacolo che abbiamo davanti è l’indifferenza del ceto politico, dunque il fatto stesso di attirare attenzione sul tema è un aiuto oggettivo a fare dei passi avanti.

Dopo aver aiutato Domique Velati, malata terminale di cancro, ad andare in Svizzera, quali ripercussioni ci sono state in termini di legge? Qual è il quadro dell’eutanasia clandestina in Italia?

Mi ero autodenunciato dai Carabinieri a Roma, ma non è stato aperto alcun procedimento. Con Mina Welby e Gustavo Fraticelli stiamo andando avanti ad aiutare altre persone, attraverso il sito www.soseutanasia.it. Finché l’Istat teneva questa statistica, si registravano un migliaio di suicidi di malati terminali l’anno. Ma un dato preciso sulla realtà dell’eutanasia clandestina non esiste. È un fenomeno largamente sconosciuto e quindi non governato, come sempre accade con i proibizionismo.

Commenti

commenti